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Brescia: botta e risposta

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Tra Adinolfi e Milani (presidente associazione familiari vittime strage) 

 ”La verità non ha guardiani o sacerdoti e fare di tutto per farla conoscere mi pare un imperativo non solo dei bresciani ma di tutti gli italiani che ne hanno vissuto le immani conseguenze”. Così Gabriele Adinolfi, ex leader di Terza posizione, movimento neofascista attivo tra il 1978 e il 1982, replica alle polemiche sulla presentazione, giovedì 3 aprile a Brescia, del suo libro ‘Quella strage fascista. Così è se vi pare’, organizzata da Soccorso sociale a meno di due mesi dal 40esimo anniversario dalla strage che nel 1974 fece 8 morti e 102 feriti. ”Sono particolarmente stupito da Manlio Milani, il presidente dell’associazione familiari delle vittime della strage di piazza della Loggia, quando dice che non accetta il dialogo con chi prima non accoglie la tesi comune sulla strage – aggiunge Adinolfi – Evidentemente è di umore volubile; non la pensava così il 26 marzo 2012 quando ebbe un confronto con me all’hotel President di Roncadelle. Eppure fu proprio grazie a quel dibattito, ispirato dal comune desiderio di scoprire la verità e di rendere onore alla memoria delle vittime, che sono affiorati i primi elementi, partendo dai quali il sottoscritto e diversi legali, abbiamo scoperto una serie impressionante di indizi probanti noti da sempre agli inquirenti ma che sono stati ignorati per la volontà politica di non scuotere il mito fondante dell’Italia consociativa sorta dal Compromesso Storico”.”Credo – conclude – che nel quarantennale della strage, Brescia provi la necessità di confrontarsi serenamente con il passato e di scoprire perché quella strage non trova un colpevole. Non solo perché lo si è sempre cercato dalla parte sbagliata ma perché la verità storica è sconvolgente. Se Milani ha cambiato idea e se il dialogo gli interessa solo se e quando è un monologo a due ne prendo atto con dispiacere. Tuttavia la verità non ha guardiani o sacerdoti e fare di tutto per farla conoscere mi pare un imperativo non solo dei bresciani ma di tutti gli italiani che ne hanno vissuto le immani conseguenze”.

“Ribadisco la mia idea: siamo di fronte a una sentenza della Cassazione e per me sono questi sono paletti che non si possono ignorare. Non sono mai contrario a ricercare la verita’ ma bisogna partire da questi punti fermi”. Così Manlio Milani, presidente dell’associazione famigliari delle vittime della strage di Piazza della Loggia replica alle affermazioni di Gabriele Adinolfi, ex leader di Terza posizione, movimento neofascista attivo tra il 1978 e il 1982. Giovedì 3 aprile a Brescia Adinolfi presenterà il suo libro ‘Quella strage fascista. Così è se vi pare’, in un incontro organizzato da Soccorso sociale a meno di due mesi dal 40esimo anniversario dalla strage che nel 1974 fece 8 morti e 102 feriti. “Quando nel 2012 – spiega Milani all’Adnkronos – ho accettato il confronto era per esprimere la mia idea che è rimasta sempre la stessa. Chi fa polemica dimostra di non voler prendere atto delle sentenze”.

Se così fosse però Milani dovrebbe arrendersi perché la Cassazione di fatto non ha indicato colpevoli. Perché allora non accettare di vedere le cose come stanno o, se ci si riesce, di provare a confutarle? Purtroppo si tratta di un comportamento fariseo: se s’infrangono le tavole scritte viene meno anche la funzione dei suoi guardiani. Ma si cerca la verità o di rinchiuderla in un tempio? 

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