scintilena.com
Nel febbraio 2026, una scoperta straordinaria riporta alla luce uno dei segreti nascosti della Sabina antica: l’acquedotto della Villa dei Casoni a Montopoli di Sabina, nella provincia di Rieti.
Questa scoperta, risultato della collaborazione tra la Soprintendenza ABAP per l’area metropolitana di Roma e la provincia di Rieti e il Gruppo Speleo Archeologico Vespertilio, rappresenta un punto di svolta nella comprensione della gestione idraulica delle ville romane e delle comunità pre-romane che le precedettero.
Attraverso indagini speleologiche coordinate e l’implementazione della tecnologia LiDAR, gli archeologi hanno finalmente individuato con certezza il sistema di adduzione delle acque che alimentava uno dei complessi residenziali più importanti della Sabina romana.
Ubicazione e Caratteristiche Generali
La Villa dei Casoni, ubicata nel comune di Montopoli di Sabina nella frazione di Bocchignano a circa 500 metri di altitudine, rappresenta uno straordinario esempio di architettura residenziale romana di epoca repubblicana.
Costruita su un preesistente insediamento sabino (vicus), la villa testimonia la continuità insediativa tra il periodo pre-romano e l’era imperiale nelle terre sabine.
La villa è raggiungibile sia dal territorio di Poggio Mirteto che da Bocchignano, ubicata su un terrazzamento artificiale di una collina sabina, a dimostrazione dell’ingegneria paesaggistica sofisticata dei romani.
Organizzazione Strutturale
La villa si articola su due o tre terrazze digradanti, una soluzione architettonica che consente di sfruttare ottimalmente il pendio collinare.
La terrazza inferiore ospitava il settore ricreativo, caratterizzato da un giardino (peristilio) con un ninfeo di notevole importanza architettonica e una piscina circolare (labrum in pianta).
Il ninfeo, costruito in opus reticolatum durante il I secolo d.C., presenta nove nicchie absidate, aggiunto in epoca imperiale per conferire monumentalità alla struttura.
La terrazza superiore comprendeva la zona abitativa, con un atrio centrale affiancato da cubicoli (camere da letto romane), biblioteche separate per testi greci e latini, tablino (sala di ricevimento formale), e peristilio.
Verso est si trovavano gli ambienti di servizio, tra cui un’esedra e l’horreum (magazzino per granaglie), collegato tramite una scala a un criptoportico sotterraneo di eccezionale conservazione.
Il Criptoportico: Un’Opera Ingegneristica Straordinaria
Uno degli elementi più distintivi della Villa dei Casoni è il criptoportico, uno dei meglio conservati dell’intera Sabina.
Questa struttura sotterranea, a forma di “L”, si estende per circa 50 metri ed è illuminata da aperture a bocca di lupo che garantivano sia la circolazione dell’aria che l’ingresso della luce naturale.
Il criptoportico svolgeva funzioni molteplici: serviva come luogo di rifugio dal caldo estivo, come spazio di collegamento tra i diversi livelli della villa, e probabilmente come officina per la trasformazione dei prodotti grezzi in beni destinati alla commercializzazione.
Reperti rinvenuti nel sito includono marmi di pregio, tessere musive e intonaci policromi affrescati, tutti indicativi della ricchezza e del prestigio del proprietario.
La Villa nel Contesto della Storia Sabina
Il Sistema dei Vici pre-Romani
Prima della romanizzazione, il territorio della Sabina era organizzato secondo un sistema di piccoli insediamenti (vici) distribuiti sulle alture collinari, ciascuno dotato di proprio territorio.
Questi centri erano collegati da una rete capillare di infrastrutture idriche che evidenziavano già una sofisticata comprensione dell’ingegneria idraulica.
Il sistema di drenaggio e captazione delle acque che alimentava le comunità sabine rappresentava una tecnologia sofisticata, sviluppata secoli prima della conquista romana.
La Romanizzazione e la Trasformazione del Paesaggio
La conquista della Sabina da parte di Manio Curio Dentato nel 290 a.C. segnò un punto di rottura significativo nella storia regionale. I Sabini ottennero inizialmente lo status di cives sine suffragio (cittadini senza diritto di voto), elevati a cives optimo iure (cittadini con pieni diritti) nel 268 a.C..
Questa integrazione nell’orbita romana comportò una riorganizzazione radicale del territorio: i pagi e i vici subirono una trasformazione amministrativa, e l’economia agricola-pastorale venne progressivamente sostituita da un sistema basato su grandi proprietà fondiarie private (villae).[5]
Un evento cruciale nella storia paesaggistica della Sabina fu il terremoto del 174 a.C., dopo il quale si assiste a una proliferazione straordinaria di villae rusticae, ville destinate sia all’otium (riposo e studio) che alla produzione agrico
La Villa dei Casoni rappresenta esattamente questa categoria di insediamento, sorgendo su fondamenta e tracce di opus poligonale e quadratum che indicano la preesistenza di strutture sabine più antiche.
