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	<title>agi, Autore presso NoReporter</title>
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	<title>agi, Autore presso NoReporter</title>
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		<title>L&#8217;Europa cerca alloggio</title>
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		<dc:creator><![CDATA[agi]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 24 Mar 2026 22:19:00 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Featured]]></category>
		<category><![CDATA[Note]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Facilitare il processo</p>
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										<content:encoded><![CDATA[
<p>Forse in modo troppo teorico</p>



<p>In Europa mancano 10 milioni di abitazioni, gli affitti sono aumentati di oltre il 30% e sono i giovani e le famiglie a pagarne il prezzo. Per la prima volta, il Parlamento europeo definisce una tabella di marcia. Il Parlamento europeo, riunito in plenaria a Strasburgo, ha approvato il rapporto sulla crisi abitativa nell’Ue, che propone una serie di misure per garantire alloggi dignitosi, sostenibili e accessibili ai cittadini europei. La relazione, elaborata dalla commissione speciale Hous, è stata adottata con 367 voti a favore, 166 contrari e 84 astensioni.<br>Il testo chiede nuove iniziative europee per affrontare l’aumento dei prezzi e la carenza di abitazioni, sostenendo sia la costruzione sia la ristrutturazione. I deputati sollecitano che le future proposte legislative della Commissione prevedano fondi specifici per le ristrutturazioni, con l’obiettivo di migliorare le prestazioni energetiche degli edifici e contrastare la povertà energetica. Le nuove abitazioni dovrebbero rispettare standard elevati in materia di isolamento, efficienza energetica e qualità dell’aria.<br>L’Eurocamera chiede inoltre una quota adeguata di edilizia pubblica e sociale nelle città, per aumentare l’offerta e l’accessibilità economica degli alloggi, soprattutto per le persone vulnerabili. Il rapporto condanna con fermezza l’occupazione abusiva di immobili e invita a misure più severe per tutelare i proprietari.</p>



<p>“Oggi dimostriamo che il Parlamento europeo sta agendo per affrontare questa urgente crisi sociale ed economica, proponendo soluzioni pratiche e innovative. Tutti meritano un luogo da chiamare casa”, ha dichiarato Irene Tinagli (Pd), presidente della commissione speciale Hous ai microfoni dell&#8217;AGI.</p>



<p>Tra le proposte figurano anche la riduzione della burocrazia, con procedure digitali semplificate e un termine massimo di 60 giorni per il rilascio dei permessi, oltre a un maggiore sostegno fiscale per le famiglie a basso e medio reddito. I deputati chiedono la rimozione di ostacoli fiscali, come le elevate tasse di registrazione per l’acquisto della prima casa, e condizioni che rendano più accessibili gli affitti a lungo termine.<br>Il Parlamento sottolinea inoltre che una revisione delle norme sugli aiuti di Stato dovrebbe facilitare gli investimenti pubblici nell’edilizia sociale, rispettando le specificità dei mercati nazionali. Il rapporto chiede anche interventi per migliorare le condizioni dei lavoratori qualificati del settore, attraverso formazione, salari equi, maggiore mobilità all’interno dell’Ue, riconoscimento reciproco delle qualifiche e, se necessario, reclutamento di personale da Paesi terzi.</p>



<p>Il rapporto dedica attenzione anche al tema degli affitti brevi, chiedendo che la prossima normativa europea trovi un equilibrio tra sviluppo turistico e accessibilità degli alloggi. La norma, sottolinea l’Eurocamera, dovrebbe fissare obiettivi comuni a livello Ue, lasciando però flessibilità a Stati, regioni e autorità locali.<br>Il testo è frutto di un compromesso con il centrodestra, che ha suscitato l’opposizione dei gruppi The Left e Verdi. Leila Chaibi (The Left) ha denunciato l’influenza dei lobbisti del settore immobiliare e tecnologico, mentre i Verdi accusano il rapporto di riflettere le posizioni del Ppe. Favorevoli invece i liberali di Renew, che salutano l’approvazione come un passo avanti.</p>



<p></p>
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		<title>Saranno residui di migrazioni da Atlantide</title>
		<link>https://noreporter.org/saranno-residui-di-migrazioni-da-atlantide/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[agi]]></dc:creator>
		<pubDate>Sun, 15 Feb 2026 22:33:00 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Alterview]]></category>
		<category><![CDATA[Featured]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Sembra una conferma di alcune asserzioni di René Guénon</p>
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										<content:encoded><![CDATA[
<p>Per chi ha una preparazione specifica la cosa apparirà molto probabile</p>



