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Uno Stato  che non farà più fronte alle calamità è in bancarotta economica e morale

Mentre ancora la terra trema in Emilia Romagna e gli abitanti, presi dal panico, si sono riversati in strada avendo a paura a rientrare nelle proprie abitazioni, inizia a circolare sul web una notizia vecchia di qualche giorno, ma che alla luce della recente catastrofe ha il sapore amaro della beffa. In base al decreto legge .59 sulla riforma della Protezione Civile pubblicato sulla Gazzetta Ufficiale del 17 maggio infatti, da questo momento in poi la la calamità naturale sarà interamente a carico del cittadino. Proprio così, lo Stato in caso di terremoti, alluvioni, frane, tsunami, non sarà più chiamato a pagare i danni subiti dai malcapitati cittadini. A ricostruire la casa distrutta dovrà provvedere, guarda un pò, il proprietario dello stesso, interamente a sue spese. Oppure i cittadini potranno stipulare una relativa polizza assicurativa in grado di coprire l’eventuale tragedia.
Una notizia clamorosa, passata sottotraccia, ma che per colpa del sisma della scorsa notte torna giocoforza all’attenzione dei media. Nel decreto legge si afferma che “al fine di consentire l’avvio di un regime assicurativo per la copertura dei rischi derivanti da calamità naturali sui fabbricati a qualunque uso destinati, possono essere estese tutte le polizze assicurative contro qualsiasi tipo di fabbricato appartenente a privati. E questo per poter garantire adeguati, tempestivi ed uniformi livelli di soddisfacimento delle esigenze di riparazione e ricostruzione”. Tradotto vorrà dire che lo Stato, non avendo più fondi, non potrà piu pagare la ricostruzione delle case distrutte da calamità naturali. Per fortuna la normativa non avrà effetto immediato dato che il decreto legge ha previsto un regime transitorio a fini sperimentali.
Il progetto è stato confermato anche dal capo della Protezione Civile, Franco Gabrielli, che parlando di fronte ai Giovani imprenditori di Confindustria qualche giorno fa è stato sin troppo chiaro: “Purtroppo per il futuro dovremo pensare alle assicurazioni perchè lo Stato non è più in grado di fare investimenti sulle calamità: gli aquilani sono stati gli ultimi a ricevere assistenza”. Per il momento comunque l’assicurazione sarà solamente di tipo volontario e prevederà alcune notevoli agevolazioni fiscali. Inutile dire che è un decreto legge discutibile per più di un aspetto, in primis perchè sancisce in modo preoccupante la disparità tra i cittiadini che vivono in zone considerate a rischio, e quelli che hanno la fortuna di vivere in aree meno pericolose. L’unica soluzione all’orizzonte potrebbe essere quella di rendere tale assicurazione obbligatoria per tutti, con un prezzo approssimativo di 100 euro per abitaizone, ma, secondo molti, questo decreto legge rappresenta una svolta epocale nella fine del welfare come lo conoscevamo, introducendo la responsabilità diretto del cittadino nella tutela dei propri beni e del territorio.
Inutile dire che, mentre la crisi investe sempre di più la società, e mentre gli italiani sono chiamati a nuovi sforzi per arrivare alla fine del mese, lo Stato pensa bene di tirarsi fuori persino dal rimborso dei danni causati dalle calamità naturali, ma non taglia di un euro le ingenti spese militari del Paese. Insomma, piuttosto che annullare la commessa plurimiliardaria degli f-35, si preferisce sempre di più scaricare costi e responsabilità sui cittadini, che già sono quasi allo stremo. Insomma, fosche nubi rischiano di avvolgere l’italico cielo nei prossimi mesi.
 

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