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Così la Fiat uccide il Piemonte

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L’attacco alla Volkswagen sconvolgerà la regione ormai abbandonata dai padroni

C’è un filo che lega l’automotive piemontese alla Germania. Un filo spesso, che vale oltre un miliardo di euro. Per la precisione, 1 miliardo e duecento milioni nel 2014, un miliardo e quattro nel 2014 e oltre 750 milioni solo nei primi mesi del 2015 secondo i dati di Unioncamere Piemonte. Importazioni e esportazioni, con queste ultime che valgono oltre il doppio delle prime. Numeri importanti, che spiegano meglio di ogni valutazione quale potrebbe essere l’impatto dello scandalo Volkswagen sull’industria automobilistica piemontese e del nord Italia. Ieri ne hanno parlato anche il ministro Poletti, il presidente di Confidustria Squinzi e il numero uno dell’Aci Damiani.

E’ soprattutto la voce che riguarda l’export della componentistica (688 milioni di euro nel 2014 e 380 quest’anno) a far tremare gli imprenditori. Alberto Dal Poz, presidente dell’Amma e a capo della Com.ec, azienda che produce componenti in lamiera e che fonda oltre la metà del suo fatturato sui mercati internazionali, non usa mezzi termini: «Sono preoccupatissimo, per la mia azienda, per il Piemonte e per tutto il nord Italia, che è il primo fornitore delle case automobilistiche tedesche». In effetti, prende la strada della Germania il 17 per cento dell’export piemontese di autoveicoli, carrozzerie e componenti per auto. «Se ci sarà un calo delle vendite della Volkswagen, trenta secondi dopo avrà un impatto sulle nostre aziende. Se poi, dovesse esserci uno stop alle vendite allora sarebbe drammatico. Nelle mie aziende intere linee produttive lavorano indirettamente per Volkswagen». Secondo Dal Poz, di fronte a uno scandalo di questa portata, poco importa che i modelli finiti sotto a accusa sono fuori produzione e poco diffusi in Italia, «l’effetto sul consumatore finale rischia di andare al di là delle specifiche tecniche e finisce per essere un bollino sull’intera produzione». Difficile stimare la portata e i tempi dell’onda lunga dello scandalo. «Abbiamo in produzione pezzi ordinati tre o quattro mesi fa, ma tra qualche mese capiremo la portata di ciò che sta avvenendo ora».

«Ci vuole tempo» anche secondo il presidente piemontese dell’Anfia, Aurelio Nervo a capo di Skf Italia, che nel suo libro clienti ha la casa di Wolfsburg. «Ilmercato tedesco è importante per il settore, ma è molto difficile fare ora una stima degli effetti sulle nostre aziende. E’ molto prematuro immaginare ricadute sulle vendite della componentistica, anche perché chi esporta in Germania non lo fa solo verso Volkswagen e se dovesse esserci un calo della loro presenza sul mercato, aumenterebbe la quota dei competitor, che comunque sono nel portafoglio clienti di molte aziende piemontesi».

 

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