Quelle curve chiuse per “razzismo” e i geni che le hanno chiuse
Viviamo in un Paese in preda all’isteria e alla meningite.
Ieri, durante Roma-Verona, la Curva Sud era chiusa in quanto punita per “razzismo”.
La settimana precedente, durante Lazio-Udinese, la Curva Nord era chiusa in quanto punita per “razzismo”.
Tanto per iniziare è bene sapere che entrambe le decisioni sono state arbitrarie e infondate.
I romanisti pagavano i cori razzisti contro Balotelli cantati durante Roma-Napoli. Peccato che non erano razzisti affatto: Balotelli, come fa spesso, nella partita precedente aveva provocato e insultato i tifosi giallorossi i quali, ogni tanto, la settimana dopo gli davano del figlio di puttana. Come più o meno a tutti quelli che insultano, di qualsiasi colore abbiano la pelle. Ma i commissari politici che delirano di questi tempi hanno deciso che si trattava di razzismo. Bah!
I laziali, nella partita di Supercoppa, hanno fischiatoa pieni polmoni i giocatori juventini.
I cronisti hanno stabilito che i fischi per i neri fossero più forti che per i bianchi: razzismo off course.
In realtà siamo al delirio e all’arbitrariato più assurdo, peggio che nei tribunali inquisitori durante le guerre di religione.
Posto che le decisioni sono state arbitrarie, infondate e persino inique perché hanno rapinato i soldi dell’abbonamento a tanta gente che neppure aveva fischiato, facciamo finta per un attimo che fossero state invece fondate.
E allora? Poniamo che i tifosi avessero insultato i giocatori neri in quanto neri: e allora?
Nel calcio si stuzzicano gli avversari: i napoletani perché sono napoletani, gli zingari perché zingari, i romani perché romani, i polentoni perché polentoni. Per sfottere e per far saltare i nervi.
Io ho sentito vari amici, figli di mamme milanesi, cantare “la mamma milanese è una puttana”.
Così come s’insultano le toscane, gli inglesi e un po’ tutti.
Non s’insultano gli handicappati, questo non lo si fa perché nessuno è così vigliacco.
Allora che senso ha mettere sotto tutela i neri dai fischi e dagli insulti? Che senso ha se le cose stanno come sopra, se cioè può accadere, e l’ho visto più volte, che tifosi di colore diano del negro a giocatori di colore avversari per sfotterli. Razzisti anche loro? E chi insulta i napoletani non lo è?
Questa crociata nel nome di Balotelli è francamente imbarazzante. Dà l’impressione che i crociati della bontà ritengano – loro, non i tifosi – inferiori i neri. Bisognosi di tutela! Da trattare come fossero handicappati. Io credo che Cassius Clay questa gente l’avrebbe presa a schiaffi.
Infine, chiariti i presupposti dell’avvilente questione creata praticamente dal nulla dalla nuova generazione di professorini moralisti della minchia, si noti cosa pretendono di fare con le loro decisioni demenziali.
Pretendono di “rieducare” la società, gli uomini, il mondo.
Sono aspiranti commissari politici da campi di concentramento che devono imporre l’uomo nuovo e che del vecchio non capiscono un emerito tubo.
Don’t cross the line è il titolo della campagna antirazzista che hanno pensato bene d’inventarsi tanto per drammatizzare e dar corpo ai fantasmi.
Don’t cross the wine sarebbe una denominazione più giusta.
Oppure, alla romana: tojeteje er vino!