Marco Terenzio Varrone e l’Attribuzione della Villa
La Villa dei Casoni è tradizionalmente nota come “Villa di Varrone”, attribuita al celebre erudito romano Marco Terenzio Varrone (116-27 a.C.).
Varrone, nato a Rieti, fu il “princeps erudorum” (principe degli eruditi) dell’antichità romana, autore di opere prolificariche sulla lingua latina, l’agricoltura, e gli antiquaria.
La connessione tra Varrone e questa villa, benché tradizionalmente accettata, rimane su base principalmente letteraria piuttosto che archeologica.
Tuttavia, la qualità architettonica della villa, i materiali di pregio, e la sofisticazione del progetto idraulico sono coerenti con il profilo di un proprietario di alto rango sociale e culturale come Varrone.
La Ricerca Storica Precedente
La Villa dei Casoni ha attirato l’attenzione degli studiosi fin dal XVIII secolo.
Nel 1790, l’antiquario Sperandio segnalò la presenza di “acquedotti molto antichi ed una fonte denominata Fonte Varrone”, fornendo così i primi elementi documentati circa l’esistenza di un sistema idraulico sofisticato.
Nel 1830, sia Marocco che Guattani ripresero le osservazioni dello Sperandio, arricchendo la descrizione dei ruderi della villa.
Successivamente, Ercole Nardi fornì nel suo manoscritto intitolato “Ruderi delle ville romano sabine nei dintorni di Poggio Mirteto” una descrizione dettagliata della struttura della villa sulla fine dell’Ottocento, mentre lo storico Giuseppe Lugli riprese la descrizione degli acquedotti e della Fonte Varrone.
Nonostante queste segnalazioni storiche, per secoli la Fonte Varrone rimase un elemento noto principalmente dalle fonti letterarie e dalle tradizioni locali, senza una vera identificazione archeologica.
Le condizioni geografiche difficili, la vegetazione fitta, e la frammentarietà dei resti visibili in superficie hanno impedito per lungo tempo una corretta localizzazione dell’acquedotto e delle sorgenti che lo alimentavano.
Il Progetto di Ricerca Coordinato
La scoperta dell’acquedotto della Villa dei Casoni è il risultato di uno sforzo di ricerca coordinato avviato ufficialmente nel 2024 attraverso una convenzione tra la Soprintendenza ABAP per l’area metropolitana di Roma e la provincia di Rieti e il Gruppo Speleo Archeologico Vespertilio.
La direzione scientifica è affidata alla dottoressa Nadia Fagiani della Soprintendenza, mentre il coordinamento delle operazioni speleologiche è gestito da Cristiano Ranieri, presidente del Gruppo Vespertilio.
Parallela a questa iniziativa, l’Università di Basilea, attraverso il Dipartimento di Studi Classici sotto la direzione della professoressa Sabine Huebner, continua da diversi anni campagne di indagini non invasive sulla villa in regime di concessione, concentrandosi su prospezioni avanzate e documentazione del patrimonio.
Le Indagini Speleologiche
Le indagini speleologiche rappresentano il fulcro della metodologia di ricerca. Gli speleologi del Gruppo Vespertilio, coordinati dalla Soprintendenza, hanno intrapreso un’esplorazione sistematica del sottosuolo dell’area intorno alla Villa dei Casoni.
Attraverso l’accesso ai cunicoli ipogei naturali e artificiali, gli archeologi hanno potuto tracciare il percorso dell’acquedotto sotterraneo, identificando le strutture di captazione, i canali di condotta, e i sistemi di distribuzione.[1]
Cristiano Ranieri ha dichiarato in merito alle scoperte: “Le indagini speleologiche hanno permesso di individuare un articolato complesso idraulico sotterraneo caratterizzato da una serie di cunicoli completamente scavati nel conglomerato.
Si tratta di un sistema di drenaggio e captazione delle acque che si trova a circa 300 metri dalla villa dei Casoni”.
Questa distanza significativa sottolinea l’ambiziosità dell’opera idraulica romana: l’acqua doveva essere convogliata da una distanza considerevole, attraverso una rete di cunicoli scavati nel substrato geologico, fino a raggiungere la villa e il suo sistema di distribuzione interna.
Il Funzionamento dell’Acquedotto
L’analisi dei componenti dell’acquedotto ha rivelato un sistema idraulico di straordinaria complessità.
Le acque provenivano da sorgenti captate a monte, che confluivano in una cisterna principale situata a circa 300 metri dalla villa.
