<?xml version="1.0" encoding="UTF-8"?><rss version="2.0"
	xmlns:content="http://purl.org/rss/1.0/modules/content/"
	xmlns:wfw="http://wellformedweb.org/CommentAPI/"
	xmlns:dc="http://purl.org/dc/elements/1.1/"
	xmlns:atom="http://www.w3.org/2005/Atom"
	xmlns:sy="http://purl.org/rss/1.0/modules/syndication/"
	xmlns:slash="http://purl.org/rss/1.0/modules/slash/"
	>

<channel>
	<title>NoReporter</title>
	<atom:link href="https://noreporter.org/feed/" rel="self" type="application/rss+xml" />
	<link>https://noreporter.org/</link>
	<description>altrainformazione</description>
	<lastBuildDate>Thu, 17 Sep 2026 10:11:43 +0000</lastBuildDate>
	<language>it-IT</language>
	<sy:updatePeriod>
	hourly	</sy:updatePeriod>
	<sy:updateFrequency>
	1	</sy:updateFrequency>
	<generator>https://wordpress.org/?v=7.1.2</generator>

<image>
	<url>https://noreporter.org/wp-content/uploads/2023/07/cropped-noreporter-logo-32x32.png</url>
	<title>NoReporter</title>
	<link>https://noreporter.org/</link>
	<width>32</width>
	<height>32</height>
</image> 
<site xmlns="com-wordpress:feed-additions:1">224040297</site>	<item>
		<title>Allora in chiave antifrancese</title>
		<link>https://noreporter.org/allora-in-chiave-antifrancese/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[noreporter]]></dc:creator>
		<pubDate>Sat, 03 Oct 2026 22:09:00 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Featured]]></category>
		<category><![CDATA[Storia&sorte]]></category>
		<guid isPermaLink="false">https://noreporter.org/?p=39820</guid>

					<description><![CDATA[<p>Come Stato cuscinetto</p>
<p>L'articolo <a href="https://noreporter.org/allora-in-chiave-antifrancese/">Allora in chiave antifrancese</a> proviene da <a href="https://noreporter.org">NoReporter</a>.</p>
]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[
<p class="wp-block-paragraph">Il 4 ottobre 1830 viene creato lo Stato del Belgio, dopo la separazione dai Paesi Bassi</p>
<p>L'articolo <a href="https://noreporter.org/allora-in-chiave-antifrancese/">Allora in chiave antifrancese</a> proviene da <a href="https://noreporter.org">NoReporter</a>.</p>
]]></content:encoded>
					
		
		
		<post-id xmlns="com-wordpress:feed-additions:1">39820</post-id>	</item>
		<item>
		<title>You hear me? SOS</title>
		<link>https://noreporter.org/you-hear-me-sos/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[noreporter]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 02 Oct 2026 22:01:00 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Featured]]></category>
		<category><![CDATA[Storia&sorte]]></category>
		<guid isPermaLink="false">https://noreporter.org/?p=39817</guid>

					<description><![CDATA[<p>Il solo linguaggio universale</p>
<p>L'articolo <a href="https://noreporter.org/you-hear-me-sos/">You hear me? SOS</a> proviene da <a href="https://noreporter.org">NoReporter</a>.</p>
]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[
<p class="wp-block-paragraph">Il 3 ottobre 1837 Samuel Morse brevetta il suo codice.</p>
<p>L'articolo <a href="https://noreporter.org/you-hear-me-sos/">You hear me? SOS</a> proviene da <a href="https://noreporter.org">NoReporter</a>.</p>
]]></content:encoded>
					
		
		
		<post-id xmlns="com-wordpress:feed-additions:1">39817</post-id>	</item>
		<item>
		<title>Senza rivali</title>
		<link>https://noreporter.org/senza-rivali/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Euronews]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 01 Oct 2026 22:32:00 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Featured]]></category>
		<category><![CDATA[Glob]]></category>
		<guid isPermaLink="false">https://noreporter.org/?p=39814</guid>

					<description><![CDATA[<p>Quell'eccellenza portoghese</p>
<p>L'articolo <a href="https://noreporter.org/senza-rivali/">Senza rivali</a> proviene da <a href="https://noreporter.org">NoReporter</a>.</p>
]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[
<p class="wp-block-paragraph">Anche nel caffè, sono i soli che lo fanno come noi</p>



<p class="wp-block-paragraph">Il Portogallo produce circa la metà del sughero mondiale. Qui Corticeira Amorim, la più grande azienda al mondo nella trasformazione di questa risorsa, continua ad aprire nuovi mercati trasformando il sughero in materiali high-tech.<br>La giornata di lavoro comincia all’alba nelle sugherete dell’azienda Corticeira Amorim. La raccolta, da fine maggio ad agosto, si fa ancora in gran parte a mano. La gestione sostenibile delle sugherete parte da gesti antichi e si accompagna a ricerche avanzate per mantenere in vita questi alberi il più a lungo possibile.</p>



