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	<title>NoReporter</title>
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		<title>Esopianeta</title>
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		<dc:creator><![CDATA[admin]]></dc:creator>
		<pubDate>Sun, 14 Jun 2026 22:45:00 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Altrove]]></category>
		<category><![CDATA[Featured]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Per nuove analisi</p>
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<p class="wp-block-paragraph">passioneastronomia.it</p>



<p class="wp-block-paragraph">Utilizzando lo strumento MIRI del James Webb Space Telescope, un team guidato da Sebastian Zieba e Laura Kreidberg ha analizzato la superficie dell’esopianeta roccioso LHS 3844 b. Lo studio rappresenta un importante passo avanti nella geologia degli esopianeti. Scopriamo ora questo pianeta alieno.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Un pianeta roccioso e senza atmosfera<br>LHS 3844 b è una super-Terra grande circa il 30% in più della Terra e orbita attorno a una nana rossa in appena 11 ore. Il pianeta è bloccato gravitazionalmente: mostra sempre la stessa faccia alla stella, con un lato diurno che raggiunge circa 1000 Kelvin (725 °C). Situato a 48,5 anni luce dalla Terra, potrebbe avere una superficie scura simile a quella della Luna o di Mercurio.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Le osservazioni con MIRI<br>Lo strumento MIRI ha analizzato la radiazione infrarossa emessa dal pianeta tra 5 e 12 micrometri, ottenendo uno spettro dettagliato. I dati sono stati confrontati con modelli e campioni di rocce terrestri, lunari e marziane per identificare la possibile composizione della superficie.<br>I risultati escludono la presenza di una crosta ricca di silicati, come quella terrestre composta da granito. Questo suggerisce che LHS 3844 b non abbia una tettonica a placche simile a quella della Terra oppure che essa sia molto limitata.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Un pianeta probabilmente povero d’acqua<br>Secondo i ricercatori, la mancanza di una crosta silicatica indica anche una probabile scarsità d’acqua. Sulla Terra, infatti, acqua e attività tettonica sono fondamentali per la formazione di croste evolute e ricche di silicati.<br>Le osservazioni indicano che la superficie di LHS 3844 b è composta da materiali scuri simili al basalto terrestre o lunare, probabilmente ricchi di magnesio, ferro e minerali come l’olivina. Le analisi suggeriscono che vaste aree del pianeta siano formate da rocce magmatiche solide oppure da materiale roccioso frantumato, mentre polveri fini e chiare risultano meno compatibili con i dati osservati.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Gli effetti dell’alterazione spaziale<br>In assenza di un’atmosfera protettiva, la superficie del pianeta è continuamente modificata dalle radiazioni stellari e dagli impatti meteorici. Questi processi trasformano gradualmente le rocce in regolite, una polvere fine simile a quella presente sulla Luna. Inoltre, la superficie tende a scurirsi a causa dell’accumulo di ferro e carbonio.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Due possibili scenari</p>



<ol class="wp-block-list">
<li>Superficie giovane e vulcanica<br>Il primo scenario ipotizza una crosta relativamente fresca, composta da rocce basaltiche recentemente emerse grazie ad attività geologica o vulcanica diffusa.</li>



<li>Superficie antica e inattiva<br>Il secondo scenario prevede invece una superficie più vecchia, simile a quella di Mercurio o della Luna, ricoperta da uno spesso strato di regolite scurita dopo lunghi periodi di inattività geologica.</li>
</ol>



<p class="wp-block-paragraph">La ricerca di tracce vulcaniche<br>Per distinguere tra le due ipotesi, gli astronomi hanno cercato gas vulcanici come l’anidride solforosa (SO₂), normalmente associata al vulcanismo. Tuttavia, il telescopio spaziale James Webb non ha rilevato alcuna traccia significativa di questo gas, rendendo meno probabile l’ipotesi di attività recente.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Nuove osservazioni in arrivo<br>Gli studiosi stanno ora effettuando ulteriori osservazioni con il JWST per capire se la superficie sia costituita principalmente da rocce compatte o da regolite. Analizzando il modo in cui il pianeta riflette ed emette luce, sperano di chiarire definitivamente la natura della crosta di LHS 3844 b e, in futuro, di altri esopianeti rocciosi.</p>



<p class="wp-block-paragraph"></p>
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		<title>Il rob otto</title>
		<link>https://noreporter.org/il-rob-otto/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[agi]]></dc:creator>
		<pubDate>Sun, 14 Jun 2026 22:41:00 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Featured]]></category>
		<category><![CDATA[Tempi Moderni]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Argus</p>
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										<content:encoded><![CDATA[
<p class="wp-block-paragraph">Molto funzionale</p>



