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Charles Maurras

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Nasceva a Martigues il 20 aprile del 1868. Era bambino quando la Francia perdette l’Alsazia e la Lorena nella guerra franco-prussiana, sicché tutto il suo pensiero revanscista si basò sull’opposizione alla Germania.
Riscoperti l’idea della Monarchia e i dettami della civiltà classica e mediterranea, dirigendo l’Action Française, Maurras avviò un processo mentale e ideologico di prim’ordine, contro le oligarchie repubblicane, cosmopolite e della finanza. Fino alla Grande Guerra, l’AF si trovò a cooperare con la sinistra sindacalista e antisemita. Mentre difendeva il cattolicesimo dalla campagna atea della Terza Repubblica, AF, e i suoi lettori, vennero scomunicati da Pio XI per calcoli finanziari e di politica temporale.
Mancato l’appuntamento con l’insurrezione il 6 febbraio 1934, il movimento di Maurras restò più come scuola di pensiero e fucina di quadri che non come un autentico soggetto politico. La simpatia per Mussolini fu marcatissima così come comune fu l’impegno nella Guerra di Spagna.
La guerra mondiale, il crollo del fronte nel 1940, l’invasione tedesca e la nascita del governo di Vichy produssero in AF due spinte differenti, come per tutto l’ambiente della destra francese. Alcuni sostennero la destra resistenziale, e lo stesso De Gaulle non fu immune da alcune suggestioni maurrassiane. Altri preferirono lavorare per la ricostruzione in patria e per rigenerare i tessuti di una nazione in decadenza.
Ironia della sorte: Maurras, che aveva tenuta la barra dritta nella Collaborazione, venne condannato all’ergastolo dalla Francia resistenziale. “È la vendetta di Dreyfuss!” commentò alla lettura della sentenza. Una sentenza così iniqua che furono in molti, tra gli stessi suoi nemici, tra i resistenti e perfino tra i dryfusards a chiedere inutilmente la sua revisione.
Anziano e malato venne rilasciato nel 1951 e morì nella clinica Saint-Grégoire di Tours il 16 novembre 1952.

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