Vedendo una nutrita protesta da parte di comunisti e sinistroidi, il “leader” di An preferisce la via della fuga lasciando sul posto 50 suoi seguaci a tenere duro. Tornano alla mente simili scene viste in passato, con Fini che mandava avanti i “suoi” Camerati e lui incominciava la ritirata. Ai funerali di chi cadeva con onore era però sempre presente e col microfono in mano! per la serie: “armiamoci e partite”

Poco più in là la contestazione. Un ragazzo in felpa rossa si arrampica su un muro e accanto alla scritta ‘Facoltà di Scienze Politiche, scrive a caratteri cubitali “Antifascista”. Il preside della facoltà Fulco Lanchester esce a protestare. Francesco Brancaccio, studente del quarto anno di Scienze politiche, impugna il microfono e replica: “Come illustre costituzionalista lei, preside, non avrà nulla da ridire se scriviamo ‘Antifascista’, cioè un valore che la Costituzione afferma”.
“Siamo ad un clima da ’68 – continua Giorgia Meloni – dentro all’ Università c’è qualcuno che pensa di poter decidere chi deve parlare e chi no. Questa non è democrazia. Noi non avremmo contestato la presenza di Prodi in facoltà, se altri lo avessero invitato”.
Ma gli studenti dei collettivi non recedono di un metro. Anche Giulia parla dal microfono. Non ha più di 20 anni e chiede l’anonimato. “Abbiamo deciso di contestare Fini nella maniera più comunicativa e colorata possibile – afferma una studentessa – per noi lui resta uno che ha fatto leggi fasciste come quella antiproibizionista e la Bossi-Fini. Ed è il membro di un governo responsabile dell’intervento in Iraq”.