storicang.it
Più di 4.300 anni fa, nelle antiche pianure della Mesopotamia emerse una realtà senza precedenti: un impero, un potere centralizzato capace di unificare un’enorme regione compresa tra il golfo Persico e il Mediterraneo. Era l’impero accadico. Il suo fondatore fu Sargon il Grande e la sua grande capitale fu Akkad.
La città di Akkad non fu soltanto la prima capitale imperiale della storia, ma anche un simbolo di unità culturale, religiosa e militare. Eppure, ancora oggi, la sua esatta collocazione rimane uno dei maggiori enigmi dell’archeologia mesopotamica.
Storia di Akkad
Secondo le fonti storiche, Akkad fu l’epicentro di un impero che, sotto Sargon I (di Akkad o Sargon il Grande) e i suoi successori, dominò vaste regioni di quei territori che oggi sono Iraq, Siria, Iran e Turchia. Popoli diversi – sumeri, semiti, elamiti – vennero unificati sotto un unico governo, una lingua comune e un sistema amministrativo centralizzato. Un cambiamento senza precedenti, che fece di Akkad un centro commerciale di primaria importanza, con collegamenti che si estendevano fino al fiume Indo, al golfo Persico e all’Anatolia.
Akkad non fu scelta per caso. Dopo aver deposto il re di Kish, Sargon avrebbe potuto stabilire la sua capitale a Ur o a Uruk, città dalle profonde radici sumeriche; preferì invece Akkad, un centro ancora privo di legami religiosi consolidati, ideale per costruire una nuova narrazione del potere: quella di uno Stato centralizzato, con il re come rappresentante divino.
Questa storica città ospitava templi dedicati a Ishtar, divinità femminile nota come Annunitum, e aveva come divinità tutelare Ilaba. Secondo antiche iscrizioni, persino Naram-Sin, nipote di Sargon, fu divinizzato in vita dagli abitanti di Akkad, che gli dedicarono un tempio.
Che cosa accadde alla città di Akkad?
Dopo aver raggiunto l’apice sotto Naram-Sin, quarto sovrano della dinastia, l’impero accadico iniziò però a frammentarsi. Le invasioni dei gutei dai monti Zagros, prolungate siccità e conflitti interni portarono al collasso dell’impero attorno al 2154 a.C.
Akkad, tuttavia, non scomparve immediatamente. Testi successivi, come quelli rinvenuti nella città mesopotamica di Mari e nel Codice di Eshnunna, menzionano attività rituali, scambi commerciali e perfino racconti di musicisti catturati nella piazza pubblica di Akkad. Com’è possibile che una città di tale importanza non sia mai stata individuata?
Il problema principale è che non è stato trovato neppure un frammento con il nome «Akkad» in alcuno scavo archeologico. Nel corso dei secoli il Tigri ha cambiato più volte il proprio corso, erodendo o seppellendo numerosi centri antichi. Inoltre, l’area più probabile in cui sorgeva la capitale del primo impero della storia è oggi coperta dall’espansione urbana di Baghdad, circostanza che rende estremamente difficili le indagini sul campo.
Gli archeologi non si arrendono
Ciononostante, i ricercatori non gettano la spugna. Un recente studio, guidato nel 2025 dal ricercatore Milind Raskar, propone un’ipotesi fondata su immagini satellitari, fonti storiche e analisi delle antiche reti idrauliche. Secondo Raskar, Akkad non si trovava direttamente sulle rive del Tigri o dell’Eufrate, ma presso un nodo strategico di canali navigabili a est di Babilonia; in quell’area sarebbero ancora visibili le tracce del canale Kish–Akkad, indizio di una complessa infrastruttura portuale.
La scoperta di Akkad costituirebbe un traguardo paragonabile al ritrovamento di Troia o di Machu Picchu. Non solo permetterebbe di chiudere un capitolo fondamentale della storia antica, ma consentirebbe anche di comprendere meglio come si organizzò il primo esperimento di potere centralizzato su vasta scala nella storia dell’umanità, mostrando per la prima volta com’era realmente la vita nella capitale del primo impero.
Quel modello imperiale, venerato dai babilonesi, sarebbe poi stato ripreso dagli assiri e ricordato persino nella Bibbia (Genesi 10:10). Oggi la ricerca continua, nella speranza che un ritrovamento inatteso ne confermi un giorno l’ubicazione. Fino ad allora, Akkad resterà sospesa sul confine tra storia e mito, come molte altre città millenarie.

