lunedì 13 Aprile 2026

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Ridendo e scherzando una sfida concreta al sistema una tantum si può

Ricordate, gente, quando un tempo proposi di costituire i Lanzichenecchi.
Non ve ne ho più parlato per la ragione opposta a quella che i maliziosi hanno sicuramente immaginato. Già da quasi subito non mi serviva altro. 
Siamo andati avanti e ora si avvicina il momento di lanciare sul serio la sfida.

Addirittura sfidiamo il capitalismo

L’alternativa al capitalismo è storicamente data da due fattori: un capo che difende i deboli (tribunato, cesarismo, monarchia popolare) e un organismo sociale (le Corporazioni).
Venute meno le Corporazioni, perfino Marx e Lenin – che le aborrono – si rendono conto che per raggiungere una qualsiasi efficacia esse vanno surrogate negli “organismi di lotta di classe”.
Mussolini va oltre.
Una società organizzata organicamente e garantita da un potere centrale introietta la lotta di classe e ne fa un elemento vitale, da una parte con l’arbitrariato, dall’altra con le emancipazioni sociali (quel che si è verificato nell’Impero, nel Bonapartismo, nel Fascismo ecc).
Il Corporativismo è l’unica alternativa tecnica esistente al Capitalismo, non lo è la Socializzazione (che si utilizza in senso opposto nell’azionariato delle multinazionali o per ammortizzare le perdite), essa ne è solo il completamento, ma non ha efficacia senza il primo
È un’alternativa, quella corporativa, perché appunto crea organizzazione sociale solidale e al contempo fa corpo, quindi innalza le barriere necessarie alla rapacità di speculatori e usurai.
Se l’obiezione è che il Corporativismo ha convissuto con il Capitalismo senza abbatterlo, replico che altro è la filosofia altro la realtà dove si ha sempre a che fare con i rapporti di forza. D’altronde non mi risultano ancora sistemi che siano stati esenti dalla convivenza con il Capitale; al massimo si è trattato di capitalismi di Stato fallimentari ma pur sempre capitalistici. I rapporti Capitalismo-Fascismo sono stati quantomeno cangianti e in ogni caso il Fascismo – oltre a immettere anticorpi culturali ed esistenziali – ha prodotto emancipazioni dal basso del tutto notevoli.
Quando Mussolini parla di Italia Proletaria non è semplice retorica.

L’alternativa che mettiamo in piedi

L’alternativa, quindi, da un punto di vista socioeconomico, e non solo, è corporativa, ma la si può varare? La si può organizzare per legge? Non in questo frangente storico.
Oggi si procede a tentoni. Nell’implosione sociale e istituzionale, nella fase di transizione delle sovranità ormai post/statali, la riorganizzazione può soltanto affermarsi con un forte slancio vitale, tramite autonomia e volontarismo. Tracciare un percorso di ricostruzione corporativa europea e partecipare alla lotta di classe dalla parte della piccola produzione è un fattore rivoluzionario in sé, purché resti legato alla difesa etnoculturale e allo scontro tra poli spirituali (Olimpo contro Tellus).
Non a caso lanciavo pochi mesi fa la provocazione dell’evoleninismo. Ovvero dell’impegno esistenziale e radicale di cui Evola è esempio e modello e della metodologia organizzativa di cui Lenin è maestro. Ovviamente sono due piani completamente distinti e ne deriva la distanza dal marxismo-leninismo in primis per il fatto che il materiale, senza essere negato, viene integrato a un pensiero che è gerarchicamente differenziato e ordinato, in secundis perché il marxismo-leninismo è classista e internazionalista mentre quel che intendo perseguire è nazionalista e interclassista.
Nazionalista nel senso più ampio, perfino pre-istorico, del termine (quindi europeo e in intesa con gli altri nazionalismi extraeuropei) e interclassista nel senso che i conflitti sociali (che ci sono) vanno a essere risolti – e non schiacciati – in una logica di bene comune.
La lotta di classe oggi vede alleate l’alta borghesia e il funzionariato parassitario con il grande supporto dell’esercito di riserva dell’immigrazione: tutti insieme contro proprietà e produzione.
Quindi, anche da un punto di vista rivoluzionario, i ceti che devono essere organizzati e rafforzati sono i piccoli proprietari e i piccoli produttori. Cercando di guarirli dal loro eccessivo particolarismo in modo che facciano sistema.