<p class="wp-block-paragraph">“Una quercia da sughero puo’ produrre per cira 170, 200 anni dandoci tra 15 e 17 estrazioni”, spiega Carlos Abreu, portavoce del settore forestale dell’azienda, mentre mi fa da guida tra gli alberi della tenuta di Rio Frio, a sud est di Lisbona.<br>Una quercia da sughero impiega almeno nove anni per rigenerare la corteccia, ma ne servono circa 25 prima di poter effettuare la prima raccolta. Tempi lunghi, difficili da conciliare con le esigenze dei piccoli e medi produttori che rappresentano il 90% dei fornitori di Amorim.</p>



<p class="wp-block-paragraph">“Con le nostre iniziative cerchimo di mostrare ad altri proprietari terrieri che è possibile gestire la foresta in modo più efficace e redditizio”, afferma Nuno Oliveira, Direttore di Amorim Florestal.<br>La tenuta di Rio Frio è la vetrina delle innovazioni di Amorim. Questa sughereta, tra le più grandi al mondo piantate dall’uomo, è un laboratorio a cielo aperto. Qui viene testato come accelerare la prima raccolta e come rendere le foreste più produttive senza alterarne l’equilibrio. Alberi sani producono un sughero migliore.<br>La raccolta è solo il primo passo. Una sfida ancora più complessa consiste nel trasformare questa materia prima in una gamma sempre più ampia di prodotti.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Nel nord del Portogallo, visito la sede storica di Corticeira Amorim, dove il sughero entra in una delle industrie più avanzate al mondo.<br>Azienda familiare fondata nel 1870, oggi Amorim è una multinazionale con circa quattromila dipendenti, presente in oltre 100 Paesi e con un fatturato superiore a 1 miliardo di euro.<br>Oggi il sughero trova applicazione in oltre 30 settori, dall’edilizia e l’isolamento, alle guarnizioni industriali. L’aerospazio è tra i campi in più rapida espansione, e anche tra i più protetti dal segreto industriale. Nello showroom questi materiali high-tech si possono toccare con mano. Eduardo Soares, Direttore del comparto Innovazione e Sviluppo, mi mostra uno dei loro prodotti faro, il P-50:<br>“E’ un composto, una protezione termica che è utilizzato in vare parti di un razzo, ovunque ci sia necessità di proteggere degli elementi dal calore”.<br>Corticeira Amorim dice di aver investito oltre 90 milioni di euro in ricerca e sviluppo negli ultimi dieci anni. Un approccio high-tech che ha trasformato anche il suo business principale: i tappi di sughero. L’azienda dice di aver sconfitto da anni il TCA, il composto responsabile del cosiddetto “sentore di tappo” che può alterare il vino.<br>Per il Portogallo, il sughero è più che un business. E’ parte del patrimonio naturale e culturale del Paese. Aprire nuovi mercati significa anche dare a queste foreste un futuro.</p>



<p class="wp-block-paragraph"></p>
<p>L'articolo <a href="https://noreporter.org/senza-rivali/">Senza rivali</a> proviene da <a href="https://noreporter.org">NoReporter</a>.</p>
]]></content:encoded>
					
		
		
		<post-id xmlns="com-wordpress:feed-additions:1">39814</post-id>	</item>
		<item>
		<title>Pacu pacu?</title>
		<link>https://noreporter.org/pacu-pacu/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[admin]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 01 Oct 2026 22:28:00 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Featured]]></category>
		<category><![CDATA[Tempi Moderni]]></category>
		<guid isPermaLink="false">https://noreporter.org/?p=39811</guid>

					<description><![CDATA[<p>Si mangerà le criptovalute?</p>
<p>L'articolo <a href="https://noreporter.org/pacu-pacu/">Pacu pacu?</a> proviene da <a href="https://noreporter.org">NoReporter</a>.</p>
]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[
<p class="wp-block-paragraph">focus.it</p>



<p class="wp-block-paragraph">Almeno in teoria, un computer quantistico potrebbe violare molti degli algoritmi crittografici usati per proteggere wallet, firme digitali e criptovalute, risolvendo in tempi rapidissimi calcoli che ai processori tradizionali richiederebbero migliaia di anni.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Rischio concreto<br>Il problema riguarda soprattutto i sistemi basati sulla cosiddetta &#8220;crittografia a curve ellittiche&#8221;, utilizzata anche da Bitcoin, e il rischio è considerato concreto al punto che il NIST, l&#8217;ente statunitense che definisce gli standard di sicurezza informatica, ha già pubblicato nel 2024 i primi protocolli di crittografia &#8220;post-quantistica&#8221;.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Tecnologia<br>Quando moriremo? Quanto guadagneremo? Ce lo dice l&#8217;algoritmo che predice il futuro</p>