<p class="wp-block-paragraph">Un robot sferico dotato di venti zampe e di un sistema di visione distribuito può muoversi in qualsiasi direzione, attraversare terreni difficili, arrampicarsi tra pareti verticali e continuare a funzionare anche in presenza di guasti meccanici.<br>È il risultato di uno studio guidato da Jiaxun Liu, Boxi Xia e Boyuan Chen della Duke University e pubblicato sulla rivista Science Robotics. La ricerca introduce il concetto di simmetria dinamica estrema, una strategia progettuale che permette ai robot di generare forze e accelerazioni in modo uniforme in tutte le direzioni, migliorandone agilità, robustezza e capacità operative in ambienti complessi, terrestri ed extraterrestri.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Simmetria dinamica e isotropia<br>Sebbene le forme simmetriche siano da tempo utilizzate nella robotica, gli autori sottolineano come sia stata finora poco esplorata la cosiddetta simmetria dinamica, ovvero la capacità di produrre movimenti e accelerazioni equivalenti indipendentemente dalla direzione di spostamento. Per affrontare questo problema, il gruppo della Duke University ha sviluppato un approccio teorico e sperimentale basato sul concetto di isotropia dinamica, che descrive la capacità di un sistema robotico di generare prestazioni uniformi in tutte le direzioni dello spazio.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Analisi dei sistemi robotici<br>Nella prima fase dello studio, i ricercatori hanno confrontato diversi sistemi robotici, inclusi robot umanoidi, piattaforme aeree e macchine dotate di zampe, valutando come la distribuzione degli attuatori influenzi le capacità di movimento. Le simulazioni hanno mostrato che l’aumento del numero di arti distribuiti in modo regolare attorno al corpo migliora progressivamente l’isotropia dinamica.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Numero ottimale di zampe<br>I vantaggi crescono fino a raggiungere una configurazione quasi ottimale compresa tra 16 e 22 zampe motorizzate. Oltre questa soglia, l’incremento della complessità meccanica e dei vincoli strutturali tende invece a ridurre i benefici ottenibili.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Il robot Argus<br>Per verificare sperimentalmente il modello, gli autori hanno progettato una famiglia di robot sferici denominata Argus. Il prototipo più avanzato realizzato dal gruppo è costituito da venti zampe distribuite uniformemente sulla superficie della sfera. Ogni arto integra una telecamera, creando un sistema di osservazione omnidirezionale capace di monitorare costantemente l’ambiente circostante durante il movimento.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Test su terreni complessi<br>I test hanno evidenziato una notevole versatilità operativa. Argus è stato in grado di muoversi efficacemente su superfici piane ma anche di modificare la propria configurazione per attraversare prati, sabbia soffice e superfici bagnate o scivolose. I ricercatori hanno inoltre dimostrato la capacità del robot di trasportare carichi durante gli spostamenti e di avanzare in spazi ristretti sfruttando l’appoggio simultaneo su due pareti verticali.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Resilienza ai guasti<br>Un aspetto particolarmente rilevante riguarda la resilienza del sistema. Durante le prove sperimentali il robot ha continuato a operare anche in presenza di malfunzionamenti di alcune zampe, adattando autonomamente la propria locomozione per compensare i guasti hardware.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Visione e navigazione<br>Grazie alle telecamere integrate nei piedi, Argus può inoltre seguire oggetti e mantenere la consapevolezza dell’ambiente circostante mentre si muove. L’integrazione tra locomozione omnidirezionale e percezione visiva continua consente al robot di navigare mantenendo il controllo del contesto operativo senza necessità di arrestarsi o riorientarsi.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Prospettive applicative<br>Secondo gli autori, i risultati dimostrano che progettare robot non soltanto con forme simmetriche ma anche con capacità dinamiche simmetriche rappresenta una strategia generale per ottenere sistemi più agili, robusti e multifunzionali. &#8220;Questi risultati mostrano che progettare robot per la simmetria non solo nella morfologia ma anche nelle dinamiche raggiungibili offre una strada potente e generale verso agilità, robustezza e multifunzionalità in ambienti terrestri ed extraterrestri incerti&#8221;, scrivono i ricercatori.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Possibili applicazioni<br>La tecnologia potrebbe trovare applicazione in numerosi settori, dall’esplorazione spaziale agli interventi di ricerca e soccorso, fino alle operazioni in ambienti ostili o difficilmente accessibili, dove la capacità di muoversi in qualsiasi direzione e di continuare a funzionare nonostante eventuali guasti rappresenta un vantaggio cruciale.</p>



<p class="wp-block-paragraph"></p>
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		<title>Molto prima di Dolly</title>
		<link>https://noreporter.org/molto-prima-di-dolly/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[noreporter]]></dc:creator>
		<pubDate>Sun, 14 Jun 2026 22:39:00 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Featured]]></category>
		<category><![CDATA[Storia&sorte]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Le dobbiamo qualcosa</p>
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										<content:encoded><![CDATA[
<p class="wp-block-paragraph">Il 15 giugno 1667 la prima trasfusione di sangue su un umano viene eseguita dal dottor Jean-Baptiste Denys, trasfondendo con successo del sangue di pecora in un ragazzo di 15 anni</p>



<p class="wp-block-paragraph"></p>
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		<title>Non è tempo di ultime spiagge</title>
		<link>https://noreporter.org/non-e-tempo-di-ultime-spiagge/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Gabriele Adinolfi]]></dc:creator>
		<pubDate>Sat, 13 Jun 2026 22:57:40 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Alterview]]></category>
		<category><![CDATA[Featured]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>La ricerca di soluzioni miracolose è solo un ostacolo alle azioni di avanguardia</p>
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										<content:encoded><![CDATA[
<p class="wp-block-paragraph">“C’è molta confusione sotto il cielo” diceva <strong>Mao</strong>. A me pare che non ce ne sia affatto e che i vari giocatori di Risiko (tutti in competizione e in società tra di loro a fasi alterne) non si preoccupino più di nascondere il loro gioco.</p>



<h2 class="wp-block-heading">Ci sono, invece, alcune potenziali evoluzioni in un senso o nell’altro</h2>



<p class="wp-block-paragraph">Riguardano la natalità, le migrazioni, il futuro identitario non solo dei popoli ma delle persone. E le contese tra le varie potenze – prese al loro interno dai problemi testé elencati, ma contemporaneamente in rapporto reciproco di rivalità e interdipendenza – volte al controllo delle fonti energetiche e alla realizzazione delle rivoluzioni tecnologiche e industriali.</p>



<h2 class="wp-block-heading">Sarebbe sufficiente respirare</h2>



<p class="wp-block-paragraph">prendere la distanza emotiva necessaria dalla gazzarra “politica” quotidiana e concepirsi in linea con l’attualità, per contribuire – e sottolineo contribuire, dato che nessuno qui è un superuomo – alle corrette evoluzioni della propria gente.</p>



<h2 class="wp-block-heading">Poi c’è la grande confusione sotto il cielo crollato sulla testa</h2>



<p class="wp-block-paragraph">&#8211; come avrebbe paventato Asterix &#8211; a tutti coloro sui quali esso è veramente crollato.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Mi riferisco a chi prova nostalgia, non per la vita, i simboli o le realizzazioni di un passato che può benissimo rigenerare il futuro, in quanto non è morto, ma per le condizioni di vita cui egli stesso era abituato e per gli schemi mentali che conosceva prima e da cui non riesce a liberarsi.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Questo produce la costruzione mentale di Villaggi dei Galli nei quali rinchiudersi e attendere che qualche castigamatti possa vendicare le proprie disillusioni. Di qui le mitizzazioni di vere e proprie sottoculture o di potenze tracotanti e violente, che ci si rifiuta di vedere come realmente sono e a cui ci si affida fideisticamente. Poco conta che si tratti dei russi, degli americani, degli israeliani, degli iraniani o dei coreani del nord: il procedimento mentale è lo stesso e conduce al medesimo risultato di autocorrosione.</p>



