
Una questione di dna
Nove giorni d’anticipo per celebrare il 25 aprile ed obliare i fratelli Mattei.
Boldrini e consanguinei diranno “casualità”, non è gente che si assume le proprie responsabilità. Fatto sta che i partigiani sono stati proclamati padroni di casa del parlamento della repubblica italiana. Lungi dal contraddirla, incalzo Boldrini: avrebbe dovuto dire che ne sono il simbolo più rappresentativo, sì è oggi virtuoso il parlamento.
La Russa – che nel 2009 celebrava il 25 aprile come momento di ritrovata unità fra tutti gli italiani – richiama risentito l’eccidio di Primavalle, compiuto dai nuovi partigiani. Che dei vecchi avevano metodi e stile: efferatezza e codardia. Banditi, appunto. Quelli nuovi, negli anni della contestazione, potevano almeno vantare la quantità, ché i loro vecchi eran quattro ratti salvo poi moltiplicarsi a guerra finita.
Grufolano in compagnia, nell’anticipata festività. Il presidente Mattarella, che a febbraio 2015 si proclamava “arbitro imparziale”, traduce questo impegno in queste affermazioni: “no a pericolose equiparazioni tra le parti”. Come non associarsi!
Non ci equipariamo alla canaglia del 25 luglio e dell’otto settembre. È questione di razza, presidente, proprio razza: le eliche del nostro DNA ruotano in senso contrario al vostro e sono orientate verticalmente.