martedì 3 Marzo 2026

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La logica orwelliana del processo all’Autonomia che copriva le responsabilità comuniste

 

Il 7 aprile 1979 scattano le manette per dirigenti e quadri dell’Autonomia.
E’ il frutto del Teorema Calogero, sostituto procuratore di Padova, appartenente a Magistratura Democratica, già esibitosi per Piazza Fontana.
L’architettura dell’accusa si fonda sulla convinzione che l’eversione e il terrorismo di sinistra in Italia sia un fenomeno unitario suscitato e manovrato da un’unica direzione strategica che Calogero identifica in un’Autonomia operaia che assumerebbe appositamente sigle e forme diverse. L’ Autonomia vivrebbe in simbiosi con le Brigate Rosse. A capo di tutto starebbe il nucleo dirigente di quel Potere operaio che si sarebbe sciolto a Rosolina nel 1973 solamente per trasformarsi in gruppo illegale e clandestino.
A sostegno delle tesi di Calogero esistono alcuni dati oggettivi che vanno dalla partecipazione di alcuni dirigenti di Potop ai primi convegni a scopo insurrezionalista in Italia al sequestro Saronio, confermato dal pentito Fioroni.
E vi è il travaso pressoché completo della struttura militare di Potop dapprima nell’area dell’Autonomia ma successivamente nelle Brigate Rosse, di cui costituirà quasi per intero la colonna romana.
Ci sono poi i contatti documentati tra questi movimenti clandestini e degli apparati sui quali si è in seguito chiacchierato talvolta a proposito e spesso a sproposito, come Hypérion e il cosiddetto Superclan.

E’ questione d’impianto
Da allora colpevolisti e innocentisti si sono contrapposti.
Che l’accusa abbia forzato e che l’esecuzione dei mandati di cattura sia avvenuta in un clima da situazione d’emergenza non vi è dubbio.
Anche se, paragonandolo a tutti i processi analoghi celebrati contro i neofascisti, quello contro l’Autonomia assume schiaccianti elementi probanti, del tutto secondari nell’inquisizione contro i neri per i quali spesso non servivano neppure gli indizi, è comunque palese che nella fattispecie sia stato violato lo spirito garantista.
Tuttavia, benché fosse la prima volta dal 1945 che la sinistra subisse un’accusa giuridica che avrebbe scosso profondamente le coscienze e la psiche dell’intellettualismo salottiero costretto per la prima volta a provare sulla propria pelle quella violenza legale che tanto invocava e alla quale plaudiva contro i fascisti, il punto centrale del Teorema Calogero, che però nessuno sembra aver notato, è ben altro. E’ una rilettura storica, in perfetta chiave orwelliana, dettata puramente e semplicemente dall’interesse del partito comunista che di Magistratura Democratica era a capo.

L’insurrezionalismo
Per essere precisi l’insurrezionalismo in Italia era nato non dagli operaisti ma da un insieme di ambienti variegati che vedevano in prima linea il partigiano comunista Lazagna, l’editore bombarolo Feltrinelli,
gli ambienti studenteschi e operai legati a Sociologia di Trento e al Pci emiliano, con partecipazione attiva della sinistra cattolica e di quegli ambienti socialisti (verosimilmente trozkisti) da cui emerse il Superclan.
Il Pci fu quindi partecipe ma non solo: per il suo ruolo di punta, i suoi apparati e la sua centralità strategica, fu letteralmente centrale nella genesi della lotta armata e poi dello stragismo, come gli inquirenti sanno non da oggi ma da sempre.
Fino al 1975 il Pci rimase in relazione continua con la guerriglia rossa e, soprattutto, fornì sia la mentalità partigiana sia la fucina umana dello stragismo del 1974.
Stragismo che aveva vari fini, tra i quali, a livello interno, di avvicinare i comunisti alla Dc e d’introdurli al governo.
La frenata avvenne appunto quando il partito comunista entrò nell’area governativa e smise la cooperazione con le “avanguardie” armate.
Le quali da allora ebbero a contare solo sul supporto di strutture tipo l’Internazionale Socialista e alcuni servizi segreti esteri ma furono ridotte a pescare esclusivamente nell’ambiente extraparlamentare che avrebbe procurato guerriglieri e perfino freddi assassini ma che, a differenza di quelli del partito comunista, non si erano formati nella cultura stragista.
Tant’è che, dopo la separazione dal Pci, l’unica strage verosimilmente commessa, per conto terzi, mediante gli apparati rossi, quella di Bologna, sarebbe avvenuta con l’utilizzo e il probabile sacrificio di giovanotti ignari e inesperti.