<h2 class="wp-block-heading">Oppure riaffiora, a cadenze regolari, l’uomo o la donna dell’ultima spiaggia</h2>



<p class="wp-block-paragraph">Colui o colei che viene a dire ad alta voce quello che pochi osano dire (come se dire e fare fossero la stessa cosa&#8230;), che fa il pieno di folle che eccita fino allo spasimo.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Non si tratta più di uomini che, per cultura politica, generazione, condizione storica, potevano offrire alternative difficilissime ma potenzialmente realizzabili per i loro popoli. Non c’è più nessun <strong>Jean-Marie Le Pen</strong>. Oggi ci sono gli E<strong>ric Zemmour</strong> le <strong>Marine Le Pen</strong> o, peggio ancora, le <strong>Alice Weidel</strong>. Da noi abbiamo avuto <strong>Salvini</strong>, oggi ingrigito e incalzato da <strong>Vannacci</strong>.</p>



<h2 class="wp-block-heading">Il risultato è puntualmente lo stesso</h2>



<p class="wp-block-paragraph">si ridistribuiscono i voti, generalmente a vantaggio della casta, e nulla cambia perché nulla può cambiare se non si è lavorato prima, in profondità e in continuità; se non ci si è resi conto del fatto che il potere politico non dipende da quello elettorale e neppure da minoranze chiassose, ma dagli elementi di forza che vantano le minoranze organizzate.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Al netto del loro valore intrinseco, gli uomini, o donne, &#8220;della provvidenza&#8221;, nulla possono davvero perché si scontrano contro questa scoperta clamorosa del populismo terminale: il potere in quanto tale, che esso definisce “deep state”, il quale va conquistato o nisba, perché è quello che le leggi le applica e le disposizioni le segue, oppure no. Esso prevale sempre su chi le detta.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Quindi, senza le conquiste previe delle postazioni, sono sempre e solo fuochi d’artificio.</p>



<h2 class="wp-block-heading">Sia chiaro che non intendo mettere il bastone tra le ruote</h2>



<p class="wp-block-paragraph">a chi sente il richiamo della foresta: ogni impegno porta sempre frutti, magari collaterali, e va bene così. Bisogna però comprendere che solo le torri di Babele vengono erette in questo modo e regolarmente crollano su di sé.</p>



<p class="wp-block-paragraph">È l’effetto immancabile di ogni scelta da ultima spiaggia. Aliena chi si arrocca e poi muore di rammarico.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Se fa difetto un radicamento, non solo ideale ma di metodo, e con esso una gestione rivoluzionaria, il radicalismo si maschera da estremismo, alza la voce, buca magari qualche schermo e crea un personaggio; <em>intanto</em><em> spezza le catene che vanno dal centro alla periferia, e viceversa</em>.</p>



<h2 class="wp-block-heading">Perché, se non si ha ben presente questa centralità radicale</h2>



<p class="wp-block-paragraph">ci si polarizza tra estremismo e moderazione: due impotenze complementari. Che dipendono, entrambe, dalla rinuncia alla propria soggettività per rifugiarsi in una delega, spesso fideistica, sempre autolesionista.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Quest’alternativa tra estremismo e moderazione non avrebbe alcun senso se si fosse assunta la mentalità politica rivoluzionaria che non prevede la sottomissione a qualcuno o a qualcosa e quindi neppure qualsiasi forma di entrismo.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Sostengo da anni che l’entrismo lo si fa da fuori. Per meglio dire, è l’autonomia che concede forza contrattuale e consente di entrare in gioco in rete, formando catena con chi altri ha qualcosa da condividere con noi nelle pulsioni e nelle visioni. Le sinergie non richiedono tesseramenti, anzi!</p>



<h2 class="wp-block-heading">La rete si fa da ovunque</h2>



<p class="wp-block-paragraph">quindi se qualcuno sceglie di andare per forza da una parte anziché da un’altra non è di per sé un problema. Lo diventa quando lo fa con la mentalità da ultima spiaggia e affidando le sue aspettative al provvidenziale “messia” di turno. Emotività più che logica.</p>



<h2 class="wp-block-heading">Le condizioni odierne sono particolarmente favorevoli</h2>



<p class="wp-block-paragraph">sia sul piano internazionale che su quello nazionale come ha appena dimostrato l’impressionante manifestazione di Roma per la Remigrazione con un’oceanica di folla composta da gente normalissima, tra cui migliaia di giovanissimi che non militano in nessun movimento o partito.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Le condizioni favorevoli si possono cogliere benissimo, ma mai e poi mai con la sindrome dell’ultima spiaggia. Non farlo, oggi che la ruota gira nella giusta direzione, significherebbe mancare un dovere e deludere.</p>



<h2 class="wp-block-heading">Vediamo di non perdere anche questa volta il treno della storia</h2>



<p class="wp-block-paragraph">per inseguire modelli che rassicurano la nostra pigrizia e la nostra incapacità di evolvere mentre restiamo fermi nei principi!</p>



<p class="wp-block-paragraph">Va detto, purtroppo, che generalmente si “evolve” nei principi, nel senso che li si abbandona o disconosce, mentre ci si fossilizza nel mentale e nel comportamentale.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Il “solve” viene quindi applicato all’essenziale, che così si dissolve, e il “coagula” al mentale che si fossilizza.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Uccidiamo dunque lo spirito di gravità che ci portiamo dentro come zavorra e il più sarà fatto.</p>



<p class="wp-block-paragraph">È tempo. Ed è nostro dovere.</p>



<p class="wp-block-paragraph"></p>
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		<title>Ce n’est pas le moment des dernières plages</title>
		<link>https://noreporter.org/ce-nest-pas-le-moment-des-dernieres-plages/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Gabriele Adinolfi]]></dc:creator>
		<pubDate>Sat, 13 Jun 2026 22:53:30 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[AltreLingue]]></category>
		<category><![CDATA[Featured]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Le rêve de solutions miracles ne fait qu'entraver l'action novatrice</p>
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										<content:encoded><![CDATA[
<p class="wp-block-paragraph">« Il y a beaucoup de désordre sous le ciel », disait <strong>Mao</strong>. Pour ma part, il me semble qu’il n’y en a pas du tout et que les différents joueurs de ce grand jeu de Risk — tantôt rivaux, tantôt alliés — ne se soucient même plus de dissimuler leur jeu.</p>



