
Bologna sempre più da vicino
Nell’affollatissima Bologna dei primi dell’agosto del 1980 si trovava anche Francesco Marra.
Come ha giustamente rilevato Enzo Raisi questo porta il numero dei “compagni” presenti al momento della strage sicuramente a tre (Marra, Kramm e la Frölich) se non a quattro (Di Vittorio) o addirittura a cinque (il possibile disintegrato).
Non bisogna omettere di considerare che è assolutamente plausibile che Marra a Bologna ci si trovasse per caso, mentre è assai inverosimile che si possa dire altrettanto a proposito di Kramm e della Frölich.
E soprattutto è vero quello che Raisi fa notare: ovvero che, pur con “compagni” presenti in odore di terrorismo (i due tedeschi operanti tra il gruppo Carlos e la Stasi e il Marra con una milizia nelle BR), si è cercato di incastrare dei neri che a Bologna nulla prova che ci fossero, anzi.
Dobbiamo partire di qui. Senza lasciarci con ciò depistare e farci incanalare con l’imbuto in piste preconfezionate con regolare capro espiatorio. Piste che ci si ripresentano oggi con suoni di fanfare e di grancassa.
Per decenni ha retto la verità di comodo della P2, ora non bisogna sostituirla con quella delle 2P (Pellizzaro-Pacifici) che, per cantare la maggior gloria d’Israele insistono su di una traballante e inverosimile pista palestinese ignorando tutti gli intrecci e i dati che conducono a conclusioni diametralmente opposte, su cui ci siamo lungamente soffermati con ricostruzioni verso le quali, in calce, riportiamo i link.
L’intreccio bolognese di “compagneria” italo-tedesca e di assi geografici franco-italiani lascia ovviamente aperta la porta a più ipotesi tecniche: la strage voluta e commessa con stupida semplicioneria, quella avvenuta per errore durante un trasporto, la strage per sabotaggio o quella per anticipazione.
Marra secondo Franceschini
Come si debba leggere la contiguità del Marra con i due tedeschi e forse con il Di Vittorio resta un quesito.
Su Kramm e la Frölich abbiamo argomentato a suo tempo, ma che dire di Marra?
Un ex terrorista che avrebbe abbandonato la lotta armata cinque anni prima? E’ possibile. Franceschini però è di ben altro avviso ed ecco esattamente quello che dice nei suoi riguardi:
“In tutto parteciparono all’azione (il sequestro Sossi) se non sbaglio 18 persone. Ora, tutti i partecipanti, anche grazie alle dichiarazioni di diversi pentiti, vennero poi identificati, arrestati, processati e condannati. Tutti, tranne uno… Chi? Francesco Marra, era uno dei componenti del primo gruppo, un ex paracadutista, il più addestrato militarmente di tutti noi. Anche in via Fani, quando presero Moro, c’era un killer molto addestrato che non è mai stato identificato… Appunto. E lei sa chi è? No. Torniamo a Marra. Perchè si salvò? Leggendo gli atti del processo Sossi, fui colpito dalla testimonianza di un compagno pentito, Alfredo Buonavita. Era uno dei quattro del primo gruppo, e ai magistrati aveva ricostruito i fatti con estrema precisione. Con un solo errore: tra i partecipanti all’azione, aveva omesso il nome di Marra, indicando al suo posto quello di Moretti, che però non aveva partecipato all’azione. Buonavita non poteva essersi sbagliato perché conosceva tutto nei dettagli: forse avrà voluto coprire Marra, pensai. Pensò la cosa più logica. Già. Solo che poi scoprii che Marra in realtà era già allora un infiltrato della polizia. Ruolo confermato addirittura da una sentenza del Tribunale di Milano, il 5 luglio 2001. A Buonavita chiesero dunque di non fare il nome di Marra? Per forza. Se Marra era un infiltrato, questo significa che la polizia, e quindi il Ministero degli Interni, sapeva che stavate preparando il sequestro Sossi e vi lasciò fare… È doloroso ammetterlo, ma è così. Marra però non sapeva dov’era la prigione di Sossi. Ma intuiva più o meno in che zona poteva essere e conosceva il tipo di auto (e targa) con la quale io e la Cagol ci muovevamo. E infatti, se si ricostruiscono le indagini dell’epoca, ci si accorge che erano indirizzate sulla base di informazioni precise che qualcuno certamente forniva agli inquirenti”.
Coincidenze, montagne e sassolini
Si può credere o no a Franceschini ma riteniamo che qualche dettaglio vada aggiunto.
Marra nella sua colonna aveva agli ordini gente del Superclan, tra cui Franco Troiano che seguì Simioni dopo che questi venne ai ferri corti con Curcio in seguito all’attentato dinamitardo che aveva commissionato ad Atene e Arnaldo Lintrani che si trovava a Brescia durante la strage di Piazza della Loggia. La medesima strage “fascista” (e ti pare) di cui però l’associazione italocubana era al corrente la notte prima e da fonti amiche…
Singolare coincidenza: gente del Superclan sia a Bologna che a Brescia senza parlare delle piste torbide dell’Italicus.
