C’è uno squallido e saccente passato nel nostro orrendo e fallimentare futuro
Fuori i Vecchi dall’talia!
Il nostro Paese somiglia sempre più ad una mefitico ospizio, dove vecchi coccodrilli girano in tondo pronti ad azzannare quel che resta di una Nazione allo sbando. Una Nazione retta da vecchi decrepiti, reduci di mille intrallazzi e compromessi che oggi assurgono al ruolo di predicatori e di salvatori della Patria.
Non solo dobbiamo assistere al triste peregrinare del vecchio burocrate Monti , che da buon piazzista , girovaga prendendo ordini da Obama , da Wall Street e dalla City, su come distruggere l’Italia , ma dobbiamo anche sorbirci le prediche quotidiane di un altro vecchio, assiso al Quirinale, che, in pratica, svolge il compito di indicare al primo dove colpire meglio il mondo del lavoro e della produzione.
In più non passa giorno che uno di questi vecchi non faccia la morale ai giovani su quanto siano inetti, bamboccioni e perditempo, mentre loro dal dopoguerra ad oggi hanno beneficiato di ogni possibile anfratto del parassitismo burocratico e partitico , non producendo nulla che non fosse a proprio personale vantaggio e tornaconto.
Per completare il giro, anche in televisione dobbiamo ascoltare un altro vecchio , in preda ad un arteriosclerosi galoppante, che farnetica da strapagato profeta del nulla, approfittando del palcoscenico di un Festival canzonettaro.
Oltre agli altri problemi, in Italia abbiamo anche un dato generazionale: questa classe di vecchi parassiti che albergano ovunque , dalla politica, allo spettacolo , alla cultura, non può rappresentare nulla se non il decadimento fisico e spirituale di una Nazione che, in altre epoche, ha ben rappresentato la giovinezza, lo spirito di ardimento, la velocità e il dinamismo creativo giovanile e che oggi si ritrova come un vecchio seduto su una panchina a dar da mangiare ai piccioni con il nipotino accanto. Come nel video della splendida canzone di Samuele Bersani “il Pallone”.
Questi vecchi parassiti, nati e cresciuti e ben pasciuti, all’ombra degli americani e dei sovietici , sin dal dopoguerra, hanno distrutto l’Italia , sia dal punto di vista etico che economico e politico, ma cosa ben più grave ne hanno ucciso la voglia di futuro e la progettualità, che da sempre si accompagna alla gioventù.
I loro volti spenti, i loro occhi sfuggenti, le loro guance cadenti , rappresentano bene l’Italia di oggi: quella del calo delle nascite, dell’innalzamento dell’età lavorativa sino ai 70 anni, quella dei giovani senza un futuro che non sia precario, quella del fotti il prossimo e del compromesso e della mediazione a tutti i costi.
In compenso, questi vecchi parlano molto, quasi ogni giorno: tra Monti, Napolitano e adesso pure Celentano è un profluvio di parole, stanche, ripetitive, tristi come le loro facce da ospizio.
Il rinnovamento di un paese passa anche attraverso un rinnovo generazionale : la gioventù da sempre si è fatta largo anche a spintoni quando necessario , per mandare a casa chi da troppo tempo si è abbarbicato alla poltrona.
Basta con le false prediche, basta con la vecchiaia elevata a valore. E’ ora di rivedere un’Italia giovane, dinamica, creatrice e proiettata verso il futuro. Ai vecchi politicanti, artisti e profeti del nulla si riservi il sano esercizio del giardinaggio. Con tanto di catetere.