<h2 class="wp-block-heading">Il existe en revanche plusieurs évolutions possibles, dans un sens ou dans l’autre</h2>



<p class="wp-block-paragraph">Elles concernent la natalité, les migrations, l’avenir identitaire non seulement des peuples mais aussi des individus. Elles concernent également les rivalités entre les différentes puissances — confrontées en leur sein aux problèmes que l’on vient d’évoquer, tout en étant liées entre elles par des rapports à la fois de concurrence et d’interdépendance — pour le contrôle des ressources énergétiques et la maîtrise des révolutions technologiques et industrielles.</p>



<h2 class="wp-block-heading">Il suffirait de respirer</h2>



<p class="wp-block-paragraph">de prendre la distance émotionnelle nécessaire face au vacarme politique quotidien et de se concevoir en phase avec son époque pour contribuer — et j’insiste sur le mot contribuer, puisque personne ici n’est un surhomme — aux évolutions positives de son propre peuple.</p>



<h2 class="wp-block-heading">Puis il y a la grande confusion sous le ciel qui s’est effondré sur la tête</h2>



<p class="wp-block-paragraph">— comme Astérix l’aurait redouté —de tous ceux sur qui il s’est réellement effondré.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Je parle de ceux qui éprouvent de la nostalgie, non pas pour la vie, les symboles ou les réalisations d’un passé qui peut parfaitement régénérer l’avenir, puisqu’il n’est pas mort, mais pour les conditions d’existence auxquelles ils étaient eux-mêmes habitués et pour les schémas mentaux qu’ils connaissaient autrefois et dont ils ne parviennent pas à se libérer.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Cela conduit à la construction mentale de Villages gaulois où l’on se retranche en attendant qu’un redresseur de torts vienne venger ses désillusions. D’où l’idéalisation de véritables sous-cultures ou de puissances arrogantes et violentes, que l’on refuse de voir telles qu’elles sont réellement et auxquelles on s’en remet avec une confiance quasi religieuse. Peu importe qu’il s’agisse des Russes, des Américains, des Israéliens, des Iraniens ou des Nord-Coréens : le mécanisme mental est le même et conduit au même résultat d’autocorrosion.</p>



<h2 class="wp-block-heading">Ou bien réapparaît, à intervalles réguliers, l’homme ou la femme du dernier recours</h2>



<p class="wp-block-paragraph">celui ou celle qui dit tout haut ce que peu osent dire (comme si dire et faire étaient une seule et même chose&#8230;), qui attire les foules et les porte jusqu’à l’exaltation.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Il ne s’agit plus de personnalités qui, par leur culture politique, leur génération ou leur situation historique, pouvaient offrir à leur peuple des alternatives extrêmement difficiles mais potentiellement réalisables. Il n’y a plus de <strong>Jean-Marie Le Pen</strong>. Aujourd’hui, il y a <strong>Éric Zemmour</strong>, <strong>Marine Le Pen</strong> ou, pire encore, <strong>Alice Weidel</strong>. En Italie, nous avons eu <strong>Salvini</strong>, aujourd’hui grisonnant et talonné par <strong>Vannacci</strong>.</p>



<h2 class="wp-block-heading">Le résultat est invariablement le même </h2>



<p class="wp-block-paragraph">les voix se redistribuent, généralement au profit final de la caste, et rien ne change parce que rien ne peut changer si l’on n’a pas travaillé auparavant, avec profondeur et continuité ; si l’on n’a pas compris que le pouvoir politique ne dépend ni du pouvoir électoral ni même de minorités bruyantes, mais des rapports de force dont disposent les minorités organisées.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Indépendamment de leur valeur intrinsèque, les hommes — ou les femmes — “providentiels” ne peuvent finalement pas faire grand-chose, car ils se heurtent à cette découverte fracassante du populisme terminal : le pouvoir en tant que tel, ce qu’ils appellent le « deep state ». Il faut le conquérir, sinon rien n’est possible, car c’est lui qui applique les lois et exécute les décisions — ou choisit de ne pas le faire. Il l’emporte toujours sur ceux qui les édictent.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Ainsi, sans conquête préalable des positions de pouvoir, il ne reste jamais que des feux d’artifice.</p>



<h2 class="wp-block-heading">Qu’il soit bien clair que je n’entends pas mettre des bâtons dans les roues</h2>



<p class="wp-block-paragraph">à ceux qui ressentent l’appel de la forêt : tout engagement porte toujours des fruits, parfois collatéraux, et ainsi soit-il. Il faut cependant comprendre que seules les tours de Babel sont édifiées de cette manière et qu’elles finissent régulièrement par s’effondrer sur elles-mêmes.</p>



<p class="wp-block-paragraph">C’est l’effet inévitable de tout choix de dernière chance. Il isole celui qui se retranche et finit par mourir de regret.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Si l’on manque d’enracinement, non seulement idéal mais aussi méthodologique et avec lui d’une véritable gestion révolutionnaire, le radicalisme se masque en extrémisme, hausse le ton, perce éventuellement quelques écrans et fabrique un personnage ; pendant ce temps, <em>il brise les chaînes reliant le centre à la périphérie, et inversement</em>.</p>



<h2 class="wp-block-heading">Car, si l’on n’a pas bien présent à l’esprit cette centralité radicale</h2>



<p class="wp-block-paragraph">on se retrouve polarisé entre extrémisme et modération : deux impuissances complémentaires, qui dépendent toutes deux de l’abandon de sa propre subjectivité au profit d’une délégation, souvent fidéiste, toujours auto-destructrice.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Cette alternative entre extrémisme et modération n’aurait aucun sens si l’on avait adopté une mentalité politique révolutionnaire qui ne prévoit la soumission à personne ni à rien, et donc aucune forme d’entrisme.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Je soutiens depuis des années que l’entrisme se fait de l’extérieur. Autrement dit, c’est l’autonomie qui donne une force de négociation et permet d’entrer dans le jeu en réseau, en formant une chaîne avec ceux qui partagent avec nous certaines pulsions et visions. Les synergies ne nécessitent pas d’adhésions, bien au contraire.</p>



