L’unico riflesso diffuso fronte allo sfacelo generalizzato
La vicenda dei marò è significativa e esauriente circa la consistenza e la levatura della classe dirigente italiana; politici, imprenditori, manager pubblici o privati, ecc.
Nello specifico i due militari (quindi lavoratori del settore pubblico), hanno avuto la sfortuna di essere imbarcati su una petroliera (privata), a difesa della stessa contro la pirateria operante tra il Corno d’Africa e l’Oceano Indiano. Difesa, quindi, d’interessi privati operata da un soggetto pubblico, il tutto concordato a livello internazionale (ONU) con una risoluzione ondivaga e poco trasparente – come si conviene ad ogni decisione presa al Palazzo di vetro – per la quale i due marinai pagheranno, in seguito, sulla propria “pelle”. I due operatori di sicurezza, durante un loro intervento 15/02/2012, uccidono (ma le dinamiche sono tute da dimostrare, anzi ci sarebbero parecchi dubbi su chi ha sparato a cosa e soprattutto dove) alcuni pescatori locali, secondo la versione di alcuni sopravvissuti. Il tribunale locale (Stato del Kerala e non quello Federale indiano, forse più appropriato per casi del genere), in barba ad ogni elementare procedura di diritto internazionale e alla stessa risoluzione ONU, avoca a sé la titolarità delle indagini e del processo; i due vengono presi in custodia dalla polizia locale e lì rimarranno “prigionieri”, in attesa di giudizio. La politica e la diplomazia italiana – fino a ieri – senza ulteriori elementi di controprova, rispetto a quelli iniziali, si piegano a questa interpretazione della giustizia e lasciano correre gli eventi.
La decisione di non far rientrare in India i due marò, al termine della “licenza” elettorale, giunge inattesa cogliendo impreparati sia l’opinione pubblica sia gli italiani, intorpiditi entrambe, dalle “manfrine” post-elettorali e dalle camarille ecclesiastiche per la successione a Benedetto XVI.
Accoglienza sicuramente migliore meritavano i nostri due soldati.
Questi i fatti a noi noti; sorvoliamo, invece, sulle ricostruzioni più o meno fantasiose circa la difesa dei rapporti commerciali in essere tra l’Italia e l’India – ammesso e non concesso, dovremmo ammettere l’uso appropriato delle facoltà intellettuali di alcuni politicanti. Rapporti peraltro definitivamente tramontati grazie all’iniziativa (fantastica, nei suoi risvolti mediatici) messa in atto dalla magistratura italiana, contro il gioiello di famiglia chiamato Finmeccanica.
Una classe politica esautorata dalle proprie competenze, semmai di competente ci sia stato un politico.
Una classe dirigente che, prese le redini in mano dello Stato, ha fatto peggio della politica da loro esautorata; segno questo di una contiguità e di un’affinità elettiva delle due componenti.
Una classe imprenditoriale privata, basata sul clientelarismo e sulla leva del ricatto sociale; la famosa massima: privatizzo gli utili in qualche paradiso fiscale, socializzo le perdite.
Lobbyes di potere trasversali ai precedenti, dediti all’accrescimento delle ricchezze personali o del potere di gruppo.
Nell’altro angolo lo Stato italiano tradito; la macchina amministrativa sfruttata per tornaconto personale; l’iniziativa privata produttiva “spremuta” da un fisco opprimente, al pari dei lavoratori dipendenti, ai limiti della sostenibilità economica; infine, ma non per ultimi, i cittadini trattati da lobotomizzati, ai quali dare ascolto solo nel periodo elettorale, pecore ruminanti qualsiasi pascolo pre-confezionato e guai solo immaginarsi montone.
Un popolo trattato alla stregua di un bancomat, a copertura delle nefandezze economiche perpetrate da questi ignavi.
Anni persi a spiare dal buco della serratura, vizi e virtù di alcuni personaggi noti; dei quali peraltro si conoscevano nome e cognome di ogni singolo “pelo”.
Ecco, forse la chiave di lettura sta tutta li? Perché per 20 anni gli italiani hanno votato lo stesso personaggio?Voto di scambio? Insana mentis? Le cosce delle “veline/velini”?
Per quanto possa sembrare paradossale – rispetto alla forma democratica di questa Repubblica, fondata sul lavoro… e sull’inciucio politico – l’Italia e gli italiani vogliono un uomo forte, un leader, un capo. Uno che non piega la testa, uno che batte i pugni sul tavolo, uno che tratta le questioni economiche nazionali e internazionali per un tornaconto generale… .
Cercasi leader disperatamente!
