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	<title>NoReporter</title>
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	<title>NoReporter</title>
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		<title>XI Incontro Europeo in Provenza</title>
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		<dc:creator><![CDATA[admin]]></dc:creator>
		<pubDate>Sat, 25 Jul 2026 22:44:00 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Featured]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Lanzichenecchi d'Europa</p>
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<p class="wp-block-paragraph">Bilancio</p>



<p class="wp-block-paragraph">Ammaina bandiera</p>



<p class="wp-block-paragraph"><br>Rompete le righe</p>
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		<title>XI Incontro Europeo in Provenza</title>
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		<dc:creator><![CDATA[admin]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 24 Jul 2026 22:41:00 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Featured]]></category>
		<category><![CDATA[Note]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Lanzichenecchi d'Europa</p>
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<p class="wp-block-paragraph">Tornei e giochi</p>



<p class="wp-block-paragraph">Falconeria</p>



<p class="wp-block-paragraph">Come la politica è cambiata<br>Remigrazione, natalità e altre prospettive<br>Tavola rotonda</p>



<p class="wp-block-paragraph"><br>Cena di mezzanotte</p>
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		<title>XI Incontro Europeo in Provenza</title>
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		<dc:creator><![CDATA[admin]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 23 Jul 2026 22:36:00 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Featured]]></category>
		<category><![CDATA[Note]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Lanzichenecchi d'Europa</p>
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<p class="wp-block-paragraph">Formazione delle squadre<br>tornei e giochi</p>



<p class="wp-block-paragraph">Falconeria</p>



<p class="wp-block-paragraph">temi: </p>



<p class="wp-block-paragraph"><br>Il crepuscolo delle idee progressiste<br>Il risorgere dell&#8217;ancestrale</p>
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		<title>XI Incontro Europeo in Provenza</title>
		<link>https://noreporter.org/xi-incontro-europeo-in-provenza/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[admin]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 22 Jul 2026 22:31:00 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Featured]]></category>
		<category><![CDATA[Note]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Lanzichenecchi d'Europa</p>
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										<content:encoded><![CDATA[
<p class="wp-block-paragraph">Apertura dell&#8217;incontro<br>Cena</p>
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		<title>Antichità che riaffiorano</title>
		<link>https://noreporter.org/antichita-che-riaffiorano/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Gabriele Adinolfi]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 21 Jul 2026 22:44:00 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Featured]]></category>
		<category><![CDATA[Note]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Maya</p>
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										<content:encoded><![CDATA[
<p class="wp-block-paragraph">storiacang</p>