<p class="wp-block-paragraph">Migrazione necessaria<br>Questo non significa che le criptovalute siano destinate a crollare nel breve periodo: i computer quantistici attuali sono ancora troppo limitati per metterle in crisi, ma il vero nodo è il tempo necessario per aggiornare infrastrutture e software prima che la tecnologia maturi. Perché se è vero che il pericolo non è immediato, potrebbe diventarlo nei prossimi decenni.</p>



<p class="wp-block-paragraph"></p>
<p>L'articolo <a href="https://noreporter.org/pacu-pacu/">Pacu pacu?</a> proviene da <a href="https://noreporter.org">NoReporter</a>.</p>
]]></content:encoded>
					
		
		
		<post-id xmlns="com-wordpress:feed-additions:1">39811</post-id>	</item>
		<item>
		<title>Una grande battaglia</title>
		<link>https://noreporter.org/una-grande-battaglia/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[noreporter]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 01 Oct 2026 22:25:00 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Featured]]></category>
		<category><![CDATA[Storia&sorte]]></category>
		<guid isPermaLink="false">https://noreporter.org/?p=39807</guid>

					<description><![CDATA[<p>Peccato che non si fossero intesi tra loro!</p>
<p>L'articolo <a href="https://noreporter.org/una-grande-battaglia/">Una grande battaglia</a> proviene da <a href="https://noreporter.org">NoReporter</a>.</p>
]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[
<p class="wp-block-paragraph">Il 2 ottobre 1944 le truppe tedesche pongono fine alla Rivolta di Varsavia che ha impressionato talmente l&#8217;alto comando da indurlo a proporre di decorare i capi della sommossa che però rifiuteranno. Le truppe russe che si trovano intorno alla città attendono che la battaglia sia finita così si sbarazzano di due avversari in un colpo solo.</p>



<p class="wp-block-paragraph"></p>
<p>L'articolo <a href="https://noreporter.org/una-grande-battaglia/">Una grande battaglia</a> proviene da <a href="https://noreporter.org">NoReporter</a>.</p>
]]></content:encoded>
					
		
		
		<post-id xmlns="com-wordpress:feed-additions:1">39807</post-id>	</item>
		<item>
		<title>Le otto lettere giapponesi</title>
		<link>https://noreporter.org/le-otto-lettere-giapponesi/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[admin]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 30 Sep 2026 22:37:00 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Featured]]></category>
		<category><![CDATA[Note]]></category>
		<guid isPermaLink="false">https://noreporter.org/?p=39804</guid>

					<description><![CDATA[<p>Rivoluzione nel dna?</p>
<p>L'articolo <a href="https://noreporter.org/le-otto-lettere-giapponesi/">Le otto lettere giapponesi</a> proviene da <a href="https://noreporter.org">NoReporter</a>.</p>
]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[
<p class="wp-block-paragraph">geopop.it</p>



<p class="wp-block-paragraph">Tutta la vita che conosciamo sulla Terra scrive le proprie istruzioni genetiche nel DNA con lo stesso identico alfabeto di quattro lettere: A (adenina), T (timina), C (citisina) e G (guanina). Ma cosa succederebbe se esistesse un DNA con il doppio delle lettere? Non fantascienza: esiste già, si chiama Hachimoji DNA (&#8220;otto lettere&#8221; in giapponese), ed è stato costruito in laboratorio. A differenza dell&#8217;acido desossiribonucleico tradizionale, forma in tutto quattro coppie di basi azotate: alle due coppie naturali (A-T, C-G) che compongono il nostro genoma se ne affiancano altre due sintetiche (B-S, P-Z).</p>



<p class="wp-block-paragraph">La notizia più recente, riportata nello studio &#8220;Structural basis of transcription of the hachimoji eight-letter alphabet by E. coli RNA polymerase&#8221; pubblicato su Nature Communications, è che questo DNA sintetico è stato letto e trascritto in RNA da un enzima batterico, l&#8217;RNA polimerasi di Escherichia coli, lo stesso tipo di macchina molecolare che ogni cellula usa per &#8220;leggere&#8221; i propri geni. Questo potrebbe essere un passo importante verso sistemi di vita artificiale funzionanti, e potrebbe aprire scenari che vanno dall&#8217;archiviazione digitale dei dati alla ricerca di forme di vita extraterrestre basate su chimiche diverse dalla nostra.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Da 4 a 8 mattoncini: la struttura stabile del DNA Hachimoji<br>Il DNA presente in tutte le nostre cellule è una &#8220;scala&#8221; a doppia elica i cui pioli sono formati da coppie di basi che si tengono insieme tramite legami a idrogeno (deboli attrazioni elettrostatiche tra atomi di idrogeno e altri atomi): l&#8217;adenina (A) si accoppia sempre con la timina (T), la citosina (C) sempre con la guanina (G).</p>



