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Addio Lugano bella

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La Grande Lugano ha scelto la Lega dei Ticinesi. A vent’anni dalla nascita del movimento, e un mese dopo l’improvvisa scomparsa del suo fondatore e leader Giuliano Bignasca, il partito anti-italiano e con tentazioni xenofobe ha conquistato la guida della città più ricca e più rappresentativa della Svizzera italofona.
Il duello con il sindaco uscente Giorgio Giudici, liberale alla guida del capoluogo del Ceresio da 28 anni, è ancora tutto da giocare tra quattro settimane, quando i sette municipali (assessori) a cui spetta la nomina metteranno la parola finale sulla polarizzazione della campagna elettorale. Ma il dato incontrovertibile alla chiusura dello spoglio è che la Lega ha da oggi la maggioranza delle preferenze dei luganesi (anche se ha votato solo il 55% degli aventi diritto) e soprattutto 3 dei sette municipali: basterà l’appoggio di uno dei quattro assessori di minoranza per nominare sindaco l’avvocato Marco Borradori, che dopo 18 anni lascia il governo cantonale di Bellinzona per tornare vincitore nella sua Lugano.
I numeri in ogni caso danno ragione a Borradori, che ha ottenuto 1487 voti personali più del rivale, bissando il sorpasso della Lega sui liberali.
Sull’esito della contesa, che per la prima volta in Svizzera si è giocata più sul carisma dei leader che sui programmi e i bilanci di gestione (una deriva “italiana” accolta con molto scetticismo dal pacato elettorato locale) , ha certamente pesato anche il dramma che ha colpito la Lega il 6 marzo scorso con la morte di Giuliano Bignasca. Sulla sua permanenza nelle liste dei candidati già depositate era nata una polemica con minaccia di ricorsi, risolta però con la decisione di non modificare la contesa elettorale. Il risultato è che il popolarissimo “Nano” ha ottenuto ieri oltre 9mila preferenze postume, secondo solo al candidato sindaco Borradori.
Proprio la leadership dell’avvocato e politico di lungo corso, considerato a ragione una macchina di voti e oggi libero dal delicato dualismo con il fondatore del movimento, sembra rassicurare la piazza economica e finanziaria locale sull’atteggiamento nei confronti dell’Italia, che qui ha la maggior concentrazione di residenti ma anche di lavoratori frontalieri e, soprattutto, di capitali depositati nella terza piazza finanziaria della Confederazione.

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