<p>Una civiltà scomparsa, eppure avanzatissima, viveva sulla terra circa 40 mila anni fa. Non è la prima volta che una teoria archeologica rischia di spostare di decine di migliaia di anni indietro la storia del genere umano. Teorie spesso scontratesi contro la comunità internazionale degli archeologi, mai convinta da prove confutabili e restia all&#8217;idea di riscrivere la storia dell&#8217;uomo.<br>Ora un ricercatore inglese indipendente, Matthew LaCroix, ci riprova e afferma di aver individuato le prove dell&#8217;esistenza di una civiltà scomparsa, capace di sviluppare complessi codici attraverso forme geometriche, simboli e monumenti costruiti in diverse parti del globo, allo scopo di tramandare la memoria di eventi catastrofici. Una civiltà perduta capace di compiere osservazioni astronomiche, comprendere la struttura dell&#8217;universo, insegnarla e prevedere tragedie. Una scoperta che LaCroix afferma di aver effettuato negli antichi siti archeologici egiziani.</p>



<p>Le prove archeologiche globali<br>La ricerca dell&#8217;archeologo inglese è partita con l&#8217;identificazione di una serie di installazioni enormi a forma di T e piramidi situate in diverse, lontane tra loro, parti del mondo: est della Turchia, Egitto, Sud America e Cambogia. &#8220;Si tratta di simboli uguali, eppure rinvenibili in posti dove non dovrebbero essere. Come potrebbe esistere una forma di comunicazione tra luoghi così lontani?&#8221;, afferma l&#8217;archeologo. Secondo LaCroix la medesima mano o la medesima cultura avrebbero scolpito e lavorato i leoni, le T, le piramidi ricavate dalle pietre dei siti turchi di Ionis e Kefkalesi (nella foto), dell&#8217;egiziana Giza e della boliviana Tiwanaku.</p>



<p>La teoria del cosmogramma e la datazione<br>Le prove raccolte hanno spinto LaCroix ad abbandonare le teorie tradizionali e datare a 38 mila anni fa la costruzione di queste maestose architetture, a partire dalle piramidi e dalla Sfinge. Al centro di questa nuova, affascinante e visionaria teoria c&#8217;è quello che LaCroix chiama &#8216;cosmogramma&#8217;, un modello geometrico con cui nell&#8217;antichità si insegnava la forma dell&#8217;universo. Piramidi, colonne a forma di T e piramidi invertite rappresenterebbero l&#8217;oltrevita e il sottosuolo, il mondo celeste e il mondo reale.</p>



<p>Il codice tramandato e l&#8217;axis mundi<br>&#8220;La porta sinistra porta nel regno del reale, l&#8217;inferno e il regno del metafisico; al contrario, dalla porta destra si accede nel mondo celeste. La T rappresenta la porta di mezzo che dà equilibrio al sistema, l&#8217;asse del mondo &#8216;axis mundi&#8217; e l&#8217;architrave che connette i due mondi&#8217;&#8221;, spiega LaCroix, convinto che si tratti di un codice tramandato per le civiltà future. Un messaggio che il mondo ignora, andando anzi, secondo l&#8217;archeologo inglese, nella direzione opposta. &#8220;Abbiamo le prove che siamo creature celesti e divine connesse con tutto il resto e parte di esso…dovremmo vivere in armonia con la terra e l&#8217;universo e invece siamo sulla strada sbagliata&#8221;.</p>
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		<title>Asset d&#8217;influenza sugli scenari mondiali</title>
		<link>https://noreporter.org/asset-dinfluenza-sugli-scenari-mondiali/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[agi]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 13 Jan 2026 22:15:00 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Featured]]></category>
		<category><![CDATA[Glob]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Le sei zampe su cui ci muoviamo</p>
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										<content:encoded><![CDATA[
<p>Riassetto</p>



<p>Eni annuncia che dal primo gennaio 2026 è stato conferito il ramo di azienda dell&#8217;unità di business Refining Evolution &amp; Transformation alla nuova società Eni Industrial Evolution S.p.A., che avrà l&#8217;obiettivo di assicurare la gestione degli asset tradizionali (raffinerie e depositi) in Europa e Medio Oriente e di consolidare il percorso di trasformazione industriale, anche in ottica di economia circolare, attraverso lo sviluppo di nuove filiere industriali.<br>L&#8217;operazione, che implica l&#8217;ottimizzazione della gestione e la semplificazione e accelerazione dei processi che caratterizzano i business coinvolti, si inserisce nell&#8217;ambito della strategia di Eni volta ad assicurare un&#8217;offerta energetica completamente decarbonizzata sia nei processi produttivi, sia ai consumatori, cogliendo le opportunità e le prospettive di crescita offerte dalla transizione energetica.</p>



<p>Il perimetro di Eni Industrial Evolution dal primo gennaio scorso comprende le raffinerie di Sannazzaro de&#8217; Burgondi (Pavia) e di Taranto, la partecipazione nella jv della Raffineria di Milazzo e la raffineria di Livorno, lo stabilimento di Robassomero, il Centro Ricerche Sud di San Filippo del Mela, gli asset di logistica primaria, ovvero i depositi e oleodotti, e le partecipazioni in Ecofuel S.p.A e Costiero Gas Livorno Spa.<br>L&#8217;operazione societaria intende sviluppare nuove filiere nell&#8217;ambito della trasformazione industriale, valorizzando le competenze delle persone e le tecnologie maturate nelle attività di downstream, per garantirne un futuro all&#8217;insegna della sostenibilità ambientale, sociale ed economica.</p>