<p class="wp-block-paragraph">Nel 2019 un team guidato da Steven Benner e Shuichi Hoshika (Foundation for Applied Molecular Evolution, Florida) ha pubblicato su Science la creazione di un sistema a otto lettere: alle quattro basi naturali si aggiungono quattro basi sintetiche, chiamate P, Z, B e S, che si accoppiano rispettivamente P con Z e B con S. Per garantire che queste basi si riconoscano a vicenda in modo esclusivo, i ricercatori hanno ingegnerizzato la loro struttura riorganizzando la disposizione degli atomi donatori e accettori di idrogeno.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Tramite cristallografia a raggi X, i ricercatori hanno dimostrato che queste molecole artificiali non deformano l&#8217;architettura della doppia elica, mantenendo intatte le proporzioni del DNA standard. Questa stabilità strutturale è fondamentale e risponde al principio del &#8220;cristallo aperiodico&#8221; teorizzato da Erwin Schrödinger nel 1944: per conservare l&#8217;informazione biologica, una molecola deve poter variare liberamente la sua sequenza mantenendo un&#8217;impalcatura geometrica rigorosa e regolare. Se le basi sintetiche avessero distorto l&#8217;elica, il DNA sarebbe diventato instabile e del tutto illeggibile per gli enzimi cellulari. Conservandone l&#8217;esatta geometria, invece, questo sistema artificiale si è confermato compatibile con i meccanismi della biologia che già conosciamo.</p>



<p class="wp-block-paragraph">I nuovi studi: la trascrizione tramite E. coli<br>Finora l&#8217;alfabeto Hachimoji era stato trascritto con successo solo dalla RNA polimerasi del batteriofago T7, un enzima a singola subunità molto semplice. Le RNA polimerasi cellulari che trascrivono i geni di batteri, piante e animali sono complessi multi-subunità con meccanismi di controllo qualità molto più stringenti.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Uno studio pubblicato nel 2026 su Nature Communications dal gruppo di Dong Wang (University of California San Diego), in collaborazione con lo stesso Benner, ha dimostrato che l&#8217;RNA polimerasi di E. coli è in grado di trascrivere efficientemente la coppia P:Z, aggiungendo così un secondo tassello (dopo la coppia B:S, già caratterizzata in un lavoro precedente dello stesso gruppo) alla trascrizione dell&#8217;intero alfabeto a otto lettere da parte di un enzima cellulare. Attraverso strutture ottenute con la crioscopia elettronica (cryo-EM, una tecnica che permette di &#8220;fotografare&#8221; le proteine congelate a risoluzione quasi atomica), i ricercatori hanno osservato che la coppia P:Z, una volta caricata nel sito attivo dell&#8217;enzima, induce lo stesso cambiamento conformazionale che si osserva quando l&#8217;enzima incorpora basi naturali. In pratica, per la polimerasi, P e Z sono quasi indistinguibili da una normale coppia G:C.<br>La base Z, tuttavia, a causa di un gruppo chimico nitro (-NO₂) tendeva a perdere un protone e ad assumere una forma che imita la citosina, appaiandosi per errore con la guanina naturale. Per correggere questo difetto, il team ha sintetizzato una variante chiamata Z*, in cui il gruppo nitro è sostituito da un gruppo carbossammidico. Questo intervento ha reso la perdita del protone molto più improbabile riducendo gli errori di appaiamento.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Archiviazione dati e ricerca spaziale: a cosa serve<br>Tutto molto curioso e interessante ma quali possono essere le applicazioni reali del DNA Hachimoji? Gli autori delle ricerche, spiegano che le applicazioni più concrete si trovano nel mondo degli aptameri: piccole molecole di DNA o RNA capaci di legarsi con grande specificità a un bersaglio, proteine comprese, un po&#8217; come fa un anticorpo. L&#8217;alfabeto a sei e otto lettere ha già permesso di sviluppare queste strutture (AegisBinders) con capacità di legame superiori a quelle ottenibili con il solo DNA a quattro lettere. Un precedente lavoro citato dal team di Wang descrive aptameri a sei lettere progettati per colpire selettivamente cellule di cancro al fegato. Tra i principali obiettivi futuri c&#8217;è la traduzione da RNA Hachimoji in proteine.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Un alfabeto genetico più ricco, inoltre, significa poter codificare più informazione nello stesso spazio fisico. Con quattro lettere aggiuntive, il numero di sequenze possibili cresce, il che rende questo alfabeto un candidato per l&#8217;archiviazione dati ad alta densità.&nbsp; Infine, se un&#8217;informazione genetica stabile e leggibile da un enzima cellulare può basarsi su un alfabeto chimico diverso da quello terrestre, allora i criteri con cui cerchiamo tracce di vita altrove nell&#8217;universo potrebbero non limitarsi a cercare &#8220;il nostro&#8221; DNA.</p>
<p>L'articolo <a href="https://noreporter.org/le-otto-lettere-giapponesi/">Le otto lettere giapponesi</a> proviene da <a href="https://noreporter.org">NoReporter</a>.</p>
]]></content:encoded>
					