Traguardi centrati e prossimi obiettivi

A fari spenti e senza far troppo baccano, una volta accolto il primo centinaio di Lanzichenecchi e dopo aver selezionato e formato, abbiamo continuato a operare su più piani, perseguendo al tempo stesso la formazione interiore, tra cui l’educazione, questa sconosciuta, e la riservatezza.
Al tempo stesso ci siamo mossi a concretezza. Così, tramite relazioni mirate, siamo andati a preparare il terreno per due obiettivi primari che confluiranno su di un terzo.
Il primo è, appunto, l’organizzazione a rete, su più scenari internazionali, della piccola produzione (rammentate il 1919: il Fascio dei combattenti e dei produttori?) al fine di operare lobbying, ma anche di maturare contatti internazionali in tutt’altri ambiti e con tutt’altri risultati dei club dei nostalgici delle rivoluzioni dell’altro ieri (che non sono comunque completamente da cancellare e su cui si può ancora operare benissimo) fino a puntare a costituire degli embrioni di corporativismo europeo – e anche localistico – e perfino di lobbying corporativo europeo. Che è un discorso un po’ troppo ampio perché sia affrontato in un articolo. Abbiamo proceduto su questo piano alacremente e ormai siamo attrezzati per la contesa e per l’ascesa. Fidatevi: è così.
Il secondo è lo sposalizio tra questa forza sociale e l’ideale, da coniugarsi su scala europea dove abbiamo recentemente dato vita al Think Tank EurHope. Qui siamo in leggerissimo ritardo rispetto al livello socio-lobbistico ma ci sono talmente tante risorse umane, almeno sull’asse Roma-Bruxelles-Parigi-Atene-Valencia che non si noterà.
Il terzo – su cui tutto dovrà poi confluire – è la saldatura di ambo i piani nella costituzione di un partito quadri europeo che, per i profani, non è un partito che si presenta alle elezioni, bensì un soggetto omogeneo, munito di potere e strategia, che opera in tutti i partiti a potenziale rivoluzionario, liberandoli dal loro superficialismo e dall’opportunismo sciocco, volgare, miope e individualistico.
Il terzo obiettivo è ancora da perseguire ma s’inizia a delineare, sui primi due siamo già concretamente operativi.

Un braccio teso

Per scelta di stile e per efficacia non ho alcuna intenzione di spiegare nei dettagli, urbi et orbi, quel che si sta facendo.
La scelta che ho perseguito è quella stessa della Reichswehr nel 1919: quadri e solo quadri nelle azioni; seguaci e tifosi non servono né, soprattutto, vogliamo ostentazioni o selfies
Poiché tutte le tappe che mi ero prefissato nel momento del varo dei Lanzichenecchi sono state raggiunte addirittura in anticipo e con risultati nettamente superiori alle mie più rosee previsioni, questo è oggi il mio annuncio. 
Se qualcuno avesse davvero voglia d’impegnarsi, senza lodi, senza applausi e con disciplina, per contribuire a quest’impresa e a questo progetto (e sì, una tantum esiste un progetto!) allora sarò felice di renderlo felice perché la militia, se non è vanità, è realizzazione.
Non è una chiamata perché non serve più, stiamo già bene così. Ma è comunque un braccio teso perché sarebbe egoista impedire a priori di far traboccare il proprio vaso.
Sarebbe ingiusto non consentire ad altri di allinearsi su di un’azione che verte a riportare un mondo miseramente crollato psicologicamente e ideologicamente, dalla retroguardia in cui è sprofondato all’avanguardia da cui proviene, un’avanguardia non tanto teorica quanto fattiva. Nel sociale, nel politico, nell’economico e soprattutto nello spirituale e nell’operativo per andare nel senso della storia, cambiandola di segno.
Come tutti i modelli da cui proveniamo.
Hic et nunc. Non è più un’ipotesi di lavoro, è un fatto concreto. Ora sta a Noi!

(Chi volesse contattarmi su facebook o su ga@gabrieleadinolfi.it ma solo se è motivato e non curioso o protagonista).

 

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