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ANPI? No, grazie.

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Perchè è giusto tagliare i fondi alle associazioni partigiane … Maratona permettendo.

In questi tre anni di governo l’attenzione del Centrodestra nei confronti della politica culturale non è sempre stata all’ altezza delle aspettative. Spesso, e lo denota l’ennesimo agostano dibattito sull’egemonia culturale della sinistra ripreso dal Corriere e Libero, si ha avuto timore ad affrontare realmente le questioni spinose, preferendo all’agire la pensosa tranquillità delle chiacchiere.


Eppure, come il Domenicale ha ripetutamente messo in luce, i campi in cui spendersi erano numerosi. L’arte,anche quella pubblica, per esempio, soffre ancora dell’ antidemocratica predominanza di una sola corrente ascrivibile a sinistra (almeno in quanto a logiche di potere) per la quale l’agire artistico è una coprofila e insensata ricerca del brutto. E che tende ad escludere di fatto ogni altro tipo di espressione artistica.


Ma anche la letteratura offriva spunti qualora si fosse voluto iniziareuna battaglia culturale in nome della libertà: si poteva farla finita con gli scrittori antagonisti che da anni ammorbano gli scaffali delle librerie con le loro misere prove letterarie figlie dell’ideologia, che vorrebbero la rivoluzione comunista e sono pagati da Berlusconi e godono di un consenso pressoché unanime e nonostante ciò continuano a lamentarsi del regime.


O nel cinema nel quale le istituzioni pubbliche spessosostengono e remunerano il cliché tardomarxista di pellicole troppo ideologiche e poco viste. O per finire nel campo storico, in cui un lecito e dignitoso revisionismo, pur incontrando numerosi ostacoli, sta comunque risolvendo i nodi di una storia patria frutto di bugie e reticenze.


Tutto questo, sia ben chiaro, non per contrapporre alle menzogne altre menzogne, non per contrapporre alla sinistra, la destra; soloper quel pizzico di amore per la verità e la bellezza che dovrebbe contraddistinguere chiunque si occupi di cultura e che, con parola brutta, viene definito un intellettuale.


Perquesto motivo, il taglio dei finanziamenti alle associazioni partigiane è un piccolo, ma reale passo in direzione dello smantellamento di una egemonia culturale che dura da infinito tempo.


[…]


Su questo punto (che il PCI sia stato l’unico protagonista della resistenza, ndr) è sufficiente leggere gli ultimi saggi (vedi Ugo Finetti, La Resistenza Cancellata, Ares 2003) per comprendere quante mistificazioni sono state commesse al fine di obliare l’apporto fondamentale di altre forze politiche nella Resistenza, forze che immancabilmente ogni 25 Aprile vengono emarginate.


E allo stesso modo basterebbe un minimo di studio (vedi, uno tra i tanti, Victor Zaslavsky, Lo stalinismo e la sinistra italiana, Mondadori 2004) per evitare di insistere sulla favoletta di Togliatti e i comunisti buoni, cosa che invece piace fare a Piero Fassino, o un minimo di lealtà (cfr. Pansa,Il sangue dei vinti, Sperling&Kupfer2004) per capire quanto male è stato perpetrato nel falso nome della democrazia comunista.


In secondo luogo, i tagli all’Anpi potrebbero evitare che ci si ostini a fondare l’identità patria solo ed esclusivamentein chiave antifascista.


Come è stato espresso più volte da eminenti politici estudiosi, morto il fascismo (poiché esso è storicamente morto e mai più realizzabile) non si possono fondare valori universali ed eterni di convivenza sociale sull’ antifascismo, pena la ridicola necessità di dover tener in vita una salma anche a dodici lustri di distanza, o di dover trasformare una categoria storico-politica in una categoria ontologica.


Questi tagli, infine, potrebbero evitare che si formi[…] una scuola di tronfi epigoni della retorica resistenziale che usano la storia in chiave ideologica e perfini ulteriori.


Oggi, dopo sessant’anni è forse giunto il momento che lo Stato smetta di forzare, con sovvenzionamenti enormi, un’identità che ormai è patrimonio comune, o non sarà mai.


Di fatto la Grecia è figlia di Maratona, ma nessuno s

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