		
		
		<post-id xmlns="com-wordpress:feed-additions:1">39804</post-id>	</item>
		<item>
		<title>Ci costa tutto sempre troppo</title>
		<link>https://noreporter.org/ci-costa-tutto-sempre-troppo/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Euronews]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 30 Sep 2026 22:34:00 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Featured]]></category>
		<category><![CDATA[Glob]]></category>
		<guid isPermaLink="false">https://noreporter.org/?p=39801</guid>

					<description><![CDATA[<p>Handicap verso tutti i concorrenti</p>
<p>L'articolo <a href="https://noreporter.org/ci-costa-tutto-sempre-troppo/">Ci costa tutto sempre troppo</a> proviene da <a href="https://noreporter.org">NoReporter</a>.</p>
]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[
<p class="wp-block-paragraph">Anche le riparazioni</p>



<p class="wp-block-paragraph">La direttiva europea sul diritto alla riparazione (Right to Repair Directive) è pienamente in vigore dal 31 luglio 2026, ma il divario tra quanto promette e la realtà che i consumatori vivono non è stato colmato.<br>I ricambi costano abitualmente più della soglia oltre la quale riparare un apparecchio guasto non ha più senso dal punto di vista economico, e anche quando il pezzo è economico, farlo montare può costare più del valore stesso dell’oggetto.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Componenti a cui è difficile perfino dare un prezzo<br>Ancora prima del costo c’è il tema della disponibilità, e il quadro è a macchia di leopardo. Un audit congiunto del registro ufficiale dei prodotti dell’UE, condotto dalla coalizione Right to Repair Europe (Diritto alla riparazione in Europa) e da iFixit, ha esaminato oltre 7.000 schede e ha rilevato una conformità &#8220;disastrosa&#8221;.<br>L’80% delle schede relative agli smartphone non conteneva istruzioni di riparazione utilizzabili né indicazioni sui prezzi dei ricambi e quasi la metà non forniva alcuna informazione. Anche la metà dei modelli di asciugatrice esaminati è risultata non conforme. Alcuni produttori indirizzavano i consumatori su marketplace come Temu o AliExpress invece che sui canali ufficiali dei ricambi, mentre l’8% si limitava a scrivere &#8220;vedi manuale&#8221; senza alcun link.<br>Un controllo di mercato realizzato a giugno 2026 dal gruppo di consumatori BEUC, sui prezzi ufficiali dei ricambi per smartphone e aspirapolvere a batteria in sei Paesi dell’UE, ha rilevato che la batteria di aspirapolvere più costosa arrivava a 281 €, pari al 56% del prezzo originale dell’apparecchio. Il ricambio più caro costava 240 €, cioè il 37% del prezzo del prodotto. Gli schermi dei modelli di punta di smartphone superavano i 400 €, circa il 30% del prezzo al dettaglio del telefono, prima ancora di aggiungere manodopera e consegna.<br>Secondo un esempio citato da BEUC tratto da uno studio del 2025 dell’Agenzia francese per l’ambiente ADEME, in generale le persone scelgono di riparare solo quando il costo complessivo resta tra il 20% e il 30% del prezzo originale del prodotto. Oltre questa soglia, la maggior parte preferisce acquistare un articolo nuovo.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Neppure il servizio di riparazione è economico<br>È la manodopera, non i pezzi, a gonfiare di solito il conto. Una ricerca dell’UE sulle riparazioni delle macchine da caffè ha rilevato che un intervento tipico costa 83 €, di cui 68 € per la manodopera e solo 15 € per il componente. Un’indagine sulle condizioni dei consumatori del 2025 ha mostrato che il 61% di chi ha rinunciato a una riparazione appena scaduta la garanzia lo ha fatto perché il costo era troppo elevato.<br>Alex Bunodiere, ricercatore di dottorato nel gruppo di ingegneria del ciclo di vita della KU Leuven, riscontra la stessa matematica per i piccoli elettrodomestici. In Belgio, la tariffa minima di chiamata di un centro di riparazione è intorno ai 100 €, mentre il prezzo mediano d’acquisto di un piccolo apparecchio è di circa 160 €. &#8220;Con un prezzo di 160 €, chi spenderebbe 100 € per ripararlo?