Home Alterview Dimentichiamo Itaca

Dimentichiamo Itaca

0


Rivoluzione non come punto di arrivo ma di partenza

 

Ancora una volta qualcuno propone di “tornare ad Itaca”; Marcello Veneziani dalle colonne del Giornale, Marcello De Angelis dalle nostre del Secolo d’Italia.
“Saudade”? Sindrome da Peter Pan? Fate voi.
Perché dopo aver applaudito, in quel di Fiuggi prima e neanche cinque anni fa dopo, allo scioglimento e alla omogeneizzazione della nostra storia in un movimento contenitore, oggi più voci chiedono una nuova fratellanza? Ce l’avevamo, seppur con tutti i suoi distinguo, ma non siamo stati (o abbiamo voluto credere a Babbo Natale) sufficientemente ancorati alle nostre radici; le abbiamo sradicate e messe alla mercé del primo mercante che passava.
Il sogno personale di pochi innominati (di manzoniana memoria), si è frantumato di fronte all’ineluttabile verità e contrappasso storico; folgoranti carriere create sull’abnegazione – talvolta sulla “pelle” – di tanti camerati.
Oddio che ho scritto? Camerati.
Ecco la parola magica; da molti classificata, ultimamente, no politically correct (perché se non lo diciamo in inglese nessuno capisce).
Perché il distinguo tra noi e gli altri sta tutto li, in una semplice, ma piena di significato, parola.
Siamo riusciti, laddove anni e anni di disprezzo – talvolta qualcosa di più – degli avversari, nel creare un mostro ibrido: il centrodestra.
Idee e lotte volatilizzatesi, una volta assaporato il piacere di uno scranno elettorale.
Errare humanum est, chi non ha mai sbagliato nella propria vita? Vogliamo riannodare alcuni fili? Vogliamo ricostituire una comunità? Ridare dignità e struttura a mille rivoli?
Ripartiamo pure, ma non da Itaca.
Rivoluzione? Non come punto d’arrivo, ma come base di partenza.
Siamo i migliori i più bravi, perché a differenza degli altri siamo critici; non assumiamo a dogma assoluto idee e posizioni di ieri, ma da quelle partiamo per adattarle alla società moderna.
Siamo o non siamo la chiesa di tutte le eresie?
Quanti siamo? La conta di chi è rimasto non serve.
La domanda corretta è: quanti si sono lasciati tentare dal “bosco”? Per quanto possa essere stato domestico e protettivo, per tanti lo è stato in questi lunghi anni, il “sapore” di stare con i fratelli ha un altro gusto.
Solo chi vi ha abitato può saperlo: anime erranti, carni scavate e muscoli tirati dal continuo girovagare assaporando il piacere della libertà; lupi dallo sguardo gelido che non hanno accettato le comodità e i compromessi.
La fratellanza, numerosa, sta lì, ogni tanto si affaccia a margine del “bosco”, annusa e ode le ultime eco delle “grida di battaglia”…
C’è qualcuno che ha la statura per guidare di nuovo il proprio popolo?

Nessun commento

Exit mobile version