<p>Le attività di lavorazione di materie prime e semilavorati nelle raffinerie, nonché di ricezione, movimentazione, stoccaggio e riconsegna di prodotti nelle raffinerie e nei depositi, saranno garantite da contratti tra Eni e Eni Industrial Evolution, a cui saranno volturate le licenze e autorizzazioni, incluse quelle doganali.Presidente e Amministratore delegato di Eni Industrial Evolution è Umberto Carrara.</p>



<p></p>
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		<title>Chinitaly</title>
		<link>https://noreporter.org/chinitaly/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[agi]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 16 Dec 2025 22:26:00 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Featured]]></category>
		<category><![CDATA[Glob]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Concorrenza sleale</p>
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]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[
<p>Interviene la magistratura</p>



<p>La Procura di Milano ha notificato 13 ordini di consegna a altrettante case della moda che avrebbero &#8220;utilizzato manodopera cinese in condizione di pesante sfruttamento&#8221;. Le maison coinvolte sono: Dolce &amp; Gabbana, Prada, Versace, Guccio Gucci, Missoni, Ferragamo, Yves Saint Laurent, Givenchy, Pinko, Coccinelle, Adidas, Alexander McQueen Italia, Off-White Operating.</p>



<p>Le reazioni politiche<br>&#8220;Il pubblico ministero Paolo Storari, insieme ai carabinieri del Nucleo ispettorato del lavoro, ha notificato 13 ordini di esibizione documentale ad altrettanti marchi del lusso &#8211; da Dolce &amp; Gabbana a Prada, da Versace a Gucci, passando per Missoni, Ferragamo, Yves Saint Laurent, Givenchy, Pinko, Coccinelle, Adidas, Alexander McQueen Italia e Off-White Operating. Tutti coinvolti, a vario titolo, nelle inchieste sugli opifici cinesi clandestini che operano come subfornitori in condizioni di sfruttamento e illegalita&#8217;&#8221;. Lo afferma Marco Grimaldi di Avs intervenendo nell&#8217;Aula di Montecitorio.</p>



<p>&#8220;Non si tratta di episodi isolati &#8211; prosegue il vicecapogruppo rossoverde alla Camera &#8211; ma di un sistema strutturato che appalta e subappalta fino a sette livelli, che tollera laboratori-dormitorio illegali, dove lavoratrici e lavoratori, spesso migranti, sono costretti a turni massacranti senza diritti, senza sicurezza, senza dignità. È li&#8217; che nascono le borse da migliaia di euro prodotte a pochi spiccioli e rivendute con ricarichi fino al 10.000%. È li&#8217; che si suda sfruttamento, e dove purtroppo, si muore. Come il giovane del Bangladesh, deceduto nel 2023 a Trezzano sul Naviglio nel suo primo giorno di lavoro. Chiediamo con urgenza una comunicazione in Aula della Presidente del consiglio Giorgia Meloni, insieme ai ministri Urso e Calderone. Basta con le difese d&#8217;ufficio, basta con gli audit di facciata, basta con le leggi che proteggono i forti e abbandonano i deboli. Serve verità, serve giustizia, serve una riforma radicale delle filiere produttive. E serve il coraggio di dire i nomi, perché chi produce lusso sulla pelle degli ultimi non può più nascondersi. Il vero prestigio dell&#8217;Italia &#8211; conclude Grimaldi &#8211; non sta nei loghi cuciti sulle etichette, ma nei diritti garantiti a chi quelle etichette le cuce. Basta lavoro povero in un&#8217;Italia ricca, basta moda per super ricchi costruita sullo sfruttamento. La dignità del lavoro non è negoziabil</p>
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		<title>Non facciamo tanti bambini ma li teniamo al sicuro</title>
		<link>https://noreporter.org/non-facciamo-tanti-bambini-ma-li-teniamo-al-sicuro/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[agi]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 09 Dec 2025 22:26:00 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Featured]]></category>
		<category><![CDATA[Tempi Moderni]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Paradossi contemporanei</p>
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]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[
<p>Non che sia sbagliato di per sé</p>



<p>Il Parlamento europeo ha dato il via libera definitivo &#8211; tramite annuncio e senza votazione &#8211; alle nuove norme sulla sicurezza dei giocattoli, già concordate in via provvisoria con gli Stati membri, per rafforzare la tutela della salute e dello sviluppo dei bambini. L&#8217;aggiornamento della direttiva in vigore, risalente al 2009, è una risposta all&#8217;aumento degli acquisti online (anche al di fuori dell&#8217;Ue) e all&#8217;uso delle tecnologie digitali. Gli Stati membri e gli operatori del settore avranno un periodo di transizione di quattro anni e mezzo per attuare le nuove misure.</p>