&#8221;, ha osservato. &#8220;La proporzione tra prezzo di acquisto e prezzo della riparazione è ancora troppo alta.&#8221; Le sue ricerche stimano che in Francia il tasso di riparazione dei piccoli elettrodomestici sia appena del 17%, nonostante un bonus nazionale che riduce fino a 60 € il costo degli interventi più importanti.<br>Entrambi gli esperti contestano l’idea che trovare un riparatore sia il vero collo di bottiglia del settore. È questa la lacuna che la piattaforma europea di incontro tra domanda e offerta di riparazioni, prevista solo per il 2027-2028, dovrebbe colmare. &#8220;Non considero l’accesso alla riparazione il principale collo di bottiglia&#8221;, ha detto Bunodiere. &#8220;Lo è in parte, ma per me il prezzo resta l’ostacolo principale.&#8221;<br>René Repasi, relatore del Parlamento europeo sul dossier, concorda sul fatto che la piattaforma &#8220;sarebbe utile, ma non è indispensabile perché il diritto alla riparazione funzioni&#8221;. Nelle città, ha aggiunto, un motore di ricerca individua di solito un riparatore nelle vicinanze, anche se &#8220;diventa più difficile nelle aree rurali&#8221;.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Una legge senza indicazioni di prezzo?<br>La direttiva impone che i pezzi di ricambio e i servizi di riparazione siano offerti a un prezzo &#8220;ragionevole&#8221;, ma non stabilisce alcuna formula, tetto o parametro di riferimento per definirlo. Secondo Repasi, questa ambiguità lascia spazio agli abusi: un componente di plastica che costa &#8220;10 centesimi&#8221; per essere prodotto e viene venduto a 350 € è &#8220;evidentemente non ragionevole&#8221;, eppure senza una definizione giuridica &#8220;alcuni produttori irresponsabili continueranno a giocare su questo, contando semplicemente sul fatto che i consumatori non sappiano&#8221; di poter contestare il prezzo.<br>Anche l’applicazione è disomogenea. Solo pochi Stati membri hanno rispettato la scadenza del 31 luglio 2026 per recepire la direttiva e, dove manca l’attuazione, i consumatori non possono invocarla direttamente contro i produttori, ma solo chiedere un risarcimento al proprio governo. Questo, nelle parole di Repasi, crea &#8220;diritti di qualità diversa a seconda del Paese in cui si vive&#8221;.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Come i produttori spingono ancora i clienti verso il &#8220;nuovo&#8221;<br>I produttori, ha spiegato Bunodiere, ricavano di solito più profitto da una vendita di un prodotto nuovo che da un intervento di riparazione, il che li &#8220;incentiva a vendere nuovi prodotti invece di ripararli&#8221;. L’esenzione prevista dalla direttiva per la proprietà intellettuale consente ancora alle aziende di limitare l’uso di parti compatibili o di terzi, invocando i brevetti.<br>Il software di &#8220;abbinamento delle parti&#8221; può bloccare il funzionamento di un componente sostituito finché il produttore non lo autorizza da remoto. I punteggi di riparabilità auto-dichiarati dai produttori restano per lo più senza verifiche da parte delle autorità pubbliche.<br>Organizzazioni come Right to Repair Europe propongono di fissare un tetto massimo per il ricambio più costoso pari al 15-20% del prezzo al dettaglio del prodotto. Un’etichetta francese di durabilità, LONGTIME, convince già produttori come Fairphone e Whirlpool ad accettare un limite volontario, in genere del 25%, segno che l’idea è praticabile dal punto di vista commerciale. Finché qualcosa di simile non sarà inserito nella normativa europea, entrambi gli esperti ritengono che &#8220;ragionevole&#8221; continuerà a significare qualunque prezzo un produttore riesca a difendere.</p>
<p>L'articolo <a href="https://noreporter.org/ci-costa-tutto-sempre-troppo/">Ci costa tutto sempre troppo</a> proviene da <a href="https://noreporter.org">NoReporter</a>.</p>
]]></content:encoded>
					