<h2 class="wp-block-heading">Le réseau se construit partout</h2>



<p class="wp-block-paragraph">Ainsi, si quelqu’un choisit d’aller nécessairement d’un côté plutôt que de l’autre, ce n’est pas en soi un problème. Cela le devient lorsqu’il agit avec une mentalité de dernière plage et qu’il confie ses attentes au « messie » providentiel du moment. Émotion plutôt que logique.</p>



<h2 class="wp-block-heading">Les conditions actuelles sont particulièrement favorables</h2>



<p class="wp-block-paragraph">tant sur le plan international que national, comme l’a récemment montré l’impressionnante manifestation de Rome pour la remigration, une foule océanique composée de gens tout à fait ordinaires, parmi lesquels des milliers de très jeunes qui n’appartiennent à aucun mouvement ni parti.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Ces conditions favorables peuvent être pleinement saisies, mais jamais avec la « syndrome de la dernière chance ». Ne pas le faire aujourd’hui, alors que la roue tourne dans le bon sens, reviendrait à manquer à un devoir et à décevoir.</p>



<h2 class="wp-block-heading">Veillons à ne pas manquer encore une fois le train de l’histoire</h2>



<p class="wp-block-paragraph">pour courir après des modèles qui rassurent notre paresse et notre incapacité à évoluer, tandis que nous restons figés dans les principes.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Il faut dire, malheureusement, que l’on « évolue » généralement dans les principes, en ce sens qu’on les abandonne ou qu’on les renie, tandis que l’on se fossilise dans le mental et le comportemental.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Le « solve » est alors appliqué à l’essentiel, qui se dissout, et le « coagula » au mental, qui se fige.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Tuons donc l’esprit de pesanteur que nous portons en nous comme un fardeau, et l’essentiel sera déjà accompli.</p>



<p class="wp-block-paragraph">C’est le moment. Et c’est notre devoir.</p>



<p class="wp-block-paragraph"></p>
<p>L'articolo <a href="https://noreporter.org/ce-nest-pas-le-moment-des-dernieres-plages/">Ce n’est pas le moment des dernières plages</a> proviene da <a href="https://noreporter.org">NoReporter</a>.</p>
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		<title>No es tiempo de &#8220;últimas playas&#8221;</title>
		<link>https://noreporter.org/no-es-momento-para-recurrir-a-medidas-desesperadas/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Gabriele Adinolfi]]></dc:creator>
		<pubDate>Sat, 13 Jun 2026 22:45:23 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[AltreLingue]]></category>
		<category><![CDATA[Featured]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>La búsqueda de soluciones milagrosas solo obstaculiza la acción de vanguardia</p>
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										<content:encoded><![CDATA[
<p class="wp-block-paragraph">«Hay mucha confusión bajo el cielo», solía decir <strong>Mao</strong>. A mí, sin embargo, me parece que no la hay en absoluto y que los distintos jugadores de esta partida mundial de Risk —unas veces rivales y otras aliados— ya ni siquiera se preocupan por ocultar su juego.</p>



<h2 class="wp-block-heading">Existen, más bien, varias evoluciones posibles en un sentido u otro</h2>



<p class="wp-block-paragraph">Se refieren a la natalidad, a las migraciones y al futuro identitario no solo de los pueblos, sino también de las personas. Y se refieren a las disputas entre las distintas potencias —ocupadas internamente por los problemas recién mencionados, pero al mismo tiempo ligadas entre sí por relaciones de rivalidad e interdependencia— orientadas al control de las fuentes de energía y a la realización de las revoluciones tecnológicas e industriales.</p>



<h2 class="wp-block-heading">Bastaría con respirar</h2>



<p class="wp-block-paragraph">tomar la distancia emocional necesaria respecto al estrépito político cotidiano y concebirse a uno mismo en sintonía con la actualidad para contribuir —y subrayo contribuir, dado que nadie aquí es un superhombre— a la evolución adecuada de su propio pueblo.</p>



<h2 class="wp-block-heading">Luego está la gran confusión bajo el cielo que se ha derrumbado sobre la cabeza</h2>



<p class="wp-block-paragraph">—como habría temido Astérix— de todos aquellos sobre quienes realmente se ha derrumbado.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Me refiero a quienes sienten nostalgia no por la vida, los símbolos o las realizaciones de un pasado que perfectamente puede regenerar el futuro, porque no está muerto, sino por las condiciones de vida a las que ellos mismos estaban acostumbrados y por los esquemas mentales que conocían antes y de los que no logran liberarse.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Esto produce la construcción mental de Aldeas Galas en las que encerrarse y esperar a que algún justiciero venga a vengar sus desilusiones. De ahí las idealizaciones de auténticas subculturas o de potencias arrogantes y violentas, a las que se niegan a ver tal como son y en las que depositan una confianza casi religiosa. Poco importa que se trate de los rusos, los estadounidenses, los israelíes, los iraníes o los norcoreanos: el mecanismo mental es el mismo y conduce al mismo resultado de autocorrosión.</p>



<h2 class="wp-block-heading">O bien reaparece, con regularidad, el hombre o la mujer de la última oportunidad</h2>



<p class="wp-block-paragraph">aquel o aquella que dice en voz alta lo que pocos se atreven a decir (como si decir y hacer fueran la misma cosa&#8230;), que atrae multitudes y las excita hasta el paroxismo.</p>



<h2 class="wp-block-heading">El resultado es invariablemente el mismo:</h2>



<p class="wp-block-paragraph">Ya no se trata de personas que, por su cultura política, su generación o su contexto histórico, podían ofrecer a sus pueblos alternativas dificilísimas pero potencialmente realizables. Ya no existe ningún <strong>Jean-Marie Le Pen</strong>. Hoy están <strong>Éric Zemmour</strong>, <strong>Marine Le P</strong><strong>en</strong> o, peor aún, <strong>Alice Weidel</strong>. En Italia tuvimos a <strong>Salvini</strong>, hoy envejecido y presionado por <strong>Vannacci</strong>.</p>



