Imparerebbero a parlare con noi
Tecumseh Fitch, specialista in evoluzione del linguaggio all’Università di St Andrews, ha analizzato uno dei casi più insoliti mai documentati nella comunicazione tra specie: una foca comune, Hoover, capace di riprodurre parole umane con un’inflessione riconoscibile del Maine.
L’animale era stato raccolto orfano a Bethal Point, nel Maine, nel 1971, dal pescatore George Swallow. Nelle prime settimane di vita richiese l’allattamento artificiale con il biberon, durante il quale l’uomo gli parlava costantemente. Diventato troppo grande per essere gestito, Swallow lo cedette al New England Aquarium di Boston, dove Hoover visse per anni in relativa anonimia. Poi, cinque anni dopo l’arrivo, qualcosa cambiò. L’esemplare iniziò a produrre una serie di frasi riconoscibili — “hello there”, “come over here”, “hurry”, “hey hey”. Non si trattava di un’imitazione approssimativa, del tipo che porta certi cani a emettere suoni simili a parole umane per puro caso fonetico. Le analisi degli spettrogrammi vocali mostrarono che le vocalizzazioni di Hoover replicavano le stesse modulazioni usate dall’uomo per formare vocali e consonanti.
Il tempismo non era casuale. Le osservazioni indicarono che l’animale iniziò a parlare proprio al raggiungimento della maturità sessuale, rivolgendosi soprattutto ad altre foche femmine durante la stagione degli accoppiamenti — un comportamento interpretabile come variante del canto riproduttivo tipico dei maschi di foca comune. Fitch individua un parallelo preciso nel mondo animale: il ritardo di cinque anni ricorda l’apprendimento del canto negli uccelli, che imparano la sequenza sonora da piccoli nel nido ma iniziano a cantare autonomamente solo una volta maturi. Il caso non è isolato nella storia della fonazione animale. Già in epoca vittoriana circolava un’attrazione itinerante nota come “Jenny la pesce parlante” — che in realtà non era né una femmina né un pesce, ma una foca monaca del Mediterraneo maschio addestrata a imitare la voce umana. Hoover morì a 14 anni per complicazioni legate alla muta annuale, con tanto di necrologio pubblicato sul Boston Globe. Sulle cause biologiche precise della sua capacità vocale — che rimane un episodio più unico che raro — la ricerca scientifica ha raccolto pochissimo altro materiale. Un’altra capacità sorprendente delle foche riguarda il modo in cui riescono a orientarsi nelle immersioni più estreme, grazie a un sistema sensoriale che permette loro di calcolare con precisione quanto tempo possono restare sott’acqua senza rischiare di annegare.