		
		
		<post-id xmlns="com-wordpress:feed-additions:1">39801</post-id>	</item>
		<item>
		<title>Il senno smarrito sulla luna</title>
		<link>https://noreporter.org/il-senno-smarrito-sulla-luna/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[noreporter]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 30 Sep 2026 22:31:00 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Featured]]></category>
		<category><![CDATA[Storia&sorte]]></category>
		<guid isPermaLink="false">https://noreporter.org/?p=39798</guid>

					<description><![CDATA[<p>Quando Ferrara era una città molto importante</p>
<p>L'articolo <a href="https://noreporter.org/il-senno-smarrito-sulla-luna/">Il senno smarrito sulla luna</a> proviene da <a href="https://noreporter.org">NoReporter</a>.</p>
]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[
<p class="wp-block-paragraph">Il 1 ottobre 1532 a Ferrara, presso l&#8217;editore Francesco Rosso da Valenza, viene pubblicata la terza e definitiva edizione dell&#8217;Orlando furioso di Ludovico Ariosto.</p>
<p>L'articolo <a href="https://noreporter.org/il-senno-smarrito-sulla-luna/">Il senno smarrito sulla luna</a> proviene da <a href="https://noreporter.org">NoReporter</a>.</p>
]]></content:encoded>
					
		
		
		<post-id xmlns="com-wordpress:feed-additions:1">39798</post-id>	</item>
		<item>
		<title>Chi era rimasto a Jalta?</title>
		<link>https://noreporter.org/chi-era-rimasto-a-jalta/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Euronews]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 29 Sep 2026 22:49:00 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Conflitti]]></category>
		<category><![CDATA[Featured]]></category>
		<guid isPermaLink="false">https://noreporter.org/?p=39794</guid>

					<description><![CDATA[<p>Il ritorno della cortina di ferro</p>
<p>L'articolo <a href="https://noreporter.org/chi-era-rimasto-a-jalta/">Chi era rimasto a Jalta?</a> proviene da <a href="https://noreporter.org">NoReporter</a>.</p>
]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[
<p class="wp-block-paragraph">Il congelamento europeo ad opera russoamericana</p>



<p class="wp-block-paragraph">La Finlandia ha completato una barriera di sicurezza lunga 200 chilometri lungo il suo confine con la Russia, rafforzando la frontiera più lunga della NATO con un Paese accusato di aver intensificato gli attacchi ibridi contro l&#8217;Europa.<br>Il progetto è stato avviato dopo l&#8217;invasione su vasta scala dell&#8217;Ucraina da parte della Russia, che ha trasformato l&#8217;ambiente di sicurezza della Finlandia e ha spinto il Paese ad abbandonare decenni di non allineamento militare e ad aderire alla NATO nell&#8217;aprile 2023.<br>Più tardi nello stesso anno, oltre 1.300 migranti senza visto sono arrivati al confine orientale della Finlandia. Helsinki ha accusato Mosca di &#8220;guerra ibrida&#8221; per aver orchestrato il movimento di cittadini di Paesi terzi verso la frontiera, accuse che il Cremlino ha respinto.<br>La Finlandia ha chiuso il confine terrestre con la Russia alla fine del 2023. A parte una breve riapertura di due valichi in dicembre, la frontiera è rimasta chiusa da allora.<br>&#8220;La situazione può cambiare molto rapidamente ed è per questo che dobbiamo essere molto preparati&#8221;.</p>



<p class="wp-block-paragraph">La barriera, alta 4,5 metri, è stata costruita a tratti ed è dotata di telecamere e sensori.<br>Copre 200 chilometri dei 1.340 chilometri di frontiera tra Finlandia e Russia, con la maggior parte del recinto concentrata nel sud-est.<br>&#8220;Questo è una parte della nostra sicurezza di frontiera e ci aiuta nella sorveglianza, ma anche a tenere le persone fuori dal territorio finlandese, se necessario&#8221;, ha detto Rantanen.<br>La nuova barriera è costata 356 milioni di euro, con costi di manutenzione stimati tra 2 e 3 milioni di euro l&#8217;anno, secondo le autorità di frontiera finlandesi.<br>Nonostante i rapidi progressi nella tecnologia dei droni, una barriera fisica è ancora &#8220;ritenuta la soluzione migliore per il controllo della folla&#8221;, ha dichiarato il responsabile del progetto della Guardia di frontiera, Erkki Matilainen.<br>Rantanen ha aggiunto che la barriera potrebbe essere estesa e ha chiesto un maggiore sostegno finanziario dell&#8217;UE per i Paesi lungo il confine orientale del blocco.<br>&#8220;Ciò di cui abbiamo particolarmente bisogno è un finanziamento dell&#8217;UE per gli Stati membri orientali, in modo che progetti come questo possano essere finanziati&#8221;, ha affermato.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Helsinki ha proposto di prorogare fino alla fine del 2028 la Legge sulla sicurezza delle frontiere.<br>La normativa consente alla Finlandia, in circostanze eccezionali, di limitare la ricezione delle domande di asilo in aree ristrette del confine quando si ritiene che la sovranità o la sicurezza nazionale siano minacciate.<br>La legge è controversa: alcuni giuristi avvertono che rischia di violare gli obblighi internazionali della Finlandia in materia di diritti umani e il diritto dell&#8217;UE.<br>Barriere analoghe sono state costruite anche in altre parti del fianco orientale della NATO e dell&#8217;UE, mentre i Paesi che confinano con Russia e Bielorussia rafforzano le proprie frontiere.</p>
<p>L'articolo <a href="https://noreporter.org/chi-era-rimasto-a-jalta/">Chi era rimasto a Jalta?</a> proviene da <a href="https://noreporter.org">NoReporter</a>.</p>
]]></content:encoded>
					
		
		
