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Declin Azione

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Svolta greca e risvolti

La pronosticata fuoriuscita della Grecia dall’Eurozona minaccia di non avere le conseguenze sperate.
Risollevare l’economia “all’Argentina” è francamente improbabile sia perché la Grecia non ha le risorse della nazione sudamericana, sia perché quest’ultima nel suo default non causò un effetto domino con le relative conseguenze amplificate.
Il caso ellenico al momento sembra piuttosto inquietante.
La difesa della spesa pubblica greca non è sostenibile e al contempo il pronosticato fallimento finanziario potrà difficilmente essere compensato con l’arma della svalutazione visto che è improbabile che l’economia si rialzi con l’esportazione di olive, feta e humus.
Gli effetti immediati dell’annunciato strappo greco, se questo verrà confermato, saranno comunque delle enormi fortune da parte degli speculatori, un ulteriore respiro per il Dollaro, l’indebolimento dell’Euro nella corsa al paniere internazionale dal quale verrà verosimilmente escluso ed un drastico aumento della pressione fiscale nei Paesi dell’Eurozona.
Dunque, come la metti la metti, vittoria per i finanzieri a spese della gente, in particolare dei produttori e dei salariati.
 
Da condannare dunque la svolta greca?

Andiamoci piano perché è la reazione sacrosanta e dunque condivisibile e degna di plauso all’usurocrazia; benché si debba considerare che la gestione politica ateniese e lo sfruttamento costante delle risorse pubbliche nell’assistenzialismo estremo rendono i greci corresponsabili dei loro vampiri.
Il problema è che la loro  reazione si dimostra non strategica ma elementare e, quindi, prevista e sfruttata.
Più che ad uscire dal’Euro la Grecia avrebbe dovuto pensare ad una totale revisione della sua politica economica e tributaria infischiandosene dei diktat europei ma andando sulla via del risanamento in modo totalmente diverso da come lo richiedono i banksters (è quello che proponiamo, dettagliandolo, con Polaris).
Atene avrebbe dovuto fare da un lato resistenza passiva e dall’altro interventismo alternativo cercando sponda in altri Paesi europei; e probabilmente l’avrebbe trovata la sponda.

Domino
L’attuale congiuntura trova invece impreparati i Paesi europei e delle due l’una: l’annunciato default greco, se ci sarà, o comporterà una scelta timorosa che si tradurrà in  un rallentamento nei tempi dello stritolamento fiscale (e della prospettiva di fatto ideologica del pareggio di bilancio) oppure indurrà la casta a ricorrere ad una pressione sociale talmente più forte da scaturire in guerra sociale.
Il primo caso concederebbe tempo e spazio a forze intelligenti (ad avercele) per programmare una nuova Europa, politicamente sovrana anche della sua economia e della sua valuta; il secondo aprirebbe invece gli scenari dell’anarchia transeunte, che potrebbe anche essere la benvenuta a patto di sapervi riconoscere i fenomeni indotti da quelli autonomi, i continuativi dai passeggeri e di saper leggere in modo non dogmatico ed iedologizzato ma autentico le dinamiche sociali.
Se la tempesta può essere foriera di potenzialità e, comunque, di vite meno artificiali, si devono però abbandonare una serie di luoghi comuni propri all’ottimismo apocalittico.
Il crollo delle economie europee (o meglio sud-europee) non sarebbe crollo sistemico e men che meno intaccherebbe l’Alta Finanza che ci mangerebbe su a centomila ganasce.
Le società coinvolte in questo disastro subirebbero un crollo sociale ed anche consumistico ma tutto a vantaggio delle regioni emergenti ed il sistema turbocapitalista non ne sarebbe intaccato.
Ne verrebbe semmai rafforzata la tendenza al bipolarismo sino-americano con il sacrificio dell’Europa o perlomeno dell’Europa meridionale.

Dunque?
Ciò detto, anche nel disastro si può combinare qualcosa, benché sia oggettivamente difficile. Meglio ancora provare a farlo in un’ottica strategica che preveda volontà di potenza.
L’importante, in un caso come nell’altro, è di essere duttili e attenti, non dogmatici ed illusi; di essere artefici delle proprie scelte e non speranzosi in soluzioni apocalittiche.
Non basta godere delle presunte disgrazie del sistema (ammesso e non del tutto concesso che per questo siano delle disgrazie) e sognare risvegli di massa o rivoluzioni popolari.
Bisogna essere appassionati ma freddi e intelligenti
Si deve essere, insomma, soggetti – e concreti – e non semplici tifosi.
Casi che si contano sulle dita di qualche mano. Ma ci accontenteremo ugualmente facendo di necessità virtù.
 

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