<p class="wp-block-paragraph">los votos se redistribuyen, generalmente en beneficio de la casta, y nada cambia porque nada puede cambiar si antes no se ha trabajado con profundidad y continuidad; si no se ha comprendido que el poder político no depende del poder electoral ni siquiera de minorías ruidosas, sino de los elementos de fuerza que poseen las minorías organizadas.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Más allá de su valor intrínseco, los hombres —o mujeres— “providenciales” poco pueden hacer realmente, porque chocan contra este descubrimiento clamoroso del populismo terminal: el poder como tal, aquello que denominan «Estado profundo» (<em>deep state</em>). Hay que conquistarlo o no habrá nada que hacer, porque es él quien aplica las leyes y ejecuta las disposiciones&#8230; o decide no hacerlo. Siempre prevalece sobre quienes simplemente las dictan.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Por lo tanto, sin la conquista previa de las posiciones de poder, todo se reduce, una y otra vez, a fuegos artificiales.</p>



<h2 class="wp-block-heading">Que quede claro que no pretendo poner trabas</h2>



<p class="wp-block-paragraph">a quienes sienten la llamada de la selva: todo compromiso siempre da frutos, quizá colaterales, y está bien así. Sin embargo, hay que comprender que solo las torres de Babel se construyen de este modo y terminan regularmente derrumbándose sobre sí mismas.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Es el efecto inevitable de toda elección de última oportunidad. Aísla a quien se atrinchera y acaba muriendo de pesar.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Si falta un enraizamiento, no solo ideal sino también metodológico, y con él una auténtica gestión revolucionaria, el radicalismo se disfraza de extremismo, eleva el tono, atraviesa quizá algunas pantallas y crea un personaje; <em>mientras tanto, rompe las cadenas que van del centro a la periferia y viceversa</em>.</p>



<h2 class="wp-block-heading">Porque, si no se tiene bien presente esta centralidad radical</h2>



<p class="wp-block-paragraph">se acaba polarizado entre extremismo y moderación: dos impotencias complementarias, ambas dependientes de la renuncia a la propia subjetividad para refugiarse en una delegación, a menudo fideísta, siempre autodestructiva.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Esta alternativa entre extremismo y moderación no tendría ningún sentido si se hubiera asumido una mentalidad política revolucionaria que no contempla la sumisión a nadie ni a nada y, por tanto, tampoco ninguna forma de entrismo.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Sostengo desde hace años que el entrismo se hace desde fuera. Es decir, es la autonomía la que otorga fuerza de negociación y permite entrar en el juego en red, formando cadena con quienes comparten con nosotros ciertas pulsiones y visiones. Las sinergias no requieren afiliaciones, ¡todo lo contrario!</p>



<h2 class="wp-block-heading">La red se construye desde cualquier lugar</h2>



<p class="wp-block-paragraph">Por lo tanto, si alguien decide ir necesariamente hacia un lado en lugar de otro, no es en sí mismo un problema. Lo es cuando lo hace con la mentalidad de última oportunidad y deposita sus expectativas en el “mesías” providencial de turno. Emoción más que lógica.</p>



<h2 class="wp-block-heading">Las condiciones actuales son particularmente favorables</h2>



<p class="wp-block-paragraph">tanto en el plano internacional como en el nacional, como acaba de demostrar la impresionante manifestación de Roma por la remigración, una multitud oceánica compuesta por gente completamente normal, entre la que había miles de jóvenes que no militan en ningún movimiento ni partido.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Estas condiciones favorables pueden aprovecharse perfectamente, pero nunca bajo el síndrome de la última oportunidad. No hacerlo ahora, cuando la rueda gira en la dirección correcta, equivaldría a incumplir un deber y decepcionar.</p>



<h2 class="wp-block-heading">Procuremos no perder una vez más el tren de la historia</h2>



<p class="wp-block-paragraph">para perseguir modelos que tranquilizan nuestra pereza y nuestra incapacidad de evolucionar, mientras permanecemos inmóviles en los principios.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Hay que decir, lamentablemente, que generalmente se “evoluciona” en los principios, en el sentido de que se abandonan o se reniegan, mientras uno se fosiliza en lo mental y lo comportamental.</p>



<p class="wp-block-paragraph">El “solve” se aplica entonces a lo esencial, que así se disuelve, y el “coagula” a lo mental, que se fosiliza.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Matemos, pues, el espíritu de gravedad que llevamos dentro como una carga, y lo demás estará hecho.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Es el momento. Y es nuestro deber.</p>



<p class="wp-block-paragraph"></p>
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		<title>This is no time for last resorts</title>
		<link>https://noreporter.org/this-is-no-time-for-last-resorts/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Gabriele Adinolfi]]></dc:creator>
		<pubDate>Sat, 13 Jun 2026 22:40:34 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[AltreLingue]]></category>
		<category><![CDATA[Featured]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>The search for miracle solutions is merely an obstacle to cutting-edge action</p>
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										<content:encoded><![CDATA[
<p class="wp-block-paragraph">“There is great disorder under heaven,” <strong>Mao</strong> used to say. It seems to me, however, that there is none at all, and that the various players in this global game of Risk—sometimes rivals, sometimes allies—are no longer even concerned with concealing their moves.</p>



<h2 class="wp-block-heading">There are, instead, a number of possible developments in one direction or another</h2>



<p class="wp-block-paragraph">They concern birth rates, migration, and the future identity not only of peoples but of individuals themselves. And they concern the struggles among the great powers—powers that are themselves grappling with the very issues just mentioned, while at the same time remaining bound together by rivalry and interdependence—as they compete for control of energy resources and for leadership in technological and industrial revolutions.</p>



<h2 class="wp-block-heading">It would be enough to breathe</h2>



<p class="wp-block-paragraph">to take the emotional distance necessary from the daily political uproar, and to think of oneself in step with the times, in order to contribute—and I emphasize contribute, since none of us here is a superman—to the proper evolution of one&#8217;s own people.</p>



<h2 class="wp-block-heading">Then there is the great confusion beneath the sky that has collapsed overhead</h2>



<p class="wp-block-paragraph">&#8211; as Asterix would have feared— for all those upon whom it has truly collapsed.</p>



<p class="wp-block-paragraph">I am referring to those who feel nostalgia not for the life, symbols, or achievements of a past that can very well regenerate the future—because it is not dead—but for the living conditions to which they themselves were accustomed, and for the mental frameworks they once knew and from which they cannot free themselves.</p>



<p class="wp-block-paragraph">This leads to the mental construction of “Gaulish Villages” in which to shut oneself away, waiting for some avenger to vindicate one&#8217;s disillusionments. Hence the idealization of entire subcultures or of arrogant and violent powers, which people refuse to see for what they really are and to which they entrust themselves almost religiously. It matters little whether these are the Russians, the Americans, the Israelis, the Iranians, or the North Koreans: the mental process is the same and leads to the same outcome of self-corrosion.</p>



