
Tra salotti e banchieri
Le voci rimbalzano ormai da diversi mesi, tra ripensamenti e uscite ad effetto
il rebus Berlusconi è se non il più interessante almeno il più curioso fenomeno
politico in un’Italia alle prese con crisi economiche e con un governo tecnico
che sembra non dover finire mai, da leggersi le dichiarazioni entusiaste di Casini
e Passera al meeting di Chianciano.
Di contro ci sono le promesse mai mantenute e la sensazione di “rivoluzione mancata”
che il berlusconismo aveva portato avanti ma che con troppe deviazioni ha perduto per
strada.
A favore c’è il nulla totale delle alternative, democristiani con trent’anni di ritardo che si
riciclano ovunque con l’appoggio di banchieri e professori universitari che hanno
dimostrato di non avere competenze o obbiettivi in grado di resuscitare la nazione.
Ma se davvero tornasse cosa succederebbe?
C’è chi spera in un riassetto totale della struttura nazionale e dei suoi equilibri
internazionali, con Monti ci siamo in effetti limitati ad eseguire ordini e a seguire le
agende politiche dettate da Washington o da Bruxelles, ordini che Berlusconi
quantomeno interpretava fantasiosamente restituendo in minima parte una piccola
indipendenza allo stivale più abusato d’Europa.
C’è chi ovviamente è terrorizzato, i suoi più aspri nemici, alleati, ex alleati e paladini dell’antipolitica
avrebbero un avversario comunicativamente imbattibile che può relegarli nuovamente al ruolo di
gregari o al dimenticatoio della politica.
C’è chi invece, come noi, si farebbe sicuramente una bella risata nel vedere il peggio
del salottismo italiota mangiarsi il fegato per tornare poi al ruolo che a loro compete,
giullari da suburra.

