Home Note Equità sociale e crescita: farle capire all’Europa

Equità sociale e crescita: farle capire all’Europa

0


Una relazione sulla proposta di Polaris 

 

Una proposta, una soluzione, una speranza. Tre obiettivi contenuti nell’unico documento con cui il ‘Centro Studi Polaris’ sintetizza la possibilità di uscire dalla crisi.

Secondo Paolo Caioli, presidente di Polaris, “Il debito pubblico italiano è ormai in larga parte in mano estera, condizione che ci penalizza fortemente. Il progetto che diffondiamo diventerà entro breve una proposta di legge”. Sulla quale Polaris sfida la politica a raccogliere il testimone.

Gabriele Adinolfi (nella foto, prima da sx), – caporedattore della rivista Polaris – sottolinea con una immagine significativa quello che servirebbe per uscire dalla crisi: “Paradossalmente, più Europa. Con un Premier che sia commissario italiano a Bruxelles e non l’opposto! L’Italia ha le energie e le risorse per farcela ed è assurdo che lo Stato sia incapace di gestire aziende come Finmeccanica che è un player di assoluto rilievo mondiale; pure Alitalia potrebbe tornare a esserlo anche se oggi cancella i collegamenti internazionali e impone di partire da Parigi”. Insomma: le privatizzazioni hanno prodotto inefficienza 

Siete consapevoli che sarà molto difficile, vero? “La prima difficoltà è che i mezzi di informazione facciano conoscere tale proposta… Naturalmente sappiamo che sarà dura perché essa è una proposta dura, che da fastidio, e la politica non è abituata a cose del genere! La gente deve però sapere che vi sono alternative per vivere meglio… E poi, scusi, perché tutti esaltano Monti? Forse non si sono resi conto dell’ampia probabilità di una nuova manovra?”.

Somma iattura! “Che però potrebbe diventare realtà visto che l’Italia vanta un -1,5% di Pil. Per caso c’è qualcuno che crede di recuperare questo dato negativo dallo spread in conto-interessi?”

Adinolfi dichiara che occorra spingere “Affinché l’obiettivo della BCE si sposti dalla stabilità finanziaria e dal controllo dell’inflazione alla crescita del Pil e includa anche l’equità sociale. Crescita, equità e stabilità dovrebbero essere suddivise in proporzione di 50/30/20 invece dell’attuale 0/100/0”. Da Unione la UE dovrebbe trasformarsi in Confederazione e integrata su di un asse centrale. “Le zone a omogeneità centrale dovrebbero avere tre direttrici: Parigi-Berlino-Mosca; Roma-Budapest-Kiev; Madrid-Roma-Atene; ogni area dovrebbe definire le sue politiche fiscali in coordinamento con la UE e potrebbe munirsi di valuta locale, ad uso interno, per facilitare la paria economia e mantenendo l’Euro come moneta unitaria e di riferimento internazionale. Tutto ciò permetterebbe di garantire le autonomie senza far retrocedere l’Europa nei confronti di U.S.A., Brasile, Cina, ecc. Ipotizzabile dunque l’adozione di Euro1 e Euro2, con quest’ultimo che pratichi una svalutazione del 15-20% e che dia ossigeno a Grecia, Italia, Irlanda, Spagna, Portogallo”.

In sede di premessa l’economista Gianpaolo Bassi aveva aggiunto che gli errori di oggi sono frutto dell’ieri. “Come disse Prodi, la presenza di Stati come la Bulgaria nella UE servono a garantire la pace… Ma cosa ci abbiamo guadagnato, in termini reali? Della globalizzazione abbiamo ricevuto effetti negativi: la fine del welfare, l’esplosione della Cina che guida la classifica delle migliori università scientifiche del mondo”. E il debito pubblico italiano intanto è rimasto al 125%.

“Solo che in passato avevamo i gioielli di famiglia che sono stati dati via. Oggi non ci sono più le autostrade, i telefoni, la Compagnia aerea eppure il debito è rimasto… Mario Monti emette decreti in serie eppure di elementi legati allo sviluppo ve ne sono pochi”. E poi quel dato, tanto infausto quanto reale: “Da nostre simulazioni, l’IMU per la prima casa costerà – a Roma – circa 2.000 euro”.

E allora? Allora anche per l’Italia c’è un pacchetto di misure da adottare senza perdere altro tempo. Eccone lacune: riacquisto progressivo dei titoli di debito pubblico in mano estera; emissione di 30 miliardi di titoli di Stato al 2% a 10 anni (garantiti da riserve auree di valuta) solo a cittadini, banche e istituzioni residenti; obbligo per banche e assicurazioni di investimento in titoli di Stato con limiti di acquisto; investimento forzoso in proporzione progressiva alla ricchezza detenuta – per la Banca d’Italia, al 2012 la ricchezza nazionale era pari a 4.000 miliardi; riduzione aliquote Irpef progressiva a partire dal 3% in un anno; abbattimento dell’Irap; riduzione delle aliquote Iva al 3%; cancellazione dell’Imu sulla prima casa; utilizzo della Cassa Depositi e Prestiti come fondo sovrano e per la politica economia e industriale; limitazione dei rimborsi elettorali per i Partiti da un periodo di cinque a uno in due anni e dietro certificazione.

Da non sottovalutare neppure l’istituzione di un Fondo per il finanziamento delle imprese innovative e a componente azionaria giovanile tramite l’utilizzo del 50% di quanto recuperato sui tagli a stipendi pubblici oltre soglie significative – cioè sopra i 150mila ero lordi annui.

Nessun commento

Exit mobile version