Mamma Mattei è piacevolmente sorpresa dalla proposta di Veltroni di intitolare una strada ai suoi due figli bruciati sul rogo comunista ma “non si fida”. E dispera della giustizia, terrena e non.

Ancora oggi, quando gioca la Roma, Silvia Mattei accende tre candele sul tavolo mentre c’è la radiocronaca. «Così anche Stefano, Virgilio e papà Mario possono seguire insieme a noi la partita – spiega – Quelle candele rappresentano, per noi, loro tre. Loro tre per noi ci sono ancora… La fiamma del ricordo non
si è mai spenta né mai si spegnerà». Silvia Mattei è la sorella di Stefano e Virgilio, i due ragazzi (Virgilio aveva 22 anni, Stefano appena 10) morti nel rogo di Primavalle la notte del 16 aprile 1973. Rogo appiccato da un gruppo di militanti di «Potere Operaio», gruppo di estrema sinistra. Tutti condannati con
sentenza definitiva: Achille Lollo, Manlio Grillo e Marino Clavo. Tutti latitanti.
Silvia Mattei è accanto a sua madre Anna, nel salotto di casa, quartiere Flaminio.
Anna oggi ha 73 anni, nel 2001 ha perso anche suo marito, Mario, all’epoca della tragedia segretario della sezione Msi di Primavalle, sezione «Giarabub», 2 mila lire di affitto ogni mese («Le pagavamo di tasca nostra – ricorda Anna Mattei – Stavamo con Almirante e con Almirante siamo rimasti. Fini invece non mi piace, non mi è mai piaciuto, è un fifone»).
Silvia aveva 18 anni, nel .73. Per salvarsi si gettò dalla finestra del terzo piano. «Antonella, 9 anni, e Giampaolo, 4, li passai io all’inquilino del secondo piano, sempre attraverso la finestra – ricorda mamma Anna – Si chiamava Alberto, quell’inquilino coraggioso. Era un bravo ragazzo, di notte faceva la vita, credo che nel frattempo sia morto. Lucia, l’altra figlia che all’epoca aveva15 anni, la portò in salvo invece mio marito. Stefano e Virgilio rimasero in trappola. Il fuoco aveva diviso in due l’appartamento, aveva creato come un muro, impossibile da attraversare».
Silvia piange, 31 anni dopo, come fosse adesso. Anche Anna si commuove, ma è una donna forte («Almirante – dice – mi ha insegnato la disciplina e il coraggio, io provengo da una razza comunista ma lui mi stregò»). È una romana di Tor di Nona, il suo cuore però è rimasto a Primavalle: «Amavo quel quartiere, la

