Ma ora, per piacere, non parliamone più
C’era una volta il Msi che prendeva voti perché accerchiato, perché obbligato dai nemici alla fedeltà e perché aveva un elettorato sicuro e testardo. Variabile tra il 5% e il 9%. Diciamo che lo zoccolo duro era il cinque ma il risultato stabile si aggirava un po’ sopra del sei.
Poi venne il disgelo e si scoprì che non c’era alcuna idea in testa. Nessun progetto, nessuna percezione del nemico, una disponibilità orizzontale al dialogo per il dialogo sempre tenuto in posizione subalterna e prona. Un nulla che più nulla non si può che veniva mascherato da posizionamenti ultra-atlantisti e da parole d’ordine clericali.
Benché ciò piacesse sì e no a un terzo dei suoi elettori, il gioco continuò per via dell’identificazione antropologica tra gli elettori e i loro “rappresentanti” e per il vizio italico per il quale quello che si dice conta fino a un certo punto “tanto si pensa altro”…
Funzionò finché Berlusconi tenne la guida della coalizione in cui prosperavano i “postfascisti”.
Poi tutti i nodi sono venuti al pettine.
Il mondo che in modo diretto o indiretto di lì proveniva alla fine si è spaccato in sette tronconi.
Sei di questi sono quantificabili nei risultati.
Eccoli espressi in classifica:
Fratelli d’Italia 666.035 (1,95%)
La Destra 219.816 (0,64%)
Futuro & Libertà 159.429 (0,46%)
Forza Nuova 89.826 (0,26%)
Casapound Italia 47.691 (0,14%)
Fiamma Tricolore 44.753 (0,13%
Per un totale di 1.317.376 voti sparpagliati in direzioni e concezioni differenti.
Per un totale in percentuale di 3,58% cui vanno aggiunti i voti rimasti nel pdl (a Gasparri. Augello, Matteoli) e i non pochissimi che hanno votato Grillo.
Eccolo, centrifugato, quel 6% o 6,5% storico missino.
Però adesso non veniteci a cantare la solita solfa della riunificazione.
Il Msi è stato definitivamente sotterratto.
Se non si riuscirà a immaginare e concretizzare un futuro peronista non si potrà che assistere al continuo declino per scissioni.