		<post-id xmlns="com-wordpress:feed-additions:1">39794</post-id>	</item>
		<item>
		<title>Mercurian graffiti</title>
		<link>https://noreporter.org/mercurian-graffiti/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[noreporter]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 29 Sep 2026 22:45:00 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Altrove]]></category>
		<category><![CDATA[Featured]]></category>
		<guid isPermaLink="false">https://noreporter.org/?p=39791</guid>

					<description><![CDATA[<p>Il pianeta che si contrae</p>
<p>L'articolo <a href="https://noreporter.org/mercurian-graffiti/">Mercurian graffiti</a> proviene da <a href="https://noreporter.org">NoReporter</a>.</p>
]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[
<p class="wp-block-paragraph">Da miliardi d&#8217;anni</p>



<p class="wp-block-paragraph">Mercurio, il pianeta più piccolo del nostro Sistema solare, si contrae da miliardi di anni. Mentre il suo interno si raffredda e quindi lentamente si contrae, la sua superficie si deforma dando origine a rilievi, noti come lobate scarps: questi sono l’espressione superficiale di imponenti faglie lungo le quali è avvenuta la contrazione, sono lunghi centinaia di chilometri e raggiungono i duemila metri di altezza.<br>Uno studio pubblicato a fine agosto su Nature Communications dimostra che questa deformazione è stata facilitata da un lubrificante nascosto nella crosta di Mercurio: la grafite, lo stesso materiale utilizzato nelle mine delle matite. La ricerca è stata condotta da un team di ricercatori dell’Università di Padova, dell’Istituto nazionale di astrofisica e dell’Università di Milano-Bicocca.<br>Il lavoro ha combinato l’analisi della topografia superficiale del pianeta con esperimenti di attrito in laboratorio su rocce simili a quelle della crosta di Mercurio, effettuati presso l’Università di Padova. I risultati hanno rivelato che livelli ricchi in grafite, ereditati dalle prime fasi di vita di Mercurio, hanno continuato a modellare silenziosamente la tettonica del pianeta fino ai giorni nostri, e che Mercurio potrebbe essersi contratto molto più di quanto stimato in precedenza.</p>



<p class="wp-block-paragraph">«I risultati suggeriscono che, senza la grafite, alcuni degli imponenti sistemi di faglie osservati oggi su Mercurio non potrebbero esistere nella forma in cui li vediamo. Più in generale, essi mostrano come i primi istanti della formazione di un pianeta possano determinare la forma della sua superficie miliardi di anni dopo», spiega la prima autrice Natalia A. Vergara Sassarini, afferente all’Università di Padova all’avvio della ricerca e ora all’Istituto nazionale di astrofisica, coordinata dal professo Matteo Massironi dell’ateneo patavino.<br>«Abbiamo dimostrato che sistemi di faglie di grandi dimensioni possono essere controllati da sottili film di grafite che possono condizionare la deformazione crostale dell’intero pianeta, rendendo Mercurio un mondo unico nel Sistema solare», aggiunge Telemaco Tesei del Dipartimento di geoscienze dell’Università di Padova, che si è occupato delle sperimentazioni meccaniche della ricerca.<br>«Le faglie terrestri sono spesso “lubrificate” dalla presenza di fluidi che ne facilitano il movimento», osserva Andrea Bistacchi del Dipartimento di scienze dell’ambiente e della Terra dell’Università di Milano-Bicocca, coautore dello studio, che ha dedicato la sua ricerca anche allo studio di faglie deboli sul nostro pianeta, «ma fluidi come quelli presenti sulla Terra non sono disponibili su Mercurio per la sua estrema vicinanza al Sole e la sua ridotta gravità. Per questo è stato necessario scoprire un meccanismo alternativo per spiegare la debolezza delle faglie mercuriali».</p>



<p class="wp-block-paragraph">«A pochi mesi dall’inserzione in orbita di Mercurio della sonda BepiColombo di Esa/Jaxa (le agenzie spaziali europea e giapponese), prevista per il prossimo novembre, questa scoperta pone le basi per ricerche mirate a verificare nel dettaglio le geometrie di queste enormi faglie e la presenza di grafite in loro prossimità, cose che lo strumento Simbio-Sys potrà certamente svolgere permettendo di ricostruire questi rilievi in tre dimensioni, osservare la superficie in grandissimo dettaglio e allo stesso tempo comprenderne la composizione mineralogica», conclude Matteo Massironi del Dipartimento di geoscienze dell’Università di Padova, coautore dell’articolo e project scientist di questo strumento, progettato per mappare e analizzare la geologia, la superficie e la composizione di Mercurio.</p>



<p class="wp-block-paragraph"></p>
<p>L'articolo <a href="https://noreporter.org/mercurian-graffiti/">Mercurian graffiti</a> proviene da <a href="https://noreporter.org">NoReporter</a>.</p>
]]></content:encoded>
					
		
		
		<post-id xmlns="com-wordpress:feed-additions:1">39791</post-id>	</item>
	</channel>
</rss>
