
Per allontanarci dalla Russia
Se si discute di “guerra mediatica” contro la Russia forse l’attenzione ancor prima di concentrarsi sull’aggettivo deve soffermarsi sulla prima parola: “guerra”. Ogni grande impero ha la sua strategia. Alessandro aveva la falange macedone, la fanteria romana divenne invincibile con la “formazione a testuggine”. In tempi a noi più vicini, i popoli di lingua inglese sono stati maestri di “guerra psicologica”.
Dalla seconda guerra mondiale in poi i popoli anglofoni hanno gestito i loro conflitti con un mix di bombardamenti aerei e di guerra psicologica: brutalità e raffinatezza nel lanciare messaggi “nell’etere”.
Obiettivo della guerra psicologica: diffondere la “simpatia” nei confronti della propria posizione. Rendere l’avversario “antipatico” e trasformarlo così in colui che nei film recita la parte del “cattivo”.
L’America ci riesce in maniera straordinaria, perché essa è la civiltà di Hollywood. Se vai a New York ti accorgi che le statue sono pacchiane (penso al Prometeo dorato del Rockefeller Center), sono kitsch come certi nanetti che si mettono nei giardini; ti accorgi che nei musei metropolitani talvolta i quadri sono tele prive di senso, trasformate in business milionari per un abile gioco di prestigio dei critici d’arte. Ma i film no. I film americani sono straordinari: uniscono ritmo, leggerezza, rapidità di battuta. Lì davvero l’America eccelle.
È dunque attraverso un magistrale utilizzo dell’immagine che gli USA creano “l’immaginario collettivo”. A un certo punto – come accade con gli attori di “Beautiful” – i personaggi possono anche cambiare ruolo. Come Saddam “buon alleato” dal 1980 al 1990 quando fu spinto in una guerra sanguinosa contro l’Iran, “nuovo Hitler” negli anni a seguire. O come i guerriglieri fanatici che negli ultimi mesi sono stati rilanciati in Siria come “difensori dei diritti umani”…
Ci sono straordinari psicologi che lavorano a questa strategia; e oltre ai film e ai telefilm, una parte importante giocano la musica e le pop-star. Bisogna studiare MTV per capire come la strategia viene portata avanti. E non si tratta solo di “complotti” della CIA, è tutta una civiltà che promuove sé stessa e il proprio stile di vita in tutto il pianeta.
Certo negli anni passati l’ “operazione simpatia” funzionava meglio, perché l’Europa Occidentale di anno in anno accresceva il suo benessere. Pensiamo all’Italia: gli anni del boom economico erano gli anni di Alberto Sordi che faceva l’“americano a Roma”. “America” significava per noi un mondo più giovane, più moderno e una certezza di crescente prosperità. Inoltre, l’America di allora esprimeva forti valori che apparivano comuni. Penso a un telefilm di straordinario successo degli anni Settanta: “Happy Days”. Era incentrato su una famiglia tradizionale, su un padre bonario e autorevole, una madre saggia e affettuosa, ragazzi “acqua e sapone”. Anche il “ribelle” col giubbotto nero, Arthur Fonzarelli (don Giovanni italiano trapiantato a Milwaukee) alla fine si riconduceva ad un ordine e a una morale, ad un sereno equilibrio.
Qualcosa è cambiato negli ultimi anni. Il sistema finanziario occidentale ha mostrato il suo volto feroce. La famiglia naturale è stata sostituita in maniera fanatica da alternative difficilmente comprensibili. Ecco che allora l’operazione di immagine che ancora continua ad essere trasmessa attraverso Hollywood, attraverso le pop-star “impegnate”, attraverso MTV mostra tutto il suo aspetto retorico: diventa una classico esempio di “falsa coscienza”.
Dobbiamo imitare la “simpatia” americana? Lanciarci in una sorta di “campagna di immagine” sul modello degli Occidentali? No, piuttosto dobbiamo contrapporre alla “simpatia” costruita televisivamente, la “franchezza”. Agli slogan di plastica sui “diritti umani”, bisogna rispondere sottolineando anche in maniera beffarda quella che Machiavelli chiamava “la realtà effettuale delle cose”.
Volete un esempio straordinario di franchezza che si fa beffe della retorica? Guardate questo video:
http://www.youtube.com/watch?v=s1i6mc2mqNs&desktop_uri=%2Fwatch%3Fv%3Ds1i6mc2mqNs&app=desktop
Intervistatore: La Nato sostiene che lo scudo antimissile non è stato costruito contro di voi ma per l’Iran.
Putin: Lei mi fa davvero ridere, Dio la benedica, perché è quasi finita la giornata, anzi, è già ora di andare a dormire. Almeno torno a casa di buon umore…
Oltre alla franchezza è necessario accrescere la consapevolezza di quello che vorrei definire “il senso del noi”. “Noi, italiani, russi, tedeschi, francesi, ungheresi siamo europei”, una terra ci unisce, una storia di quattromila anni ci unisce, una fede religiosa sia pur declinata in tante legittime varietà ci accomuna. La contrapposizione ideologica degli anni Cinquanta non c’è più ed è giusto che ora prevalga il sentimento di riconciliazione.
Quando un italiano va a San Pietroburgo e a Mosca trova l’Italia degli architetti e il bello stile italiano. Quando un fedele ortodosso si reca nella basilica di San Clemente a Roma, trova le reliquie di un Santo – Cirillo – che è all’origini della civiltà russa.
Noi siamo uniti, siamo intrecciati. Anche le nostre economie marciano verso una compiuta integrazione. E il bello è che questa integrazione continentale non avviene sotto il pugno di ferro di un qualche dittatore-conquistatore, ma per una spontanea, “strutturale” evoluzione delle cose. Su questo senso del “noi” dobbiamo creare un nuovo “discorso comune”, più forte di qualsiasi operazione d’immagine.