<h2 class="wp-block-heading">Or else, at regular intervals, there reappears the man—or woman—of the last resort:</h2>



<p class="wp-block-paragraph">the one who says aloud what few dare to say (as if saying and doing were the same thing&#8230;), who attracts crowds and whips them into a frenzy.</p>



<p class="wp-block-paragraph">These are no longer figures who, by virtue of their political culture, generation, or historical circumstances, could offer their peoples alternatives that were extraordinarily difficult yet potentially achievable. There is no longer any J<strong>ean-Marie Le Pen</strong>. Today there are <strong>Éric Zemmou</strong>r, <strong>Marine Le Pen</strong>, or, worse still, <strong>Alice Weidel</strong>. In Italy we had <strong>Salvini</strong>, now graying and increasingly overshadowed by <strong>Vannacci</strong>.</p>



<h2 class="wp-block-heading">The outcome is invariably the same</h2>



<p class="wp-block-paragraph">votes are redistributed, generally to the benefit of the establishment, and nothing changes because nothing can change unless the groundwork has first been laid—deeply and consistently; unless one has understood that political power does not depend on electoral power, nor even on noisy minorities, but on the sources of strength possessed by organized minorities.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Regardless of their intrinsic worth, these providential men—or women—can accomplish very little, because they collide with the startling discovery of terminal populism: power as such, what they call the “deep state.” Either one conquers it, or nothing comes of it, because it is the deep state that enforces the laws and carries out directives—or refuses to do so. It always prevails over those who merely issue them.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Without the prior conquest of these positions of power, there are only ever fireworks.</p>



<h2 class="wp-block-heading">Let it be clear that I do not intend to put obstacles in the path</h2>



<p class="wp-block-paragraph">of those who feel the call of the wild: every form of engagement always bears fruit, sometimes collateral, and that is fine. However, it must be understood that only Babel towers are built in this way, and they regularly end up collapsing on themselves.</p>



<p class="wp-block-paragraph">It is the inevitable effect of any last-resort choice. It isolates those who entrench themselves and eventually leads them to die of regret.</p>



<p class="wp-block-paragraph">If there is a lack of grounding, not only in ideals but also in method, and with it a genuine revolutionary approach to governance, radicalism disguises itself as extremism, raises its voice, perhaps breaks through a few screens and creates a character; meanwhile, it breaks the chains connecting center and periphery, and vice versa.</p>



<h2 class="wp-block-heading">Because, if one does not keep this radical centrality clearly in mind</h2>



<p class="wp-block-paragraph">one ends up polarized between extremism and moderation: two complementary forms of impotence, both dependent on the renunciation of one’s own subjectivity in favor of delegation, often fideistic, always self-destructive.</p>



<p class="wp-block-paragraph">This alternative between extremism and moderation would make no sense if one had adopted a revolutionary political mindset that does not contemplate submission to anyone or anything, and therefore excludes any form of entryism.</p>



<p class="wp-block-paragraph">I have argued for years that entryism is done from the outside. In other words, it is autonomy that grants bargaining power and allows one to enter the game in a networked way, forming chains with those who share certain drives and visions with us. Synergies do not require membership, quite the opposite.</p>



<h2 class="wp-block-heading">The network is built from anywhere.</h2>



<p class="wp-block-paragraph">Therefore, if someone chooses to go necessarily in one direction rather than another, it is not in itself a problem. It becomes one when it is done with a last-resort mentality and when expectations are entrusted to the providential “messiah” of the moment. Emotion rather than logic.</p>



<h2 class="wp-block-heading">The current conditions are particularly favorable</h2>



<p class="wp-block-paragraph">both internationally and domestically, as was just demonstrated by the impressive demonstration in Rome for remigration, an oceanic crowd composed of completely ordinary people, among whom were thousands of very young individuals who do not belong to any movement or party.</p>



<p class="wp-block-paragraph">These favorable conditions can be fully seized, but never with a last-resort syndrome. Failing to do so today, when the wheel is turning in the right direction, would mean failing in one’s duty and disappointing.</p>



<h2 class="wp-block-heading">Let us make sure not to miss once again the train of history</h2>



<h2 class="wp-block-heading"></h2>



<p class="wp-block-paragraph">It must be said, unfortunately, that one usually “evolves” in principles, in the sense that they are abandoned or disowned, while one becomes fossilized in the mental and behavioral sphere.</p>



<p class="wp-block-paragraph">The “solve” is thus applied to the essential, which thereby dissolves, and the “coagula” to the mental, which becomes rigid.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Let us therefore kill the spirit of gravity that we carry within us like a burden, and the rest will be done.</p>



<p class="wp-block-paragraph">It is time. And it is our duty.</p>



<p class="wp-block-paragraph"></p>
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		<title>Scacco ai russi</title>
		<link>https://noreporter.org/scacco-ai-russi/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[noreporter]]></dc:creator>
		<pubDate>Sat, 13 Jun 2026 22:40:00 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Featured]]></category>
		<category><![CDATA[Storia&sorte]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Che rimasero infidi</p>
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										<content:encoded><![CDATA[
<p class="wp-block-paragraph">Il 14 giugno 1807 la Grande Armée di Napoleone sconfigge i russi nella battaglia di Friedland. Fu una delle maggiori vittorie di Napoleone Bonaparte, svoltasi nell&#8217;attuale territorio russo di Kaliningrad, all&#8217;epoca Königsberg,<br>Il 7 luglio successivi Napoleone e Alessandro I firmeranno il Trattato di Tilsit per la garanzia franco-russa della pace in Europa. La Russia, ovviamente, lo avrebbe ben presto tradito accordandosi con l&#8217;Inghilterra.</p>
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		<title>E fu gloria al Caudillo</title>
		<link>https://noreporter.org/e-fu-gloria-al-caudillo/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[noreporter]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 12 Jun 2026 22:35:00 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Featured]]></category>
		<category><![CDATA[Storia&sorte]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Una fila di successi incontenibili</p>
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										<content:encoded><![CDATA[
<p class="wp-block-paragraph">Il 13 giugno 1956 il Real Madrid vince la prima Coppa dei Campioni; si ripeterà per cinque anni consecutivi, poi sarà la volta del Benfica di Lisbona per due volte di seguito. Chiari messaggi di come i regimi autoritari erano più funzionali delle democrazie di allora. </p>



