Dopo essere stato bocciato dai parlamentari europei, l’ex ministro Buttiglione parla di “lobby omosessuale” che a suo giudizio ha fatto pressioni per la sua bocciatura. Colpito nella propria carriera parlamentare anche Buttiglione, famoso per i suoi passaggi dalla destra alla sinistra e viceversa, fa un’accusa politicamente scorretta più propria delle formazioni di estrema destra. Così, solo ora, viene alla luce il peso di certe lobbies.

Dunque, si resta in trincea. Anche perché la bocciatura, secondo Buttiglione, non ha niente a che fare con il ruolo che dovrebbe rivestire, con la sua competenza o con le sue dichiarazioni d’intenti. Come dimostrerebbe anche la pervicacia con la quale gli europarlamentari hanno insistito per far votare separatamente le due commissioni chiamate a pronunciarsi, quella giuridica e quella «Libertà civili e giustizia». Di quest’ultima, infatti, sono membri parecchi deputati italiani di centrosinistra e, fatti due conti, era la sede più adatta per far scattare la «trappola». L’analisi che il Professore ha tracciato con i pochi che lo hanno raggiunto ieri sera, è chiara: «Io sono stato molto netto nel distinguere di fronte alla Commissione i miei convincimenti personali, le mie idee, dal comportamento che avrei tenuto come commissario. Accusano me di essere un fondamentalista, ma la distinzione che ho fatto è evidente: chi non la capisce è dominato da una visione integralista, lui sì, della politica oppure è in malafede. Sull’esito del voto hanno giocato il calcolo politico, un riflesso laicista profondamente avverso alla dottrina della Chiesa e il peso della lobby trasversale omosessuale. Tutto, fuorché un giudizio limpido su quel che ho detto che avrei fatto…».
Lo stato d’animo di Buttiglione è un misto di rabbia e amarezza. Di conservare il distacco dalle miserie umane proprio del filosofo e dell’uomo di fede, non se ne parla: «Diciamo la verità, hanno cercato ogni appiglio per creare l’incidente. Si sono attaccati ai centri di accoglienza per gli immigrati, al ruolo della donna nella famiglia, sono andati a rovistare perfino nelle inchieste giudiziarie contro Catone…». Parentesi per capire: Catone non è l’incorruttibile questore romano idealizzato da Cicerone nel «De senectute», bensì uno stretto collaboratore del Professore le cui attività imprenditoriali sono finite sotto la lente dei magistrati; e l’articolo di un settimanale che ne raccontava le vicende sarebbe stato addirittura tradotto negli ultimi giorni in cinque lingue e distribuito ai membri della commissione di Strasburgo per influenzare il voto. Torniamo allo sfogo di Buttiglione: «Da me volevano ottenere due cose, entrambe impossibili. Primo, un’abiura su Berlusconi. Volevano che dicessi pubblicamente che nella sua qualità di monopolista il presidente del Consiglio italiano mette in pericolo le libertà di espressione e di informazione; e che perciò va espropriato. Secondo, oltre alla professione di fede antiberlusconiana ne reclamavano una pro-omosessuali».
Il Professore naturalmente non ha concesso né l’una né l’altra. E adesso, vista la malafede che imputa agli avversari, non intende concedere neanche la propria testa. Certo, la delusione è molta, perché «non è un bell