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Fare l’Europa

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Sconfiggendo marxismo e reazione

La situazione  di oggi è capita da pochissima gente, da molto ma molto poca.
Alcuni hanno una visione parziale, ereditata dal secolo scorso e ci si aggrappano senza saperla attualizzare.
I “complottisti” hanno individuato il ruolo  semi-occulto dei più potenti ma lo semplificano in modo grossolano e troppo sistematico. Inoltre non hanno risposte se non una sorta di “ritorno al passato” come se il mondo non fosse cambiato in questi anni, addirittura nelle dimensioni fisiche e geometriche e come se non fossimo veramente in un altro millennio da cui non si esce scimmiottando gli hamish. E questo è il marchio di quasi tutta la destra populista e degli euroscettici.
I marxisti poi, quelli seri, non i liberal e le zecche, interpretano tutto sul piano delle dinamiche e dei fenomeni. Loro individuano meglio quel che accade, meno i fattori umani e metafisici, per nulla le soluzioni che sono frutto di una superstizione misticheggiante.
Costoro denunciano la formazione di quel che definiscono “imperialismo europeo” e, a differenza dei nostri miopi, loro che sono altrimenti accecati, sono attenti alle azioni e alle reazioni di questo processo, accompagnato ma soprattutto ostacolato da tutte le potenze straniere, in primis Washington e (dal 2011) Mosca, e frutto delle speculazioni ignobili della City londinese.
Essi notano che gli “imperialisti europei” tentano di dotarsi di strumenti politici a scala continentale da affiancarsi a un potere monetario che – loro almeno se ne sono accorti – ha scatenato forti reazioni dalla City e da Wall Street.
D’altro canto, per la concorrenza globale e le speculazioni usuraie, la ristrutturazione viene accompagnata da tagli sociali ed economici terrificanti tramite i quali qualcuno s’illude di recuperare competitività.
La risposta teorica dei marxisti sta nella lotta di classe in opposizione alla svolta antisociale, quella dei reazionari è contro l’Europa intesa a torto come la responsabile di quei tagli che provengono, semmai, dall’assenza di classi politiche in tutti i nostri Paesi. E il contro-esempio ungherese ne è la comprova.
La sola risposta che personalmente m’interessa, non solo per ideale ma anche per un ragionamento materiale e diveniristico, sta nell’opposizione alla ristrutturazione antisociale mediante una serie di proposte e, soprattutto, di azioni concrete in controtendenza. Un’azione concreta che si sposi con una maggior e più forte tendenza verso quello che i marxisti definiscono “imperialismo europeo” che è al contempo la nostra stella polare e il nostro solo avvenire possibile.
Il resto è solo utopia irrealistica che conduce all’atomizzazione e all’estinzione della nostra gente e della nostra civiltà.
E’ tempo, anche se siamo indietro di troppi anni, di agire per fare l’Europa. Seriamente.
E per superare le sirene reazionarie e marxiste che, in tutto e per tutto, stanno deformando il nostro pensiero che ha perso completamente ogni bussola.

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