Quest’uomo che ci ha in mano
Il Governatore della BCE Mario Draghi ha paventato la possibilità che la manovra di riduzione del tasso di sconto della BCE nei confronti del sistema bancario possa proseguire anche oltre la soglia dello 0%! Del resto, oggi il livello del tasso di sconto è dello 0.25% e pertanto il Governatore sembra mettere avanti le mani.
Anzitutto cosa vorrebbe dire un tasso nominale negativo?
Beh, simbolicamente molto, dato che dalla sua nascita il sistema bancario si poggia sul tasso di interesse positivo e che di rado si sono viste transazioni interbancarie a tasso negativo e certamente mai transazioni che abbiano interessato l’intero continente della vecchia Europa. Con un eufemismo potremmo dire che il tasso di interesse positivo sta al sistema bancario come il concetto di peccato sta al cristianesimo.
Bancariamente la situazione è più razionale. Se la BCE applicasse un tasso diciamo di -1% ai depositi, vorrebbe dire che le banche “sistemiche” che hanno depositi presso la BCE potrebbero prendere a prestito soldi dalla BCE e sui depositi accumulati riceverebbero un rendimento di 1%. In altre parole, è come dire che la BCE pagherebbe queste banche per prendere a prestito i soldi.
Detta così sembra una battuta, ma in realtà non c’è niente di strano. Oggi le banche del sistema godono già di una “rendita di posizione” per il semplice fatto che si indebitano tramite la BCE allo 0.25% e possono investire questo denaro, ad esempio, comprando obbligazioni a rating AAA (quindi teoricamente senza alcun rischio) che rendono a breve 0.50%-0.75%. Pertanto, per il solo fatto di essere banche possono guadagnare almeno 0.25%-0.50% facendo un trading molto semplice.
Se la BCE portasse il tasso di sconto sotto lo zero, è probabile che la rendita di posizione della banche del sistema aumenterebbe dato che non vi è ragione per cui il rendimento dei titoli governativi ad alto rating (esempio le obbligazioni tedesche, finlandesi o olandesi) debba seguire meccanicamente il tasso di sconto della BCE, quindi il differenziale si allargherebbe e con esso la rendita di posizione delle banche.
Questo ci dice almeno due cose.
La prima, che quello che conta è il differenziale tra il tasso di sconto della BCE ed il rendimento di titoli governativi a rischio basso o teoricamente nullo, quindi non è il valore assoluto del tasso di sconto che conta.
La seconda, per buona pace dei pochi “monetaristi” che hanno ancora il coraggio di definirsi tali, è che la negatività del tasso di sconto non avrebbe nessun impatto sul tasso di inflazione, che invece dipende dalla scarsità della domanda rispetto all’offerta. L’eventualità che Draghi porti il tasso di sconto sotto la soglia psicologica dello zero è solo l’indice della disperazione e della immensa solitudine nella quale si ritrova il vertice della BCE, costretto a raschiare il barile, senza più neanche l’ombra di una visione strategica o di un ruolo della banca centrale che abbia una qualche vaga connessione con l’economia reale. Ha ancora un senso tutto questo?