<p>Oltre all&#8217;attuale divieto sulle sostanze cancerogene, mutagene o tossiche per la riproduzione (Cmr), le nuove norme vietano anche le sostanze chimiche che presentano rischi particolari per i bambini, come gli interferenti endocrini, le sostanze dannose per il sistema respiratorio e le sostanze chimiche tossiche per la pelle e altri organi. Vietano inoltre l&#8217;uso intenzionale di sostanze alchiliche perfluorurate e polifluorurate (Pfas) e alcuni tipi di bisfenoli più pericolosi.</p>



<p>Controllo rigoroso sulle sostanze chimiche<br>Le fragranze allergizzanti saranno vietate nei giocattoli per bambini sotto i 3 anni e nei giocattoli destinati a essere messi in bocca. Prima di immettere un giocattolo sul mercato, i produttori dovranno effettuare una valutazione della sicurezza per tutti i potenziali pericoli: chimici, fisici, meccanici ed elettrici. Dovranno inoltre verificare l&#8217;infiammabilità, l&#8217;igiene e la radioattività dei giocattoli e tenere conto delle vulnerabilità specifiche dei bambini. Se del caso, dovranno ad esempio garantire che i giocattoli digitali non comportino rischi per la salute mentale dei bambini.</p>



<p>Migliore applicazione e passaporto digitale<br>Le nuove norme ridurranno il numero di giocattoli non sicuri grazie a una migliore applicazione delle norme e a controlli doganali più efficienti. Tutti i giocattoli dovranno essere muniti di un passaporto digitale del prodotto (Dpp) chiaramente visibile, che attesti la conformità alle pertinenti norme di sicurezza. Il Dpp migliorerà la tracciabilità dei giocattoli e renderà più semplici ed efficienti la sorveglianza del mercato e i controlli doganali. Offrirà inoltre ai consumatori un facile accesso alle informazioni e alle avvertenze sulla sicurezza, ad esempio tramite un codice Qr.</p>



<p>Il regolamento chiarisce e introduce requisiti più rigorosi per gli operatori economici (come produttori, importatori, distributori e fornitori di servizi). Ad esempio, i fabbricanti saranno tenuti a riportare le avvertenze in un linguaggio facilmente comprensibile e, in caso di rischi legati ai giocattoli, dovranno adottare misure correttive e informare immediatamente le autorità di vigilanza del mercato e i consumatori. Poiché svolgono un ruolo sempre più importante nella vendita e nella promozione dei giocattoli, i mercati online saranno tenuti a configurare le loro piattaforme in modo da consentire ai venditori di esporre il marchio Ce, le avvertenze di sicurezza e i passaporti digitali dei prodotti. I giocattoli non conformi alle norme di sicurezza saranno considerati &#8220;contenuti illegali&#8221; ai sensi della legge sui servizi digitali.</p>



<p></p>
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		<title>Atomiche che galleggiano</title>
		<link>https://noreporter.org/atomiche-che-galleggiano/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[agi]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 24 Nov 2025 22:21:00 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Featured]]></category>
		<category><![CDATA[Glob]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Undici sui mari</p>
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]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[
<p>Il sistema americano delle portaerei</p>



<p>La US Navy ha in servizio attualmente 11 portaerei. Dieci sono quelle della Classe Nimitz (la capoclasse entrò in servizio nel 1975) e una è la nuova Gerald R. Ford, capoclasse delle prossime dieci portaerei in programma. La vecchia Nimitz andrà in disarmo all&#8217;entrata in servizio della Kennedy (Classe Ford) che era prevista per quest&#8217;anno ma è slittata. La terza portaerei di nuova generazione, l&#8217;Enterprise, è prevista per il 2029.<br>La flotta è dislocata per metà in basi sull&#8217;Atlantico e per metà su quella del Pacifico. Sull&#8217;Atlantico ci sono cinque portaerei nella gigantesca base di Norfolk, in Virginia, 146 chilometri quadrati, più grande della città di Bologna (140 km2).</p>



<p>Il gruppo di battaglia di una portaerei<br>Ogni portaerei opera con un Gruppo di battaglia che comprende 1 portaerei, classe Nimitz o classe Ford; 2 incrociatori lanciamissili, classe Ticonderoga, equipaggiati con missili Tomahawk con capacità di attacco a lungo raggio; 2 cacciatorpediniere lanciamissili, classe Arleigh-Burke, usati principalmente per scongiurare attacchi dall&#8217;aria o attacchi sottomarini; 2 sottomarini nucleari d&#8217;attacco classe Los Angeles, utilizzati in supporto alla ricerca e distruzione di naviglio ostile navigante sopra e sotto la superficie; 1 nave appoggio per rifornimenti delle classi Sacramento o Supply ed eventualmente una nave porta munizioni e una o più petroliere di squadra per il rifornimento dei velivoli.</p>