Sia chiaro: non abbiamo la sindrome dei magistrati né l’infezione mentale tipica dell’antifascismo e quindi siamo dispostissimi a prendere le coincidenze come tali e a non giurare sulla colpevolezza di nessuno. A noi basterebbe che gli elementi venissero presi in considerazione tutti anziché procedere come si è fatto finora, ingigantendo quando non inventando di sana pianta quelli che puntano contro la destra radicale e rimuovendo o minimizzando gli altri.
Però dev’essere altrettanto chiaro che siamo stufi di sentirci raccontare frottole e di sorbirci teoremi capovolti. Con i palestinesi al posto degli israeliani, o i fascisti al posto dei comunisti.
Perché è evidente che esistono delle montagne che si vogliono nascondere con i sassolini.
La montagna israeliana negli anni di piombo si pretende di coprirla con il sassolino palestinese.
La montagna mondialista-trilaterale si pretende di coprirla con il sassolino delle “deviazioni” dei servizi.
La montagna comunista si pretende di coprirla con il sassolino fascista.
Il teorema va capovolto?
La convinzione impostaci da anni ed anni di battage da parte degli agit-prop secondo la quale i comunisti non potrebbero mai e poi mai essere stragisti mentre i fascisti invece sì, è falsa quanto l’animo di un banchiere impegnato a speculare nei mutui subprime.
Non esiste alcuna prassi stragista in nessuna delle esperienze storiche del “Male Assoluto”, in nessuna delle sue espressioni (italiana, tedesca, spagnola, portoghese, argentina).
Con gli stragisti comunisti impegnati a seminare bombe e massacri ebbe invece a che fare e con non poche difficoltà lo stesso Lenin. Le pagine lucenti della “resistenza” italiana sono piene di stragi dinamitarde commesse dai partigiani rossi, con decine o centinaia di vittime civili ignare: ne commisero un po’ ovunque, in Basilicata come in Liguria, in Lombardia come nel Lazio, ma poi fecero sì che non se ne parlasse più.
Il Superclan, riprendendo una prassi del partito comunista, si è mosso in seguito di bomba in bomba. Ma si parla ancora di “stragismo nero”.
E’ ora che tutto questo finisca.
Mettendo insieme i tasselli che non cessano di affiorare, ed evitando di farci fuorviare o avvelenare dai depistatori della destra (e della sinistra) sub-israeliana, riusciremo a renderci conto che il teorema impostoci forse va capovolto.
Non faremo come gli altri
Quando il teorema sarà finalmente capovolto e sarà quindi impossibile negare che alcuni spezzoni della “sinistra rivoluzionaria” sono stati utilizzati da arguti architetti e che alcuni suoi elementi (o dirigenti o pupari) furono coinvolti nella strategia del massacro, sarà il caso di non comportarsi come gli antifascisti.
Benché siano esistite una mentalità e una prassi stragista nel comunismo, e benché in materia il Pci abbia tantissimo da farsi perdonare e da lordare, sebbene anche gli stragisti della “sinistra rivoluzionaria” rientrino in qualche misura in una linea culturale che in quel mondo ha una continuità, non è corretto, lecito né onesto sostenere che la “sinistra rivoluzionaria” fu stragista o filostragista.
Quando risulterà impossibile continuare a negare che proprio gente appartenente ad ambienti che ci hanno accusato delle peggiori nefandezze ha partecipato a quegli orrori, non ci comporteremo con la loro disonestà intellettuale ma – da ex nemici che non hanno mai contratto il morbo veterotestamentario che impone la distruzione dell’altro e della sua stessa dignità – contribuiremo invece a difendere la non responsabilità collettiva del “movimento”. Il quale sarà anche stato giocato,ma non gli si possono minimamente attribuire complicità stragiste collettive.
Speriamo che serva da lezione: noi non abbiamo intenzione di approfittare della ruota che gira e non vogliamo rendere pan per focaccia.
A noi non interessa nessuna forma di scaricabarile, non parleremo quindi di stragismo rosso ma di stragismo tout court. E guarderemo anzi ben più in alto anziché perderci in facili dialettiche demonizzatrici. Perché vorremmo che si procedesse verso la verità senza preconcetti.
Del che nutriamo forti dubbi perché chi tirò le fila e insanguinò la nostra terra sta ancora e ben saldamente nei posti che contano e, come si vede tuttora nella nuova “interpretazione” offertaci per il massacro di Bologna, non pensiamo che concederà verità che non rispondano a formule precostituite.
Dunque la strada è ancora lunghissima e in salita.
Ma intanto le novità sono succose e anche un po’ spassose e, quantomeno, ce le gustiamo.
I link alla nostra ricostruzione:
http://www.fascinazione.info/2012/08/adinolfi-la-strage-alla-stazione-non-fu.html
http://www.fascinazione.info/2012/08/strage-di-bologna-adinolfi-insiste.html