Dopo Aldo Moro e Guido Rossa
Aprile 1979. Tolto di mezzo Aldo Moro, con soddisfazione di Francesi, Inglesi, Israeliani, Russi e Americani, il Pci essendo a un passo dal governo, la lotta armata non serve più.
I rapporti tra il Pci e l’apparato insurrezionalista (ormai ripiegato e ridotto ad una gestione trozkista) si guastano al punto che nel giro di pochi mesi si giungerà alla campagna comunista per la denuncia dei fiancheggiatori Br che comporterà per ritorsione l’uccisione del sindacalista della Cgil Guido Rossa, avvenuta due mesi e mezzo prima dei mandati contro l’Autonomia.
Una guerra che continuerà anche dopo il 7 aprile e che, probabilmente, comporterà anche qualche vittima rossa, giustiziata per aver abbandonato i compagni.
Il Teorema Calogero serve innanzitutto a questo: a riscrivere la storia come nel romanzo orwelliano, affinché si cancelli dal passato quel che non si vuole che ci sia più nel presente.
Che l’intero fenomeno insurrezionalista italiano sia stato qualcosa non di unico e di unitario, ma certamente di controllato e pilotato in modo coerente e strategico è abbastanza chiaro.
Che Potere Operaio vi abbia fornito gran parte della linfa vitale è certo.
E’ però evidente che tutto l’humus fornito dall’intellighentia cultural/spettacolare e dagli ambienti che assicuravano la continuità con il CLN, è stato ignorato sia da Calogero che dagli altri.
Né lui né altri inquirenti hanno mai posto l’obiettivo sui luoghi e gli snodi del terrore rosso che, guarda caso, coincidevano con quelli del più feroce e cinico gappismo (Milano, Firenze, l’Emilia) che con i nuovi guerriglieri mantenne rapporti organici e molto probabilmente gerarchici.
L’insurrezionalismo non nacque con Potere Operaio né si limitava all’area nata in Potop che si definirà poi come Autonomia. La quale svolse, sì, un importante ruolo di arruolamento, manovalanza e innalzamento dello scontro fin dalla svolta del 1971 (la presa di controllo del Mossad sull’estrema sinistra dopo lo scambio di testimone con i servizi tedeschi occidentali) che si concretizzò nel cecchinaggio dei giovani fascisti, pescando e inquadrando assassini proprio in quell’ambito.
Per molti di loro poi ci fu il “salto di qualità” nelle BR.
Ma siamo di fronte a una parte del tutto, non di fronte al tutto come pretenderebbero Calogero e i suoi compagni.

Logica orwelliana
Il Partito comunista, riscrivendo la storia, quel 7 aprile, si presentava come preso di mira e sostanzialmente danneggiato dalla lotta armata, riproponeva la fandonia dello stragismo concepito per tenerlo lontano dalle stanze dei bottoni, scaricava i rampolli della sua cultura, cresciuti nell’immaginario, da esso stesso promosso, dell’agguato e dell’attentato concepiti come gesti liberatori e rivoluzionari e vissuti nella “certezza” dell’imminente sol dell’avvenire, e di colpo, con cinismo vigliacco, addebitava ogni responsabilità ai giovani di cui aveva inquinato e pervertito il sogno di cambiamento, contrabbandandosi come partito d’ordine e di responsabilità.
Fu il primo passo. Quando poi “scoprì” Hypérion ne offrì una lettura del tutto distorta e capovolta. (Parlò di Gladio fingendo d’ignorare che nel 1974 aveva invece sostenuto Berlinguer e di manovre anticomuniste ad opera del comando Nato quando, al contrario, i servizi dell’est e dell’ovest operanti attivamente nella strategia della tensione e cooperanti con il Superclan brigatista – francesi, israeliani, tedeschi orientali – erano tutti esterni al Patto Atlantico ma né antiamericani né anticomunisti visto che perseguivano la strategia della Trilateral che beneficiava proprio il Pci).
Il Teorema Calogero è prettamente orwelliano.
Con esso si cerca di cancellare il partito comunista dalla storia del sangue, del terrore, dell’orrore e degli inquinamenti che pure lo vede grande protagonista.
In poche parole: noi dovremmo scordarci che il partito comunista è stato il soggetto maggiormente delinquenziale e sanguinario della cosiddetta prima repubblica, un soggetto criminale e criminogeno di cui le propaggini sono altamente nocive ancora oggi quando la presunta seconda sembra già terminata.
Non se ne parla nemmeno.
 

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