mercoledì 18 Febbraio 2026

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Ogni tanto il posto di lavoro diventa anche una casa. E ogni tanto è anche il luogo dove si può morire. Così è successo per Claudio Mazzini, un ferroviere di 51 anni, che è stato trovato senza vita nel gabbiotto della stazione di Bologna. Quel gabbiotto era diventato la sua casa perché non aveva un posto dove vivere. Lo hanno trovato morto domenica scorsa verso mezzanotte, steso sul pavimento ghiacciato della sua postazione, vicino al cancello d’ingresso del piazzale ovest della stazione.
A trovarlo sono stati altri outsider della stazione, gente che viveva lì per necessità e senza uno stipendio con cui mangiare. Erano abituati a vederlo passeggiare in giro, spesso scalzo, che protestava perché non gli veniva dato un alloggio di servizio. Sono andati a cercalo nel prefabbricato dove spesso passava la notte e lo hanno trovato senza vita. Lui qualche soldo lo prendeva e aveva la tessera del sindacato.
Sindacato che attacca: “E’ morto in solitudine ed emarginato dall’azienda” dice la Uiltrasporti. Ma Trenitalia risponde: “I responsabili della direzione di Rfi non sapevano che vivesse lì, lavorava di giorno e aveva una residenza in centro”. In realtà, in stazione tutti sapevano la difficile situazione del ferroviere, che qualche anno fa era stato giudicato inidoneo a ricoprire altre mansioni e Trenitalia gli aveva dato un ruolo come custode. Doveva controllare le targhe delle auto di passaggio ma non aveva nemmeno un telefono di servizio per dare eventualmente l’allarme.
Finito il suo turno di lavoro, Claudio restava in stazione. Forse beveva, poi cercava un posto per dormire: una panchina, la sala d’aspetto o il gabbiotto. Alla fine un malore l’ha stroncato per quella che la Uiltrasporti definisce una morte “assurda e inaccettabile” e della quale incolpa l'”indifferenza” dell’azienda verso i problemi del proprio dipendente. Da Trenitalia dicono di non avere alloggi a disposizione e che non possono sostituirsi ai servizi sociali. Quello che è certo è che Claudio non l’ha aiutato nessuno e che è morto da solo, senza una casa.

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