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Aldo Braccio, La globalizzazione linguistica

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La globalizzazione, con i suoi imperativi, le sue sfide, il suo futuro, assorbe ogni discorso dei massmedia sui processi e le tendenze del mondo contemporaneo. Il suo carattere precipuo sembra essere quello dell’ineluttabilità : una visione deterministica prefigura un assetto finale inevitabile, certo, progressivo e sostanzialmente benefico, sia sul piano culturale-formativo che su quello economico.


Il dominio esplicito di un linguaggio unico, sovrapponibile alle lingue locali e nazionali, si integra perfettamente nell’ottica mondialista e globalizzatrice : tale “sistema funzionale”, contrabbandato anch’esso come ineluttabile, vede oggi nella lingua inglese – opportunamente imbastardita e “semplificata” – lo strumento sovrano della comunicazione e dell’espressione mondialista.


“E’ delirante – ammoniva Claude Autant-Lara, il grande regista cinematografico e deputato europeo (per il Front National) nel discorso di apertura tenuto al Parlamento di Strasburgo nel luglio 1989 – che , nell’Europa che ci preparate , consideriate per tacito accordo una sola lingua- divenuta corrente – l’inglese”; e sottolineava – davanti a quell’uditorio perlopiù di rassegnati e di pavidi – che quella lingua finiva col frantumare e distruggere i gioielli nazionali, le culture originarie.


In effetti, l’incapacità “moderna” di sostenere e rispettare la diversità si traduce in un duplice attacco alla ricchezza e fecondità dei linguaggi nazionali :una consapevole azione di controllo e di ridimensionamento delle identità culturali operata dal mondo americano/statunitense (a dimostrazione che, oggi, non vi è mondialismo senza U.S.A. e viceversa) accompagnata da una diffusione crescente dell’inglese in quanto elemento centrale della tecnica/tecnologia moderna – si manifesta in entrambi gli aspetti la tendenza alla pianificazione e alla neutralizzazione del linguaggio e della cultura.


“La principale arma culturale impiegata dall’Occidente nel suo attacco contro l’Europa è l’influenza linguistica esercitata dall’inglese” (1), sostiene non senza ragioni Claudio Mutti.


Ma premettiamo alcune considerazioni di carattere generale.





Il problema della lingua è, per sua natura, inscindibile dal problema della comunità nazionale


Vero è che il fattore “tempo” influenza

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