venerdì 2 Gennaio 2026

Eppur si muove

La penisola iberica

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La penisola iberica è in movimento, sebbene ai nostri piedi sia impercettibile. A raccontarlo è un team di ricercatori dell’Università dei Paesi Baschi che, in collaborazione con l’Università di Palermo e l’Istituto Nazionale di Geofisica e Vulcanologia (Ingv), hanno scoperto appunto come questa enorme regione europea, che comprende Spagna e Portogallo, stia lentamente ruotando in senso orario. Lo studio è stato pubblicato su Gondwana Research.

A sud della penisola iberica
Ogni anno, ricordiamo brevemente, le placche eurasiatica e africana si avvicinano di 4-6 mm l’una all’altra. “Il confine tra le placche intorno all’Oceano Atlantico e all’Algeria è molto netto, mentre nel sud della penisola iberica il confine è molto più sfumato e complesso”, ha spiegato l’autore Asier Madarieta. Nel Mediterraneo occidentale, infatti, il confine tra le placche eurasiatica e africana è determinato dal dominio di Alboran, che si sta spostando verso ovest favorendo lo sviluppo dell’Arco di Gibilterra, regione geologica che collega la Cordigliera Betica spagnola ai Monti del Rif in Marocco. “Finora non sapevamo esattamente come fosse questo confine in quell’ambiente, e quali processi geodinamici vi siano in atto è oggetto di discussione”, ha aggiunto l’esperto.

La rotazione
Nel nuovo studio, quindi, i ricercatori hanno combinato i dati ottenuti via satellite e i dati sui terremoti per avere un quadro più dettagliato delle sollecitazioni geologiche che deformano la crosta sopra le placche eurasiatica e africana vicino al confine. Da questo confronto sono emersi dati che “confermano che la penisola iberica ruota in senso orario”, ha spiegato Madarieta. In particolare, a est dello Stretto di Gibilterra la crosta assorbe gran parte dello stress prodotto dalla collisione delle placche eurasiatica e africana, impedendo così che le sollecitazioni vengano trasmesse alla penisola iberica. D’altra parte, tuttavia, a ovest dello Stretto di Gibilterra la crosta della penisola iberica viene spinta da sud-ovest a causa della collisione diretta tra le placche, facendola ruotare in senso orario.

Studi futuri
In queste aree, concludono i ricercatori, è necessario condurre ulteriori studi geologici e geofisici dettagliati per individuare le strutture che causano deformazione, caratterizzarle e specificarne il potenziale sismico. In altre parole, bisognerebbe riuscire a individuare le faglie nella crosta il cui movimento può innescare i terremoti. “Per quanto riguarda la penisola iberica, ci sono molti luoghi in cui si verifica una deformazione significativa o dove si verificano terremoti, ma non sappiamo quali strutture tettoniche siano attive lì”, ha spiegato l’autore. “Questi campi di stress e deformazione ci dicono dove dobbiamo andare per cercare queste strutture. E in questo modo, potremmo scoprire che tipo di pieghe e faglie potrebbero esserci, come sarebbe il loro movimento, che tipo di terremoti potrebbero causare e di quale magnitudo”.

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