
Il 29 aprile, giorno tragico di Milano
In quegli anni la capitale lombarda era saldamente nelle mani delle bande rosse. I neofascisti raramente si trovavano in un rapporto di forza migliore che 1 a 150. I comunisti spadroneggiavano in città con violenza e terrore.
Le posizioni politiche di Sergio Ramelli, fiduciario del Fronte della Gioventù gli procurarono due aggressioni in un breve lasso di tempo, che lo spinsero, nel febbraio 1975, a lasciare il “Molinari” per proseguire l’anno scolastico in un istituto privato. in un tema scolastico aveva espresso posizioni di condanna delle Brigate Rosse, aggiungendovi ko sconcerto per il mancato cordoglio istituzionale verso la morte dei militanti padovani del MSI Giuseppe Mazzola e Graziano Giralucci, uccisi l’anno precedente dai brigatisti. Il tema, sottratto al professore, fu apposto su una bacheca scolastica e usato come capo d’accusa in un processo politico istituito contro Ramelli dagli altri studenti. Il 13 marzo Sergio stava ritornando a casa, in via Amadeo a Milano; parcheggiato il suo motorino poco distante, in via Paladini. All’altezza del civico 15i, fu assalito da un gruppo di persone armate di chiavi inglesi, appartenenti ad Avanguardia Operaia ed esperte di anatomia, perché alcuni di loro erano universitari di medicina. e colpito ripetutamente al capo; a seguito dei colpi ricevuti perse i sensi e fu lasciato esangue al suolo.
La morte sopraggiunse dopo 48 giorni di agonia, il 29 aprile 1975.
Quando la notizia giunse al consiglio comunale di Milano, quel giorno in seduta, molti consiglieri scoppiarono in un fragoroso applauso, felici che un diciannovenne fosse morto, dopo una lunga agonia, per via di un tema. Erano trascorsi quattro gorni dal trentennale della “liberazione” e il suo spirito venne rispettato appieno dai suoi degni figli.

