Non si contano più le vittime di questa gestione „tecnica“
Si è impiccato nel retro del suo negozio, una rivendita di ricambi per elettrodomestici in via Duse, in zona San Donato. Prima di farla finita, Piero Marchi, commerciante bolognese di 48 anni, ha lasciato un biglietto alla moglie e alla figlioletta di appena un anno, poche parole solo per dire addio: «Saluto tutti, vi lascio tutti i miei beni, vi guarderò da lassù».
Nessuna spiegazione, non una parola sui motivi del tragico gesto. Da qualche tempo però il commerciante 48enne non era più sereno. Per il negozio tirato su tra mille difficoltà dai genitori non era un gran momento, di recente poi aveva ricevuto una cartella esattoriale da Equitalia per 20 mila euro. Una mazzata per un uomo dalla personalità fragile e un passato di dipendenza dall’alcol e dai farmaci antidepressivi: «Si è ucciso per le cartelle di Equitalia», ha detto sconvolta la sorella, la prima a trovarlo senza vita nel retrobottega poco prima delle 18.
Lunedì mattina, diverse ore prima della tragedia, Marchi aveva avuto una discussione con alcuni vicini della casa di via Vezza per via delle rate condominiali e delle spese per il riscaldamento. Era indietro nei pagamenti e per calmare gli animi è dovuta intervenire la polizia. Il commerciante aveva parlato chiaro con i condomini: «Non posso pagare, ho dei debiti con Equitalia da saldare». Tutto sembrava rientrato, tanto che alcuni testimoni l’hanno visto nel pomeriggio, verso le tre e mezza, al solito bar accanto al negozio: «Ha bevuto un campari, come sempre. Era sereno, non sembrava preoccupato», racconta un altro commerciante. «Era in un buon periodo, aveva avuto una bimba da nemmeno un anno, era felice», gli fa eco un’amica tra le lacrime.
I familiari sentiti fino a tarda sera dagli agenti delle volanti hanno raccontato un’altra storia. Non era la prima volta che il commerciante 48enne minacciava di farla finita. Era depresso e in cura per combattere la dipendenza dall’alcol. Non è chiaro il ruolo che hanno avuto i debiti in questo ennesimo dramma. Al momento la polizia ha accertato un’esposizione contenuta, di 20 mila euro appunto, e alcune rate condominiali arretrate ancora da saldare. Secondo la sorella però sono state proprio le cartelle esattoriali ricevute tempo addietro a farlo crollare, a spingerlo in un vicolo cieco. A dare l’allarme alla polizia è stata proprio la donna, poco prima delle 18. E’ entrata nel negozio e non vedendolo ha cominciato a chiamarlo. Non sentendo risposta si è infilata nel retrobottega e ha fatto la drammatica scoperta. Marchi si era tolto la vita nel piccolo bagno di servizio.
In via Vezza sono intervenute tre volanti, poi il medico legale. Si è formato da subito un capannello di curiosi, altri negozianti e semplici curiosi. Poco nelle viuzza alle spalle di via San Donato sono arrivati amici e parenti. La famiglia di Marchi abita in Vezza, a poche centinaia di metri dal negozio. Nessuno immaginava che il 48enne potesse decidere davvero di farla finita, anche se aveva parlato con diverse persone dei suoi problemi economici. Nelle prossime ore la polizia cercherà di ricostruire la storia del commerciante bolognese, nel tentativo di capire se siano stati davvero i debiti a fare da detonatore a una situazione personale già complicata. Non c’è molto altro da scoprire in questa tragedia personale che ha gettato nello sconforto un’intera famiglia e una moglie che aveva avuto da lui una figlia lo scorso giugno. Una bimba che ora dovrà crescere da sola.