<p class="wp-block-paragraph"></p>
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		<title>Le spirali del tempo</title>
		<link>https://noreporter.org/le-spirali-del-tempo/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[admin]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 11 Jun 2026 22:32:00 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Alterview]]></category>
		<category><![CDATA[Featured]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Più la scienza progredisce e più si conferma la sapienza antica</p>
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										<content:encoded><![CDATA[
<p class="wp-block-paragraph">passioneastronomia.it</p>



<p class="wp-block-paragraph">Quello che sappiamo sui wormhole potrebbe non essere esatto: i ponti di Einstein-Rosen, questo il loro nome completo, sono sempre stati dipinti come dei “passaggi”, dei collegamenti diretti tra un punto e l’altro dell’universo, una sorta di scorciatoia cosmica dall’aria fantascientifica che connette due punti con un percorso più breve, riuscendo a curvare lo spazio-tempo. Ora, gli studiosi stanno esplorando una pista completamente nuova, che ha a che fare con la meccanica quantistica: forse, lo scopo dei wormhole non è quello di unire due punti, ma quello di connettere due linee del tempo.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Cos’è un wormhole<br>Un wormhole è una struttura ipotetica che, a livello teorico, riesce a curvare talmente tanto lo spazio-tempo da “avvicinare” tra loro due punti lontani, diminuendo notevolmente i tempi di percorrenza. Questa logica è stata ampiamente utilizzata nella fantascienza letteraria e cinematografica, un espediente perfetto per arrivare in luoghi del cosmo altrimenti irraggiungibili con i limiti delle tecnologie umane. La teoria dei ponti di Einstein-Rosen parlava già, in realtà, di strutture instabili, modelli matematici non verificabili materialmente: se anche potessimo trovarne uno, in teoria il wormhole non sarebbe attraversabile. Infatti, un tunnel del genere si restringerebbe al passaggio della materia, fino a collassare. Ma una nuova indagine ribalta, in parte, questa interpretazione: i wormhole sarebbero in grado di coniugare al loro interno il nostro tempo ed uno perfettamente speculare ad esso.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Due frecce del tempo<br>I nuovi studi partono da un presupposto: le leggi della fisica sono “simmetriche“. Se le applichiamo in un contesto e poi invertiamo la direzione nello spazio o, addirittura, la direzione nel tempo, quelle leggi non cambiano. È a partire da questo presupposto che gli studiosi Enrique Gaztañaga, K Sravan Kumar e João Marto hanno proposto una visione completamente nuova dei ponti di Einstein-Rosen. Pensiamo per un attimo all’universo, concentrandoci su come la realtà è strutturata a livello microscopico: dobbiamo scavare nei complessi meandri della meccanica quantistica. Gli stati quantistici sono formati da più componenti. Se applichiamo questo concetto a un wormhole, possiamo pensare che le componenti sovrapposte siano due; ed è qui che arriva il bello: una delle due ha un tempo che scorre in avanti. Ma per l’altra, il tempo scorre all’indietro. Sostanzialmente, nei wormhole potrebbero coesistere due tempi, l’uno l’opposto dell’altro, sovrapposti in un’unica entità.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Risolto il paradosso dell’informazione?<br>Sta qui la chiave della rivoluzione: le teorie hanno sempre spiegato che nei buchi neri (teoricamente, le “porte d’ingresso” verso i wormhole), superato l’orizzonte degli eventi, tutto ciò che è entrato finisce per essere perso per sempre. Non sappiamo dove vada, né come scompaia. La risposta a questo dilemma potrebbe essere proprio in questi nuovi studi: forse, ciò che entra nei buchi neri non supera un orizzonte irreversibile, un “punto di non ritorno”. Forse tutto ciò che finisce nei buchi neri continua a esistere, ma con un tempo che è speculare rispetto al nostro. In questo modo, avremmo risolto il più grande paradosso dei buchi neri: non sarebbe vero che l’informazione scompare. Essa si conserva, evolve, ma in un tempo diverso.</p>



<p class="wp-block-paragraph">La spiegazione microscopica<br>Quello che risulta non è così assurdo, incomprensibile o fantascientifico: nel mondo microscopico, e quindi quantistico, le regole del gioco sono molto diverse da quelle che vediamo ogni giorno; controintuitive, apparentemente prive di logica. Pensiamo solo al fatto che uno stato di un sistema è ordinariamente composto da una sovrapposizione delle possibili “configurazioni” che esso può assumere, tutte contemporaneamente. Non è così assurdo da credere, quindi, che due di queste configurazioni, tutte diverse tra loro, possano essere diverse anche nel tempo: uno ha una freccia positiva, e l’altro negativa. In fondo, in fisica solitamente non si ha una “direzione” privilegiata: siamo noi, nel mondo macroscopico, a percepire il tempo scorrere in questo modo, per via dell’aumento del disordine dovuto al secondo principio della termodinamica. Ma per le particelle microscopiche, tutto è estremamente diverso: dobbiamo smettere di assumere il tempo come parametro, e considerarlo come un’entità che può avere versi differenti.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Viviamo in un buco nero?<br>Questo modello si può applicare in ambiti ancor più complessi della cosmologia, arrivando ad indagare l’universo primordiale: forse, l’universo stesso in cui viviamo è il risultato di una di queste inversioni. In sostanza, l’intero universo sarebbe nato all’interno di un buco nero. Già alcune teorie, in passato, avevano vagliato questa ipotesi. E la materia oscura, quella che non possiamo vedere pur misurandone gli effetti gravitazionali, sarebbe secondo questa interpretazione un “residuo” di una fase precedente all’inversione del tempo. Tutto questo, parlandoci di buchi neri e di stati quantistici, sembra avvicinare le due teorie che governano le leggi dell’universo, notoriamente inconciliabili: la relatività e la meccanica quantistica. Se fosse davvero un punto d’incontro, potremmo essere sulla strada verso la risoluzione di alcuni tra i maggiori problemi aperti nella fisica, nella comprensione a livello fondamentale dell’intera struttura del nostro universo.</p>
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