domenica 30 Novembre 2025

Pastore e orgoglioso

Da Tarquinia ai monti

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Sui pascoli dell’Appennino marchigiano, tra il profilo del Monte Bove e il silenzio delle valli di Visso, Marco Scolastici, classe 1988, vive e lavora accanto alle sue pecore. Nato a Tarquinia, ha scelto di tornare nei luoghi dove i suoi bisnonni facevano i pastori. Dopo anni a Roma, dove studiava economia, sente il richiamo della terra e decide di riprendere in mano l’azienda di famiglia sui Monti Sibillini. Era la primavera del 2016, pochi mesi prima del terremoto che avrebbe dilaniato il Centro Italia.

Marco Scolastici: simbolo di resilienza e rinascita
«Per la prima volta ho sentito le montagne urlare», scrive nel suo libro Una yurta sull’Appennino Storia di un ritorno e di una resistenza. La yurta, tenda in lana dei popoli nomadi asiatici e pastori mongoli, diventa la sua casa, montata in giardino dopo che la sua abitazione era stata dichiarata inagibile. In quel rifugio rotondo, Scolastici trascorre tre inverni per stare vicino alle sue pecore, per non abbandonare l’azienda, e per restare presente. Perfino durante la leggendaria nevicata del gennaio 2017, quando la yurta viene letteralmente sepolta da quattro metri di neve. La yurta «diventa sinonimo del voler rimanere e del volerlo fare in maniera diversa, nuova», racconta. Un ritorno consapevole alle origini, che è il suo modo di resistere, e di riaffermare un legame antico con la terra.

La razza ovina da salvare
Da questa esperienza ha tratto il libro pubblicato nel 2018, ma la famiglia Scolastici alleva pecore da generazioni. Marco oggi si dedica in particolare alla pecora Sopravissana, una razza antica nata dall’incrocio tra la Vissana e arieti Merinos, un tempo diffusa in tutta l’area appenninica. Sessant’anni fa gli esemplari erano più di un milione; nel 2013 il censimento ne contava appena cinquemila. Dopo il sisma, molti allevatori hanno abbandonato, preferendo razze più produttive. Marco, invece, sceglie la strada opposta: salvare la Sopravissana significa proteggere un patrimonio genetico e culturale di quel territorio.

Insieme ad altri tre allevatori, produce il Pecorino dei Monti Sibillini, un formaggio a latte crudo che matura per almeno sessanta giorni in grotta. Le lane, un tempo considerate uno scarto, oggi vengono selezionate e lavorate localmente. «Piuttosto che crescere, abbiamo scelto di ridurre il numero degli animali e i volumi di produzione, per seguire meglio ogni passaggio e migliorare la qualità» racconta.
Nella stessa direzione va l’adozione di tecnologie a basso impatto: all’azienda Scolastici nel 2023 è stato presentato un prototipo di mini-impianto a biogas per la produzione di energia elettrica da reflui zootecnici. Si tratta di una sperimentazione che consente di chiudere il ciclo produttivo, trasformando ciò che un tempo era uno scarto in una risorsa, e riducendo al minimo l’impronta ambientale dell’allevamento. Un passo ulteriore verso l’autosufficienza energetica, coerente con la visione di Scolastici di un’agricoltura montana circolare e indipendente.

Dal pascolo al caseificio, Marco cura ogni fase dell’azienda biologica certificata: allevamento, alimentazione delle pecore, mungitura, trasformazione e stagionatura e vendita di Pecorini biologici freschi e stagionati, ricotta fresca e ricotta salata nello spaccio aziendale. Nella cantina di famiglia, i formaggi riposano grazie alle brezze dei Monti Sibillini, senza forzature. L’obiettivo è far emergere la personalità del territorio, la sua autenticità, gli antichi sapori. «Più che acquistare un formaggio, qui si compra un pezzettino della mia vita, del mio tempo impiegato per produrlo», sorride.
Oggi, mentre l’Appennino continua a spopolarsi, Marco resta. È diventato uno dei simboli del progetto Slow Food Heroes, che racconta chi, dopo il terremoto e le sfide del Covid, ha scelto di ricostruire un futuro possibile. Il suo lavoro è un atto di resistenza, ma anche una dichiarazione d’amore per un mestiere che rischia di scomparire.
«Il lavoro del pastore è tra i più antichi del mondo» dice. «Non richiede di inventare nulla, ma di capire come continuarlo nel modo più giusto». Qui, dove l’erba ricresce anche dopo le scosse e le frane, Marco Scolastici continua il suo lavoro. Dimostrando che custodire una razza, un formaggio, un territorio non solo è possibile, ma è necessario.

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