martedì 17 Febbraio 2026

Boogie Woogie e sodomia

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Nel ballo dei “liberatori” nostalgia per la prostituzione a due soldi di un’Italia pietosa. Non si poteva celebrare meglio il sessantennale della conquista di Roma. In Francia, il 60° dello sbarco in Normandia ha scelto un altro emblema: il primo matrimonio gay.

Il boogie woogie. Questo ballo strampalato che tradisce il desiderio di abbandonarsi, di sfuggire, di dimenticare, è divenuto il simbolo storico e culturale di un’Europa prostituita. Nel vero senso della parola, visto che le fanciulle e le donzelle italiane e francesi si vendettero copiosamente per poche tavolette di cioccolata e qualche calza di nylon, a quelle truppe portatrici di civiltà che tra l’altro, dopo i combattimenti, si sfogavano in violenze carnali di massa, come ben ci rammenta “La ciociara”.


Niente a che vedere, ovviamente, con i barbari del nord i quali, forse troppo distratti a inseguire un’idea totalitaria, non si dedicarono a questo genere di corruttele e prepotenze. Né potevano farlo visto che nel 1940, in Francia, due SS furono condannate a morte e fucilate né più né meno che per aver sedotto una contadina provocando le furie del marito.


Ma, si sa, i tedeschi parlavano di nuovo ordine e non di “liberazione” e, lingua a parte, poco avevano in comune con Sigmund Freud.


Molto più in comune con Freud ha invece la classe dirigente nostrana che ha pensato bene, a due giorni dal sessantesimo anniversario della conquista di Roma da parte dell’invasore angloamericano, di inscenare un amarcord alla boogie woogie. E che diamine: non è opportuno rammentare le proprie radici ? Il gioioso e interessato concedersi al nuovo padrone, al quale ministri del re, casa reale e uomini d’onore siculo-americani avevano già insegnato a baciare la mano. Sicché le giovinette non fecero che seguirne l’esempio, forse utilizzando un po’ meglio le labbra.


In questo boogie woogie c’è il simbolo dell’Italia che cambia casacca e abbassa le braghe.


“Ieri, oggi, domani per la libertà”, recita un cartello dell’Ulivo. Perfetto, se per libertà s’intende il venir meno al decoro e alla responsabilità e perdersi in desiri orgiastici dandosi senza remore, incondizionatamente. Se per libertà s’intende un’altra cosa, se s’intende essere padroni di sé, allora speriamo per “domani” perché lo ieri e l’oggi – cari ulivastri nostri – non passano l’esame di ammissione come chiunque è in grado di constatare, senza bisogno di chissà quali conoscenze stroriche.


Intanto, mentre da noi si ballava all’americana, nel nord della Francia si celebrava il sessantesimo anniversario del D-Day, di quel “giorno più lungo” che in effetti sta durando un po’ troppo. Giorno, quello dello sbarco alleato, in cui furono rase al suolo intere cittadine francesi dall’aviazione alleata che in pochi mesi causò quarantamila morti tra i civili della nazione alleata. Un giorno in cui i tedeschi dovettero faticare, e non poco, per impedire alla popolazione francese di linciare i prigionieri inglesi e americani.


Proprio in concomitanza con questo sessantennale si celebrava in Francia il primo matrimonio gay. Come simbolo non c’è male: rende proprio l’idea della “liberazione”, ancor più del boogie woogie di Veltroni.


Buon sessantennale concittadini ! Ieri, oggi e domani sodomia.


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