Questa cisterna svolgeva contemporaneamente la funzione di vasca limaria, ovvero di decantazione dove i sedimenti potevano depositarsi e l’acqua poteva essere depurata prima della distribuzione.
Dalla cisterna, l’acqua veniva ridistribuita alle varie utenze della villa: il ninfeo, la piscina circolare, i bagni privati, le fontane decorative, e probabilmente i sistemi di irrigazione del giardino e dei terrazzamenti coltivati.
Questo sistema dimostra una sofisticatezza ingegneristica notevole, paragonabile ai più celebri acquedotti dell’Impero Romano.
La Fonte Varrone: Identificazione e Continuità d’Uso
Un elemento cruciale della scoperta è stata l’identificazione certa della cosiddetta Fonte Varrone, un fontanile che aveva continuato ad alimentare il territorio fino a pochi decenni fa.
Le indagini hanno dimostrato che il fontanile era alimentato dalle medesime sorgenti che, in epoca romana (e ancora prima), avevano fornito acqua alla villa.
Questa continuità di uso plurisecolare testimonia la stabilità della fonte idrica e l’importanza strategica che il sito ha mantenuto nel corso dei secoli, da epoca pre-romana fino ai giorni nostri.
Significato Pre-Romanizzazione del Sistema Idraulico
Una delle scoperte più significative riguarda la cronologia del sistema idraulico.
I ricercatori hanno stabilito che il sistema di drenaggio e captazione non era unicamente un’opera romana, ma rappresentava un’evoluzione di infrastrutture idrauliche più antiche, risalenti al periodo pre-romanizzazione.
Ranieri ha sottolineato: “È un sistema di drenaggio delle acque che deve essere stato in uso già prima della romanizzazione della Sabina, relativo a un antico abitato (vicus) presente in zona”.
Questa osservazione è particolarmente importante per la comprensione della storia culturale della Sabina: testimonia che i Sabini, ancor prima della conquista romana nel 290 a.C., possedevano già una tecnologia sofisticata di gestione delle acque, organizzata attorno ai vici e diretta a supportare insediamenti stabili e produttivi.
Tale tecnologia fu successivamente incorporata e ampliata durante l’epoca romana, quando il sistema venne adattato alle esigenze della villa privata.
Principi e Applicazioni della Tecnologia
La tecnologia LiDAR (Light Detection and Ranging) rappresenta un’innovazione rivoluzionaria nell’archeologia moderna.
Questa tecnica di telerilevamento utilizza impulsi laser per misurare le distanze tra il sensore e il suolo, creando mappe tridimensionali ad altissima risoluzione.
A differenza dei metodi tradizionali di prospezione, il LiDAR è in grado di penetrare la fitta vegetazione e rivelate dettagli topografici nascosti all’occhio umano.
Nel contesto della Villa dei Casoni, la tecnologia LiDAR sarà impiegata per ottenere “una mappatura completa in 3D di tutto il sistema idraulico sotterraneo in relazione alle strutture murarie ed agli ambienti soprastanti della villa”, secondo quanto dichiarato dalla dott.ssa Nadia Fagiani.
Tale mappatura renderà possibile comprendere in maniera integrale come i vari componenti dell’acquedotto interagiscono con la struttura della villa e il paesaggio circostante.
Contributi al Conocenza Archeologica
La mappatura tridimensionale fornirà una documentazione digitale permanente del sistema idraulico, preservando l’evidenza archeologica in forma di modello matematico che potrà essere studiato, analizzato, e condiviso con la comunità scientifica internazionale.
Inoltre, il modello 3D consentirà ai ricercatori di identificare tracce di scavo antico nel conglomerato, analizzare la pendenza e il flusso dell’acqua, e determinare eventuali modifiche e ampliamenti avvenuti nel corso dei secoli.
Ampliamento della Conoscenza sui Vici Sabini
La scoperta dell’acquedotto della Villa dei Casoni rappresenta un’opportunità unica per ampliare la comprensione dei vici sabini antecedenti alla romanizzazione.
La dott.ssa Fagiani ha evidenziato che “lo studio di questo sistema permetterà inoltre di ampliare la conoscenza degli insediamenti sabini, i cosiddetti vici, prima della conquista romana”.
In questo senso, l’acquedotto non è semplicemente un manufatto tecnico, ma una finestra sulle capacità organizzative, sulla tecnologia disponibile, e sull’importanza strategica che il territorio della Sabina rivestiva già in epoca pre-romana.
Modelli di Gestione Idraulica nel Lazio Antico
L’acquedotto della Villa dei Casoni si inserisce in una rete più ampia di infrastrutture idrauliche che caratterizzano la Sabina romana.
Il territorio sabino era particolarmente ricco di sorgenti, molte delle quali con proprietà minerali e sulfuree che le rendevano preziose sia per l’approvvigionamento agricolo che per usi terapeutici.