<p>Dimensioni ed equipaggio delle portaerei<br>Le portaerei della Classe Nimitz dislocano oltre 100.000 tonnellate e hanno a bordo oltre 5.500 uomini d&#8217;equipaggio e fino a 90 velivoli fra aerei ed elicotteri. La Classe Ford ha bisogno di meno personale, ma dimensioni e stazza sono appena superiori.</p>



<p>Le portaerei: città galleggianti nucleari<br>Sono vere e proprie città galleggianti che si muovono in mare a oltre 30 nodi (circa 60 chilometri orari) grazie a due reattori nucleari con una potenza di circa 200 MW che azionano quattro assi di eliche. La portaerei può teoricamente restare in missione per 20 anni. Ogni 25 anni vengono sottoposte a un costoso (circa 3 miliardi di dollari) processo di revisione e rifornimento dei reattori nucleari.</p>
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]]></content:encoded>
					
		
		
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		<title>L&#8217;Intelligenza Artificiale evolve</title>
		<link>https://noreporter.org/lintelligenza-artificiale-evolve/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[agi]]></dc:creator>
		<pubDate>Sun, 12 Jan 2025 22:02:00 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Featured]]></category>
		<category><![CDATA[Tempi Moderni]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Ma consuma tanta energia</p>
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]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[
<p>Fino al punto di metterci in crisi</p>



<p>La storia dell’umanità è una progressiva sequenza di “esternalizzazione” di attività biologiche. Con il fuoco abbiamo delegato alla fiamma parte del processo digestivo; questo ci ha consentito di liberare ore della giornata altrimenti destinate in maniera sonnolenta ad assorbire il cibo crudo (per comparazione si guardi ai tempi di riposo dei felini). Inoltre, le successive modifiche della mascella e del cranio hanno favorito lo sviluppo di nuove aree del cervello destinate alla creatività. Con le macchine della rivoluzione industriale abbiamo poi eseguito molte attività con strumenti idonei a rimpiazzare l’azione muscolare. Abbiamo anche imparato a fare cose nuove come volare e muoverci su mare e terra ad una velocità imbattibile per ogni essere vivente. E quindi moltiplicato i gesti e gli oggetti che soddisfano i nostri fabbisogni quotidiani.<br>L’uomo è un animale pigro che sta cercando da millenni la strada ottimale per aumentare il proprio tempo libero e la capacità produttiva. Facciamo meno fatica e consumiamo meno energia calorica, ma aumentiamo il consumo energetico degli oggetti che ci sostituiscono e sfruttiamo sempre più l’ambiente che ci circonda. Oggi ci muoviamo verso un ulteriore passo nel processo di rimpiazzo delle nostre fatiche: abbiamo scoperto che anche il pensiero può essere esternalizzato. Inizialmente la sola attività di calcolo (è almeno tre decenni che lo stiamo facendo con i computer) ma da qualche anno anche parte del pensiero creativo.</p>



<p>Un’infanzia promettente<br>Le nuove intelligenze sono ancora in infanzia, ma sono già leader su tutta una serie di attività. Sono in grado di superare esami di neurochirurgia, di sommelier (senza la prova pratica sic!), dominano il trading borsistico, la logistica, scrivono articoli e compilano canzoni (inascoltabili) e film (inguardabili).<br>Negli scacchi sono 25 anni che ci sconfiggono, ma solo recentemente usano pensieri creativi.<br>Si stanno esercitando a batterci a Diplomacy, un gioco da tavolo che richiede il dialogo e la persuasione tra i giocatori per stringere alleanze. Imparano da sole, attraverso lo sviluppo di reti neurali che procedono con continue simulazioni e la progressiva focalizzazione su contenuti chiave. GPT (Generative Pretrained Trasformer) è il più noto modello di intelligenza artificiale, che consente di costruire testi, rispondere a domande e produrre immagini. Nato ufficialmente nel 2017 è già arrivato alla quarta versione. Il sistema è stato sviluppato progressivamente attraverso autoapprendimento (pre-training) e fine tuning successivo con supporto umano. Ma questa attività ha un costo energetico enorme: le nuove macchine pensanti devono studiare ed affinarsi per essere utili. E poi sviluppano i loro percorsi logici durante la fase di utilizzo (inferenza). Le due fasi hanno intensità energetica differente: nella prima, come per un bambino, lo sforzo di apprendimento è faticoso.</p>