<p class="wp-block-paragraph">La giungla di Campeche avvolge da secoli città perdute sotto un manto di alberi, radici e silenzio. Ma, di tanto in tanto, l’archeologia riesce ad aprire una piccola breccia in questo paesaggio per riportare alla luce frammenti dimenticati. È proprio ciò che è accaduto a Minanbé, un insediamento rimasto intatto per più di mille anni.<br>Nascosta nel cuore della Riserva della Biosfera di Calakmul e protetta dalla difficoltà estrema di raggiungerla, l’antica città è riemersa grazie al lavoro congiunto di archeologi messicani e sloveni. Tra le sue strutture spicca un tempio piramidale alto più di tredici metri, oltre a piazze monumentali, stele incise e un insieme urbano che è stato appena alterato dal passare del tempo.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Una città nascosta dove letteralmente “non c’era strada”<br>Il nome Minanbé riassume perfettamente la storia di questa scoperta. In maya yucateco significa “non c’è strada”, una denominazione scelta dagli stessi ricercatori per riflettere le enormi difficoltà che ha comportato raggiungere il luogo. Per più di trent’anni, il progetto archeologico dedicato alla ricognizione delle terre basse maya centrali ha esplorato la regione fino a localizzare questo insediamento completamente isolato.<br>La spedizione è stata possibile durante una campagna autorizzata dal Consiglio di Archeologia dell’Istituto Nazionale di Antropologia e Storia (INAH). Sotto la direzione dell’archeologo Ivan Šprajc, ricercatore del Centro di Ricerca dell’Accademia Slovena delle Arti e delle Scienze, il team si è addentrato nel settore settentrionale di Calakmul con l’obiettivo di ispezionare un’area situata a ovest di Chactún, un altro importante centro maya scoperto dallo stesso progetto tredici anni prima.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Piramidi, palazzi e una città pianificata<br>L’ispezione ha confermato che sotto la fitta copertura forestale si nascondeva un complesso nucleo urbano formato da piazze con edifici palaziali e religiosi, terrazze artificiali, zone umide modificate e sofisticati sistemi di canalizzazione idraulica, prove di una pianificazione urbana altamente sviluppata.<br>Tra tutte le costruzioni spicca un tempio piramidale alto più di tredici metri registrato dall’archeologo Vitan Vujanović. «È la prima volta che documento un tempio più o meno ben conservato e una stele che conserva ancora glifi», ha dichiarato il ricercatore, sottolineando lo straordinario stato di conservazione del complesso archeologico.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Stele che rivelano gli ultimi secoli del mondo maya<br>Una delle scoperte più importanti è la cosiddetta Stele 1, un monolite decorato con una scena di decapitazione che è stato il primo monumento identificato dagli archeologi all’arrivo sul sito. In totale, il team ha documentato quattordici monumenti tra stele e altari, diversi dei quali presentano ancora un’iconografia riconoscibile e resti di iscrizioni geroglifiche.<br>L’analisi ha già fornito una data particolarmente significativa. La Stele 1 conserva un segno calendrico corrispondente all’anno 849 d.C. Secondo l’archeologa Esparza Olguín, questo dato suggerisce che diversi monumenti potrebbero essere stati eretti poco prima dell’abbandono definitivo della città, avvenuto nel corso del X secolo, quando molte città maya delle terre basse iniziarono il loro declino.<br>I ricercatori hanno inoltre identificato altari circolari e uno rettangolare, la cui disposizione indica che alcuni monumenti furono deliberatamente modificati in un momento successivo alla loro erezione. Il cosiddetto Monumento 6, spezzato in due, conserva cartigli geroglifici e la rappresentazione di un sovrano riccamente adornato con copricapo di piume, collane, bracciali e un grande pettorale. Uno dei suoi testi sembra contenere parte di una data del calendario maya, probabilmente risalente alla fine del VII secolo, il che renderebbe questa iscrizione la più antica conosciuta nell’area studiata.<br>Per più di mille anni, Minanbé è rimasta nascosta sotto la giungla, protetta proprio dall’assenza di strade che le ha dato il nome. Oggi questo isolamento ha permesso alla città di riemergere come una delle testimonianze meglio conservate del mondo maya e come una fonte eccezionale per comprendere gli ultimi secoli di una delle civiltà più affascinanti delle Americhe.</p>
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		<title>Nippon-Italia</title>
		<link>https://noreporter.org/nippon-italia/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[admin]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 21 Jul 2026 22:38:00 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Featured]]></category>
		<category><![CDATA[Glob]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Una fratellanza aristocratica</p>
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										<content:encoded><![CDATA[
<p class="wp-block-paragraph">difesaonline.it</p>



<p class="wp-block-paragraph">Il ricevimento organizzato alla Residenza dell’ ambasciatore del Giappone, Hikariko Ono, in occasione del Giorno delle Forze di Autodifesa ha avuto questo merito. Ha ricordato che Italia e Giappone, pur apparentemente lontani per geografia, storia e sensibilità, condividono in realtà un terreno comune molto più profondo di quanto suggeriscano le mappe.<br>Due Paesi segnati dal mare. Due nazioni antiche, con una cultura capace di trasformare forma, disciplina, bellezza e memoria in identità. Due popoli che conoscono il peso della storia e, forse proprio per questo, possono parlarsi senza bisogno di troppe semplificazioni.<br>In un tempo popolato da moderni barbari, convinti che la forza sia rumore, minaccia o muscoli esibiti davanti a una telecamera, Italia e Giappone ricordano invece che la civiltà è misura. È stile. È profondità. È capacità di costruire fiducia senza rinunciare alla propria identità.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Il discorso dell’ambasciatrice<br>Nel suo intervento, l’ ambasciatrice del Giappone ha aperto il ricevimento ringraziando gli ospiti e richiamando il significato della giornata dedicata alle Forze di Autodifesa giapponesi. Ha poi rivolto parole di rispetto verso quanti, a partire dalle Forze Armate, contribuiscono alla sicurezza dei cittadini e alla stabilità internazionale.<br>Il passaggio più significativo è arrivato quando il discorso si è allargato dal cerimoniale alla visione strategica. L’ambasciatrice ha ricordato che le Forze di Autodifesa compiono quest’anno 72 anni dalla loro istituzione e ha collocato la ricorrenza in un contesto internazionale sempre più complesso, segnato dall’invasione russa dell’Ucraina, dall’instabilità in Medio Oriente e da sfide che evolvono rapidamente.Relazioni internazionali<br>Da qui un’affermazione politicamente centrale. Secondo Hikariko Ono nessun Paese può oggi salvaguardare da solo la propria pace e sicurezza, né contribuire isolatamente alla stabilità internazionale. Per questo il Giappone attribuisce grande importanza al rafforzamento dei legami con Paesi affini come l’Italia, anche nella prospettiva di un Indo-Pacifico libero e aperto.<br>È stata una riflessione misurata, ma non debole. Anzi, proprio la sua misura ne ha rafforzato il contenuto. In un mondo che confonde spesso la prudenza con l’ambiguità e la cortesia con la fragilità, il Giappone ha dimostrato ancora una volta che si può parlare di sicurezza con fermezza, senza trasformare ogni frase in un ultimatum.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Centosessant’anni di Storia<br>Quest’anno ricorre il 160° anniversario delle relazioni diplomatiche tra Giappone e Italia. Non si tratta di una semplice cifra da cerimonia. È un arco di tempo che attraversa monarchie, guerre, ricostruzioni, miracoli economici, crisi, globalizzazione e nuove minacce.Relazioni internazionali<br>Nel suo intervento, l’ambasciatrice ha ricordato come il 2026 sia già stato un anno importante per i rapporti bilaterali: in pochi mesi i primi ministri dei due Paesi si sono recati reciprocamente in visita, mentre la relazione tra Roma e Tokyo è stata ridefinita come “Special Strategic Partnership”.<br>La partnership non è un’etichetta diplomatica vuota. Significa che Italia e Giappone riconoscono di avere interessi convergenti in settori sempre più decisivi: sicurezza, spazio, industria, tecnologie avanzate, difesa, stabilità delle aree marittime e protezione delle catene di approvvigionamento.<br>In fondo, la complementarità tra i due Paesi è evidente. Il Giappone porta una cultura della precisione, della disciplina, della continuità industriale. L’Italia porta creatività, capacità progettuale, profondità manifatturiera e una tradizione strategica spesso sottovalutata perfino da noi stessi. Quando queste qualità si incontrano, il risultato può essere molto più grande della somma delle parti.Guide turistiche e letteratura di viaggio</p>



