lunedì 13 Aprile 2026

Cultura millenaria

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“Chiedere l’elemosina fa parte della cultura millenaria della mia imputata”. Così l’avvocato di Dughiana Stanescu, 44 anni romena di etnia rom, accusata di accattonaggio con lo sfruttamento di un minore, ha tentato di giustificare davanti al giudice il comportamento della sua assistita.
Stanescu, secondo le accuse, era stata sorpresa in una piazza di Ivrea, nel 2015, mentre chiedeva alle persone che parcheggiavano l’auto l’elemosina. Ad accompagnarla, il figlio di dieci anni. Da qui, l’accusa di impiego di minori nell’accattonaggio (reato punibile con una pena da 15 giorni a tre anni a seconda della gravità del fatto).
Il pubblico ministero ha chiesto la condanna a tre mesi per l’imputata, ritenendo ampiamente provata la sua colpevolezza. L’avvocato difensore, Valentino Pascarella, ha invece sostenuto come l’accattonaggio con i figli sia tradizionale nel comportamento dei nomadi rom. Non solo. Secondo il difensore non venne neppure accertato con precisione l’età del figlio (il reato infatti prevede la soglia di 14 anni) in quanto secondo l’avvocato l’età è stata stabilita per stima dagli agenti che hanno fermato e denunciato Stanescu. Per questo Pascarella ha chiesto l’assoluzione della sua assistita.
La giudice Ombretta Vanini del tribunale di Ivrea ha condannato Stanescu a tre mesi. La donna al momento risulta irreperibile.
Non è la prima volta che di fronte alle accuse di sfruttare i minori nell’accattonaggio, imputati di etnia rom fanno ricorso alle loro tradizioni. Già in passato diversi casi (più gravi di quello affrontato a Ivrea) erano stati portati anche all’attenzione della Corte di Cassazione che però ha respinto questa tesi difensiva.

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