<p>L’intelligenza artificiale, in particolare il machine learning e il deep learning, consuma molto più energia rispetto alle applicazioni software tradizionali, per via della complessità computazionale associata all’addestramento dei modelli e all’elaborazione dei dati<br>Durante il pre-training tutto il focus è concentrato nelle CPU e TPU, cioè le computer processing unit e le tension processing unit. Il consumo per allenare la nuova intelligenza in tale fase può riguardare anche qualche centinaio di megawattora, pari a quello di una piccola città per qualche settimana. Durante l’inferenza, cioè quando l’intelligenza artificiale risponde alle domande dei propri utenti, il consumo è inferiore e limitato a CPU e GPU, cioè le unità grafiche che facilitano l’elaborazione degli algoritmi; resta comunque piuttosto elevato perché determinato da miliardi di informazioni che devono essere analizzate e selezionate. Oggi riguarda 1 milione di operazioni al giorno con un consumo stimato nell’ordine dei 200-300 kWh al giorno, un numero destinato ad aumentare radicalmente con il progressivo diffondersi di questa tecnologia e la sua applicazione a maggiori utilizzi.</p>



<p>Una tecnologia energivora<br>Non sorprende che l’intelligenza artificiale risulti largamente inefficiente rispetto al cervello umano (che consuma solo 0,4 kWh al giorno anche se è impegnato nei milioni di decisioni intellettuali e muscolari anche inconsce), ma il dato che sorprende di più emerge dal confronto con altre applicazioni software tradizionali. Nel caso del processo di apprendimento la IA consuma fino a 100.000 volte di più, mentre durante la fase di inferenza tra 10 e 100 volte a seconda dei compiti richiesti. Secondo la IEA i data center consumano ogni anno il 2 percento del power con 460 Twh, pari al consumo elettrico di un paese come la Germania. Tale valore è atteso raddoppiare in due-tre anni proprio per effetto dell’intelligenza artificiale. E, contrariamente alla narrazione per cui digitale uguale immaterialità e rispetto dell’ambiente, anche queste macchine contribuiscono al surriscaldamento del pianeta.<br>Ad oggi il sistema informatico ha già una impronta carbonica significativa, pari al 2 percento delle emissioni globali, l’equivalente del trasporto aereo. Una dimensione che sarà destinata ad aumentare tenuto conto chiaramente che l’intermittenza è nemica dei processi di calcolo. Inoltre, l’effetto di riscaldamento determinato dall’elaborazione comporta la necessità di raffreddare i sistemi informatici. Secondo alcune stime i data Center consumano fino a 500-700 miliardi di litri d’acqua all’anno, un ammontare che è previsto aumentare a fine decade. Sicuramente ci saranno processi di ottimizzazione ed efficienza ma la dimensione di crescita del consumo è esponenziale e per larga parte ancora completamente imprevedibile.</p>



<p>In conclusione, l’umanità sta aggiungendo nuovi enti (non biologici) che hanno bisogno di essere sfamati (con elettricità) e dissetati. Se pensiamo ad un futuro in cui 8 miliardi di cervelli diventeranno 10 entro metà secolo, aspirando a migliorare sensibilmente le loro prospettive di esistenza, facciamo un calcolo solo parziale. A quei miliardi si aggiungeranno, infatti, milioni di cervelli artificiali che impareranno a fare di tutto. Negoziare, vendere, assisterci, fotografare, scrivere e guidare. E forse a fingere di amarci.<br>Chi ambisce a contenere i consumi energetici nelle prossime decadi con eroiche assunzioni di efficienza, si perde probabilmente qualche pezzo del puzzle. E dovrà probabilmente ricalibrare gli strumenti energetici che potranno soddisfare queste popolazioni biologiche elettroniche in continua crescita.</p>
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		<title>Il chiodo, il fuoco</title>
		<link>https://noreporter.org/il-chiodo-il-fuoco/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[agi]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 21 Nov 2024 22:12:00 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Featured]]></category>
		<category><![CDATA[Note]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Quando per mettere in ordine anche in casa si passava per il rito</p>
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<p>Akragas</p>



<p>Un chiodo viene piantato nel suolo e un fuoco viene acceso, prima di rifare il pavimento di una stanza; qualche mese più un là un dado è tirato sul tavolo, nella stessa stanza, e una voce allegra esclama di un punto conquistato: la vita degli antichi greci di Akragas riaffiora pian piano nella Valle dei Templi (in foto), dove si scava tra il tempio di Giunone e quello della Concordia.<br>La pazienza degli archeologi, e la loro cura e decisione nel maneggiare palette, secchi, spazzole, e cazzuole (l&#8217;attrezzo indispensabile è la trowel, una sorta di cazzuola inglese con lama da 10 cm e piatto a forma di rombo, robustissima ma elastica e con una punta arrotondata per non danneggiare i reperti) riportano alla luce gli oggetti della quotidianità greca, che non hanno la spettacolarità di altri grandiosi ritrovamenti ma raccontano, forse più di questi, come si viveva nel V secolo avanti Cristo e in cosa noi possiamo riconoscere.</p>



