Laici contro religiosi: è il conflitto maggiore che lacera la rivoluzione in Siria, anche se presentato in questo modo appare molto riduttivo. E ciò perché i laici raramente lo sono e i religiosi a loro volta risultano divisi in mille fazioni. L’ultimo episodio di una lunga storia ancora tutta da raccontare è avvenuto poco più di una settimana fa, quando un gruppo scelto della brigata partigiana Al Faruq ha assassinato Abu Mohammad Al Absi, leader trentenne di oltre 180 volontari stranieri di Al Qaeda, che da circa due mesi si erano acquartierati nella zona collinosa in territorio siriano presso la linea di confine con la Turchia di fronte alla città di Antakia. Una vicenda di cui tutti parlano. Da allora i jihadisti sunniti stranieri si sono allontanati: molti si sono uniti alla guerriglia ad Aleppo, altri sarebbero scappati verso l’Iraq. Però una vicenda ancora confusa, che riassume in sé le forti tensioni cresciute tra brigate partigiane autoctone contrarie ad Al Qaeda e invece gruppi più fondamentalisti pronti a combattere al loro fianco.
La mole delle perdite subite dalla Siria durante la crisi, in tutti i settori vitali (159.147.149.635 TOTALE COMPLESSIVO), mostra chiaramente che lo scopo degli atti criminali perpetrati dai terroristi e dai mercenari, che godono dell’appoggio diretto e della copertura politica e mediatica fuorviante da parte dell’Arabia Saudita, del Qatar e della Turchia, è la devastazione della Siria e la distruzione dei mezzi di sussistenza dei cittadini siriani, senza risparmiare in alcun modo il patrimonio millenario di storia e civiltà della Siria.
Non c’è dubbio che questi atti criminali non hanno alcun legame con le legittime richieste del popolo, ma al contrario strumentalizzano le richieste popolari per perpetrare i loro atti criminali e il loro terrorismo.