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E’ sindaco di Rom

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I mariniani ora vanno all’incasso

“Non vogliamo più vivere in un ghetto, non vogliamo più stare in un campo ma integrarci con la città”. Inizia così la lettera che 150 del campo di via Salviati, alla periferia di Roma, hanno scritto al sindaco Ignazio Matino. ”Caro sindaco, siamo e ci sentiamo cittadini di questa città, dove viviamo da trent’anni – si legge in uno dei passaggi chiave della lettera resa nota dall’associazione 21 luglio, che porta la firma di Sandor Dragan Trajlovic, portavoce della comunità – siamo orgogliosi di essere cittadini italiani e cittadini d’Europa. Siamo cittadini rom che credono nell’inclusione e che sognano di poter avere piena cittadinanza in questa bella città. Per questo le chiediamo di ascoltare il nostro desiderio di essere cittadini come gli altri, senza discriminazione e senza ghettizzazione”.
L’Associazione 21 Luglio fa sapere che ”lo scorso giugno i 152 rom che attualmente si trovano nell’insediamento informale di via Salviati sono fuggiti dal ‘villaggio attrezzato’ di Castel Romano, dove vivevano dal 2010, in seguito a ripetuti episodi di violenza da parte di altri abitanti del campo”.
Il portavoce dei 152 rom spiega al sindaco che ”vivere nel campo ci fa sentire come all’interno di un ghetto, riservato a 1300 rom. Sì, il campo di Castel Romano è effettivamente un ghetto, isolato dalla città, insicuro, recintato, chiuso, dove non esiste alcuna possibilità di inclusione sociale. Abbiamo paura per noi e per i nostri figli, perché vivere a Castel Romano significa vivere nella sofferenza e rinunciare al futuro. Dopo trent’anni non ce la facciamo più a vivere nei ghetti. Costringerci a farlo rappresenta per noi un atto di discriminazione”.
Nella nota l’Associazione 21 Luglio sottolinea che ”in seguito a un’ordinanza del sindaco, il 12 agosto scorso le forze dell’ordine avrebbero dovuto sgomberare l’insediamento di via Salviati. Lo sgombero, tuttavia, è stato sospeso e rimandato di alcuni giorni. La comunità rom, ad oggi, vive nella costante tensione per un imminente sgombero e per il rischio di essere trasferita nuovamente a Castel Romano. Consapevole della necessità di non poter e non voler restare nell’attuale insediamento di via Salviati, la comunità lancia quindi un appello al sindaco per iniziare una nuova stagione di dialogo e un percorso all’insegna dell’inclusione”.
Nella lettera i rom si dicono disponibili ”a rimboccarsi le maniche e ad assumersi delle responsabilità per intraprendere un percorso che non ci porti più a vivere nei campi e nel degrado, per essere inclusi, per integrare i nostri figli, per avere un futuro migliore. Ci chiamano nomadi ma non è quello che siamo e ci sentiamo”.
“La politica dei ‘campi’, alimentata dalla passata Amministrazione con il Piano Nomadi, non ha prodotto che segregazione abitativa e concentrazione su base etnica – dice l’associazione 21 luglio – E’ il momento che anche a Roma, come già avviene in altre città italiane, ai rom vengano offerte soluzioni diverse da quelle dei ‘campi’. Passare dalla ghettizzazione all’inclusione sociale: è questa la grande occasione che Roma ha davanti a sé‚ per dimostrarsi Capitale europea attenta ai diritti umani e ai bisogni delle categorie più svantaggiate”.

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