<p>Il chiodo, racconta il sacro<br>Il team di scavo, diretto dall&#8217;archeologa Maria Concetta Parello nel Parco Archeologico diretto da Roberto Sciarratta, lo ha trovato nella casa settima B. Era sotto una coppetta in ceramica. &#8220;Si tratta di una casa &#8211; spiega Parello all&#8217;AGI &#8211; le cui ultime fasi si concludono alla fine del V secolo avanti Cristo. È un edificio che ha una storia e come tutte le case ha visto rifacimenti, restauri, tanti interventi che ne hanno modificato l&#8217;aspetto. Tutte le volte che i greci dovevano passare dal disordine all&#8217;ordine, intervenivano con un&#8217;azione rituale. Nel mondo greco, e anche in quello romano, il rito voleva propiziare il favore degli dei e veniva fatto nel momento precedente l&#8217;avvio del restauro o del rifacimento di una parte: nel nostro caso, un pavimento che di lì a breve avrebbero innalzato. Piantato il chiodo, che simbolicamente, sigilla il momento dell&#8217;azione rituale, vi hanno acceso sopra un fuoco di legna e, probabilmente, di essenze; poi lo hanno spento con una coppetta rovesciata. In una casa come questa i greci del V secolo avanti Cristo vivevano la loro quotidianità: sono gesti che ci raccontano una vita in cui oggi potersi riconoscere&#8221;.</p>



<p>&#8220;Chi visita i resti di una città o un museo &#8211; dice all&#8217;AGI Sciarratta, che guida il più grande parco archeologico d&#8217;Europa &#8211; vuole sapere, guardando un cratere (un antico vaso usato per mescere vino e acqua per i banchetti, ndr), chi erano e cosa facevano i proprietari di quel cratere, com&#8217;era quella città a quei tempi. Abbiamo la fortuna di avere trovato in quest&#8217;area di scavo, quasi perfettamente conservate, testimonianze di un&#8217;epoca di grande vitalità, che oggi possiamo narrare e far vedere attraverso cantieri aperti al pubblico&#8221;.<br>Così, con lo stesso approccio divulgativo e rigoroso al tempo stesso, il Parco racconta la storia antica attraverso progetti educativi per bambini e ragazzi; con il Giadino della Kolymbetra, il paesaggio e le sue colture producendo prodotti come vino, olio, farine e, ultimamente, un panettone con canditi e mandorle della Valle dei Templi.</p>
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		<title>La fortuna senza bende</title>
		<link>https://noreporter.org/la-fortuna-senza-bende/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[agi]]></dc:creator>
		<pubDate>Sun, 03 Nov 2024 22:03:00 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Featured]]></category>
		<category><![CDATA[Storia&sorte]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Il progresso non è così terribile come taluni pretendono</p>
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<p>Operazione in 3D per salvare la vista a un neonato</p>



<p>Un neonato è stato salvato dalla cecità grazie al primo intervento al mondo di chirurgia in entrambi gli occhi, sulla parte anteriore e posteriore, eseguito con una tecnologia 3D. È accaduto presso l&#8217;Oculistica dell&#8217;ospedale Molinette della Città della Salute di Torino. Il bimbo, di appena 40 giorni, era affetto da cataratta congenita associata a una rarissima e grave patologia della parte posteriore dell&#8217;occhio, causata da un incompleto sviluppo anatomico dell&#8217;occhio stesso. Il piccolino alla nascita non presentava nessun problema di salute, ma già nei primissimi giorni di vita era stata rilevata la presenza di un anomalo riflesso bianco (leucocoria).</p>



<p>Senza l&#8217;intervento tempestivo, il bimbo sarebbe inevitabilmente andato incontro ad una condizione di cecità, senza possibilità successiva di un recupero della vista. Questo nuovo sistema di visualizzazione permette al chirurgo una percezione della profondità molto più accurata rispetto ai tradizionali microscopi e questo aspetto è stato di fondamentale importanza in un occhio di dimensioni così piccole come quelle di un neonato per poter eseguire le delicatissime manovre chirurgiche necessarie, riducendo le possibili complicanze durante la chirurgia.</p>



<p>l piccolo paziente sarà sottoposto ad un rigoroso monitoraggio postoperatorio per valutare la risposta dell&#8217;occhio alla chirurgia e garantire il miglior recupero visivo possibile. &#8220;La tempestività dell&#8217;intervento e la competenza degli specialisti di tutti gli ospedali della Città della Salute di Torino &#8211; dichiara Federico Riboldi, assessore alla Sanità della Regione Piemonte &#8211; sono state determinanti per offrire al neonato una possibilità concreta di vedere la bellezza del mondo attorno a se'&#8221;.</p>



<p>Per il direttore generale della Città della Salute di Torino Giovanni La Valle &#8220;L&#8217;intervento rappresenta un esempio significativo dei progressi della chirurgia oculistica e di come l&#8217;utilizzo delle innovazioni tecnologiche alla Città della Salute di Torino permettano di affrontare i casi più complessi, fino a poco tempo fa ritenuti non trattabili, come in questo caso, dove i nostri professionisti in un intervento senza precedenti hanno dato nuove speranze di vista ad un piccolo neonato&#8221;.</p>
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		<title>È quasi una prima assoluta</title>
		<link>https://noreporter.org/e-quasi-una-prima-assoluta/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[agi]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 21 Oct 2024 22:18:00 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Featured]]></category>
		<category><![CDATA[Storia&sorte]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Finora uccidere un tedesco non era reato</p>
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<p>Non hanno mai represso i criminali DDR</p>