L’Abbazia di Farfa, il complesso dei Bagni di Lucilla a Poggio Mirteto, gli acquedotti di Paranzano (Casperia) e Fianello (Montebuono) rappresentano altri esempi notevoli della sofisticazione della gestione idrica nel territorio.
Analizzare come questi vari sistemi interagissero e come si evolussero nel corso dei secoli può fornire elementi preziosi per comprendere l’economia, la popolazione, e l’organizzazione del territorio laziale in epoca romana e pre-romana.[
Continuità di Uso e Paesaggio
Un aspetto affascinante della scoperta è la dimostrazione della continuità di uso del sito attraverso i secoli.
La Fonte Varrone ha continuato ad alimentare il territorio fino a pochi decenni fa, il che suggerisce che l’assetto idraulico stabilito in epoca romana (e ancor prima) ha mantenuto rilevanza e funzionalità fino all’era moderna
Questo fenomeno illustra come le infrastrutture antiche possono integrarsi nel paesaggio e nella geografia umana in modo così profondo da permanere attraverso cambiamenti politici, sociali e culturali.
Il Ruolo del Gruppo Speleo Archeologico Vespertilio
Il Gruppo Speleo Archeologico Vespertilio, fondato nel 1993, rappresenta uno dei principali attori nella ricerca archeologica della Sabina e del Lazio.
Specializzato in speleologia e archeologia sotterranea, il gruppo ha sviluppato competenze uniche nel mappare e documentare i sistemi ipogei, combinando conoscenze speleologiche con metodologie archeologiche rigorose.
Le indagini del Vespertilio sulla Villa dei Casoni coinvolgono non solo la leadership di Cristiano Ranieri, ma anche un team multidisciplinare di ricercatori e professionisti: Giorgio Pintus, Fabrizio Marincola, Riccardo Bertoldi, Vincenzo Ridolfi, Giulia Petroni, Maria Piro, e Arianna Armeni.
Un contributo particolarmente significativo è stato fornito da Paola Massardi, il cui lavoro è stato determinante per l’individuazione dell’acquedotto sotterraneo.
Il gruppo opera all’interno di un quadro istituzionale rigoroso, coordinandosi con le soprintendenze locali e operando secondo i protocolli scientifici stabiliti dal Ministero della Cultura, garantendo che la ricerca non sia meramente explorativa ma parte di un programma sistematico di documentazione e preservazione del patrimonio.
Contesto Internazionale: La Ricerca dell’Università di Basilea
Parallela alle indagini speleologiche, l’Università di Basilea continua una ricerca pluriennale sulla Villa dei Casoni sotto la direzione della professoressa Sabine Huebner.
Il progetto dell’università si focalizza su prospezioni non invasive e sviluppo di database geospaziali integrati.
Questa collaborazione italo-svizzera riflette la natura internazionale della ricerca archeologica moderna e il riconoscimento del valore scientifico della Villa dei Casoni come laboratorio vivente per lo studio dell’architettura romana, della gestione territoriale, e dell’economia in epoca tardorepubblicana.
Conclusione: Significato della Scoperta
La riscoperta dell’acquedotto della Villa dei Casoni a Montopoli di Sabina rappresenta un momento di importanza capitale nella ricerca archeologica del Lazio antico.
Non si tratta semplicemente della localizzazione di un’opera idraulica, ma della riapertura di un capitolo della storia della Sabina che era rimasto parzialmente oscuro per secoli.
Combinando metodologie tradizionali di ricerca storica e speleologica con innovazioni tecnologiche come il LiDAR, gli archeologi sono stati in grado di comprendere in maniera integrale come le comunità antiche—sia pre-romane che romane—gestissero le risorse idriche, organizzassero il territorio, e costruissero infrastrutture di straordinaria durabilità e complessità tecnica.
La scoperta evidenzia inoltre l’importanza della collaborazione tra istituzioni pubbliche (Soprintendenza), comunità di ricercatori specializzati (Gruppo Vespertilio), e università internazionali (Università di Basilea) nel preservare e interpretare il patrimonio culturale.
Attraverso queste partnership, la Villa dei Casoni non rimane un sito archeologico isolato, ma si inserisce in una rete di conoscenze, di metodologie, e di interpretazioni scientifiche che contribuisce alla comprensione più ampia della civiltà romana e dei popoli che la precedettero.
La documentazione in 3D del sistema idraulico, una volta completata, fornirà un modello permanente e accessibile del sito che potrà essere utilizzato per generazioni di ricercatori, studenti, e appassionati di archeologia, garantendo che i segreti della villa continuino a rivelarsi e a arricchire la nostra comprensione della Sabina antica.

