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Uomini liberi, nazioni schiave

Uomini liberi, uomini puri; la forza e la goliardia di un lancio da una guglia del Duomo di Milano. L’atterraggio, il tempo di un sorriso per l’impresa compiuta ai sodali d’avventura e giù di corsa sparire nel budello della metropolitana. Le forze dell’ordine alla “rincorsa” di questo novello Icaro, preoccupate più per eventuali ripercussioni in termini di sicurezza, altro che scandalo “datatagate”, che per il raid d’altri tempi.
Stati prigionieri, Nazioni suddite; fino a quando una Nazione ha diritto di esistere? Fintanto che le proprie politiche sono esercitata dal proprio Popolo attraverso gli eletti.

Siamo sicuri che questa “scelta, la parte migliore” (dal latino elèctus) stia esercitando per conto del popolo e della nazione italiana?
A quando un successivo intervento di organismi sovra-nazionali sulle questioni economiche italiane (FMI/IMU)?
Schiavitù passate e moderne; le guerre – o conquiste territoriali – erano intraprese per: accresciute esigenze demografiche, per bottino di guerra (in questo caso razzie) o per manodopera a basso costo (schiavi=manodopera). Pratiche deprecabili quanto volete, ma finalizzate anche all’arricchimento di una Nazione.

Oggi il miraggio – perché d’illusione trattasi – di una vita migliore spinge intere popolazioni alla migrazione. Cosa c’è in fondo ai viaggi della speranza? Schiavitù, null’altro che schiavitù. Schiavitù/manodopera sfruttata ancor prima di arrivare a destinazione, carne umana designata, nella stragrande maggioranza, ad ingrossare le fila delle criminalità organizzate.
Quanto sono deprecabili, chi sostiene-incoraggia-asseconda flussi migratori indiscriminati, senza tener conto delle effettive esigenze/disponibilità di chi arriva e di accoglie?

Ius soli e Ius sanguinis; abbiamo tanti difetti, dovuti forse al fatto che esistiamo da più di 2000 anni, ma non classificateci come “razzisti”. Per questo andate a bussare ad altre porte, soprattutto quelle che si trovano vicino a noi, dove i titolari pretendono di darci lezioni di moralità e civiltà.
Eredi di una cultura millenaria, sappiamo bene cosa significasse gestire una società complessa come quella dell’Urbe; quali obblighi e quali diritti derivassero dalla concessione della cittadinanza romana.

Laddove il modello meritocratico romano, mediante un lungo processo di “romanizzazione, si dimostrò più efficiente e riuscì ad amalgamare innumerevoli popolazioni differenti per lingua, costumi, cultura, credo religioso oggi, a distanza di migliaia di anni, la situazione non è mutata, si è cittadino italiano perché ci si riconosce in una terra, in una comunità e nei valori che questa esprime; nei diritti e principalmente nei doveri che si hanno nei confronti di una Nazione.
Applicare l’etichetta di “cittadino italiano”, solo perché nato sul suolo italico, non deve essere un’operazione pubblicitaria ed è deprecabile quanto promuovere i flussi migratori indiscriminati.

Forse non tutto è perduto per questa nostra Nazione; reparto di neonatologia, un pomeriggio qualunque, un lampo accecante, il ruggito di un temporale… il pianto di un neonato spaventato cerca il seno della madre, allo stesso tempo avverte e reclama al mondo di fargli spazio…
Stefano il suo nome. Deriva dal sostantivo greco stéphanos, ‘corona’, che per la sua forma circolare aveva il significato religioso di perfezione della natura divina. Nell’antica Grecia lo stephanéforos, ‘colui che porta la corona’, era il sacerdote intermediario tra gli uomini e gli dei, addetto al culto delle divinità e ‘portatore di regalità’. Che la fortuna ti arrida sempre.
Lettura non-conforme per l’estate (se accettate un consiglio): Davanti al disastro, al disonore ed alla disperazione che piega le ginocchia dell’occidente ho voluto che i nostri pronipoti sappiano che qualche soldato rifiutò di gettare le armi e alzare le braccia – J.Cau “Le scuderie dell’Occidente”.

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