<p>Czeslaw Kukuczka era un piantagrane. Fervente socialista in gioventù si era presto disamorato dell&#8217;Idea e per anni si era arrabattato con dei lavoretti fino a che non aveva finito per indossare la divisa da pompiere a Jaworzno, la città della Slesia polacca assurta all&#8217;infamia della Storia per aver ospitato un campo di sterminio nazista. Un piantagrane, si diceva, passato per la galera per appropriazione indebita e che non si era fatto scrupolo di sparire da casa &#8211; dove aveva moglie e tre figli &#8211; per ricomparire settimane dopo, in una gelida mattina del 29 marzo del 1974, negli uffici del consolato polacco a Berlino, &#8216;armato&#8217; di un filo collegato a un interruttore che spariva in una manica del cappotto.</p>



<p>Agli impiegati disse che se non gli avessero concesso un visto per passare a Ovest si sarebbe fatto saltare in aria in mezzo a loro e che se non fosse uscito sano e salvo &#8211; e con il passi &#8211; dalla missione diplomatica, un complice avrebbe fatto esplodere una bomba nell&#8217;Istituto polacco di cultura. Poche ore dopo, tre studentesse della Germania Ovest che tornavano da una gita nell'&#8221;esotica&#8221; Berlino Est, videro un uomo superarle in malo modo al valico di frontiera di Friedrichstrasse. Era vestito in modo sciatto, ma sembrava felice: in una mano stringeva un passaporto e nell&#8217;altra un visto.</p>



<p>Non potevano sapere che Czeslaw Kukuczka era a un passo dalla libertà, pronto a raggiungere le sue zie a Hollywood, non quella dei sogni in California, ma quella più modesta in Florida. Sorrideva, il trentottenne piantagrane di Jaworzno, anche mentre alle sue spalle un uomo in cappotto nero e occhiali scuri sollevava una Walther PPK, gli appoggiava la canna alla nuca e premeva il grilletto. Dopo quasi mezzo secolo sono state quelle tre studentesse a riconoscere Martin Naumann nell&#8217;uomo dietro le lenti scure e nel cappotto nero. E la loro testimonianza è stata determinante per condannare l&#8217;ormai 80enne ex agente della Stasi, la polizia segreta della Germania dell&#8217;Est, a 10 anni di carcere per omicidio.</p>



<p>La sentenza, che arriva quasi 35 anni dopo la caduta del Muro di Berlino, segna la prima condanna inflitta a un ex agente della Stasi per un omicidio commesso in servizio. Naumann aveva ricevuto dai suoi comandanti l&#8217;ordine di &#8220;rendere inoffensivo&#8221; Kukuczka, un eufemismo per indicare l&#8217;assassinio dei dissidenti. Il giudice Bernd Miczajka ha espresso rammarico per il fatto che coloro che diedero l&#8217;ordine non possono più essere processati e ha sottolineato come Naumann abbia commesso l&#8217;omicidio &#8220;senza pietà&#8221;.</p>



<p>La condanna, ha detto Daniela Muenkel, responsabile degli archivi della Stasi a Berlino, ha un &#8220;grande significato simbolico&#8221; negli sforzi della Germania di espiare le crudeltà commesse dalla dittatura comunista. I pubblici ministeri avevano chiesto la condanna a 12 anni per Naumann che ha negato le accuse e si è sempre rifiutato di rivolgersi alla Corte. I suoi avvocati hanno sostenuto che nulla provava che fosse stato lui a sparare o che piuttosto non si trattasse di omicidio colposo, per il quale sarebbero già trascorsi i termini di prescrizione.</p>



<p>Il Tribunale ha deciso altrimenti. In totale, almeno 140 persone furono uccise mentre tentavano di attraversare il Muro di Berlino tra il 1961 e il 1989, e centinaia di altre morirono nel tentativo di fuggire dalla Germania dell&#8217;Est con altri mezzi. Le indagini iniziali sulla morte di Kukuczka negli anni &#8217;90 non avevano portato a nulla, ma il caso fu ripreso dopo che la Polonia emise un mandato di arresto europeo per Naumann nel 2021. Il ritardo decennale illustra le sfide che la Germania ha dovuto affrontare nel rendere giustizia alle vittime dell&#8217;ex governo comunista. Durante gli anni &#8217;90, un totale di 251 persone sono state accusate di crimini commessi per conto della Stasi, tuttavia due terzi dei procedimenti penali si sono conclusi con un&#8217;assoluzione o senza un verdetto e solo 87 imputati sono stati condannati, la maggior parte con condanne lievi.</p>
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