In fondo è stupefacente come qualcuno si sia potuto sorprendere nello scoprire che l’inviato di Trump presso Putin, Steve Witkoff, è sfacciatamente un complice dei russi.
Chi si è stupito in quale pianeta è vissuto in questi anni? In che pianeta ha abitato in questi decenni?
Certamente è scandaloso che la “proposta di pace” presentata dagli americani fosse stata scritta in russo, come è emerso proprio dagli USA. La quale proposta altro non è se non l’ultimatum moscovita di quasi quattro anni fa quando gli invasori erano alle porte di Kiev, prima di essere sloggiati da lì e di venire sconfitti nella battaglia per Odessa.
Accordi di pace?
Una resa senza condizioni e l’accettazione del vassallaggio nei confronti dell’invasore da parte di un esercito ancora invitto e di un popolo che tiene il terreno. Non si era sentito qualcosa del genere nemmeno nel 1943.
Sorpresi?
Trump in Alaska ha accolto Lavrov con la felpa CCCP, ovvero quella dell’Unione Sovietica. L’incontro si è verificato là da dove gli americani rifornirono Stalin di ogni genere di armamento in misura imponente, tanto da spendere cinque volte quanto per il carissimo Progetto Manhattan che diede vita alle stragi di Hiroshima e Nagasaki.
Sorpresi? Io scrivevo tempo addietro, letteralmente: “se i russi non sfondano in Donbas entro novembre, gli americani glielo regaleranno”. Forse non sono riusciti a fare nemmeno questo. Se così è la partita si giocherà a chi tradirà per primo: i moscoviti o gli europei.
Perché, per raggiungere un accordo i russi devono pretendere assai meno e questo difficilmente potrà esser fatto senza un cambio al vertice. Kiev invece, per capitolare, dovrebbe perdere e questo non sarà possibile senza un tradimento europeo: non basta il sostegno americano al Cremlino.
Sorpresi? Ma di cosa?
Scrivevo nel primo giorno di guerra che fosse russoamericana all’Europa, che s’inserisse nell’offensiva anti-europea in Sahel e alle porte del Mediterraneo, condotte dai russi con supporto americano. Scrivevo che fosse il rilancio di Jalta e che Mosca non combattesse Washington ma l’Europa. Il Cremlino non ha atteso la rielezione di Trump per rivendicare pubblicamente ambo le cose, lo ha fatto quasi subito.
Non era difficile capire allora come sarebbe proseguita.
Anche le soluzioni di congelamento alla “coreana” erano prevedibili, se non altro negli intenti, e lo scrivemmo mesi e mesi prima che la Casa Bianca lo teorizzasse.
Sorpresi? Forse di una vena di schizofrenia, perché sia nella propaganda che negli atti e nelle strategie messe in campo da Washington e da Mosca si parla con entusiasmo di rinnovare Jalta, ovvero il misfatto imperialistico sulle nostre spalle centrato nel 1945 e proseguito a lungo con le complicità nella guerra fredda.
Sorpresi? Chi stava con i russi contro il “male assoluto” che sarebbe stato rappresentato dagli USA, ora si scopre allineato dietro gli americani, ma lo era stato dal primo giorno. Come ha potuto non accorgersene o, peggio, rifiutare di ammetterlo?
Chi sta con i russi
che “denazificano” (che tradotto significa combattono la filosofia, la politica delle poleis, la libertà, l’arte e lo stile di vita millenario europeo) sta con gli americani e, soprattutto, con i giudici di Norimberga. Ché quello è lo spirito che traspare da ogni comunicato moscovita.
Chi sta con i russi continua a fucilare Brasillach, a godere della torcia umana di Jan Palach; sta con “uccidere un fascista non è reato”. E paradossalmente accusa chi combatte per la sua terra contro l’invasore, di essere asservito agli americani – che però stanno con l’invasore anche nei programmi militari e nucleari – e rifà il verso a quelli che accusavano per le medesime ragioni la LVF o le Brigate Nere di essere asserviti ai tedeschi.
Nulla è cambiato se non nell’intensità e nella qualità che – almeno qui da noi – sono scemate rispetto ad allora; ma il partito imperialista sull’Europa quello è e odia innanzitutto noi.
Non m’importa di fare aprire gli occhi a chi sogna dietro strati di prosciutto e neppure d’insultarlo, a meno che non lo meriti per il come lo fa.
Ormai è tardi
perché egli non resti fedele al nemico al quale ha battuto le mani, prigioniero di una gran confusione. Solamente è triste che la schizofrenia sia tale che continuerà a onorare i nostri Caduti mentre sostiene chi è felice che siano morti e vorrebbe nuovamente assassinarci tutti.
Ma, in fondo, anche questo conta poco, come poco contano le convinzioni accalorate di chi si è appassionato in una guerra di cui non ha capito assolutamente nulla. Una cosa, questa, non nuova da almeno trentacinque anni.
