
Sono i liberatori della Siria
La dimensione approssimativa dei danni causati al Ministero dei Trasporti fino al 28 febbraio 2012 supera l’importo di 3.824.000.000 di lire siriane (tre miliardi ottocentoventiquattro milioni), equivalenti a 637 milioni di dollari.
Ciò senza contare le perdite umane, il cui prezzo non ha valore: sono stati uccisi 8 impiegati e ne sono rimasti feriti molti altri, a seguito dei colpi sparati o inflitti, che hanno causato la paralisi di un dipendente; inoltre sono stati rapiti 14 impiegati, di cui otto non sono ancora stati rilasciati.
Si fa presente che i gruppi armati hanno assaltato i pullman degli impiegati per impedirgli di recarsi al lavoro, sottraendogli i documenti d’identità per utilizzarli nelle azioni terroristiche e proibendogli di lavorare nei cantieri sotto minaccia delle armi.
I gruppi terroristici hanno rubato automobili e macchinari, oltre ad aver sabotato e distrutto le proprietà che non possono essere sottratte. In un particolare caso, venti uomini armati hanno fatto irruzione in un cantiere, legando i guardiani e rubando i macchinari; uno di loro, prima di fuggire, ha detto: “Venderemo i materiali per finanziare i rivoluzionari e poi daremo fuoco al cantiere”.
Queste informazioni avvalorano ulteriormente la tesi che quanto avviene è il prodotto di azioni assolutamente criminali.
Quale sarebbe infatti lo scopo nel proibire agli impiegati di recarsi al lavoro o di lavorare nei cantieri o nel sottrargli i documenti d’identità, se non la distruzione della Siria, costruita con il lavoro dei cittadini per lunghi decenni?
Questi atti criminali sono in netto contrasto con le false pretese della “difesa della libertà”.