<p class="wp-block-paragraph">Difesa, spazio, cyber: la collaborazione diventa sostanza<br>Il rapporto tra Italia e Giappone non vive più soltanto di simpatia culturale o ammirazione reciproca. Sta diventando una relazione di sicurezza sempre più concreta.<br>L’ambasciatrice ha richiamato il Japan-Italy Bilateral Cooperation Plan, ricordando che lo scorso anno le componenti terrestre, marittima e aerea delle Forze di Autodifesa giapponesi hanno condotto esercitazioni bilaterali con le rispettive controparti italiane. Un segnale chiaro dell’impegno congiunto per la sicurezza nell’Indo-Pacifico e oltre.<br>Non meno importante è l’allargamento della cooperazione previsto per quest’anno in settori come spazio, cyber, CBRN, formazione, sanità e ambito medicale. In questo senso, la relazione di difesa tra i due Paesi sta evolvendo verso qualcosa di più ampio e sostanziale.<br>È il punto che merita maggiore attenzione. Perché l’Italia tende spesso a guardare il Giappone come un partner lontano, quasi esotico, culturalmente affascinante ma strategicamente distante. È una lettura superata. Oggi la sicurezza europea e quella indo-pacifica comunicano molto più di quanto si voglia ammettere. Ucraina, Mar Rosso, Medio Oriente, Taiwan, libertà di navigazione, spazio e dominio cibernetico sono parti dello stesso mosaico.Materiale di consultazione geografica<br>Chi pensa che il mondo sia ancora diviso in teatri separati rischia di ragionare con una carta geografica del Novecento davanti a una crisi del XXI secolo.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Quando una banda militare dice più di un comunicato<br>Il momento più delicato e forse più riuscito dell’evento è stato però musicale.<br>La presenza della Japan Air Self-Defense Force Central Band a Roma, in scambio culturale con la banda dell’ Aeronautica Militare, ha offerto un’immagine perfetta della relazione tra i due Paesi. Non un esercizio di forma, ma un segno concreto di vicinanza. L’ ambasciatrice stessa ha sottolineato l’emozione provata nell’ascoltare le due formazioni eseguire insieme gli inni nazionali.<br>In particolare, la performance di una giovane solista lirica giapponese ha colpito per qualità, sensibilità e padronanza espressiva. La sua interpretazione di brani tradizionali italiani e nipponici ha mostrato qualcosa che va oltre l’esecuzione tecnica.<br>Quando una voce giapponese canta l’Italia con rispetto, misura e intensità, non sta semplicemente omaggiando un Paese ospite. Sta dimostrando che la cultura può attraversare le distanze meglio di qualunque discorso ufficiale. E quando una banda mista tra due aeronautiche militari esegue musica invece di esibire potenza, ricorda che la difesa, nelle democrazie mature, non è culto della guerra. È protezione di una civiltà.Esercito<br>Nel brindisi conclusivo, l’ambasciatrice ha richiamato le amicizie durature, i partenariati sempre più profondi, gli uomini e le donne in uniforme e l’auspicio di un mondo pacifico, stabile e prospero.<br>Sono parole che, in altri contesti, potrebbero sembrare rituali. Ieri, invece, avevano un peso reale. Perché pronunciate in un momento storico in cui la pace non è più lo sfondo garantito delle nostre vite, ma una responsabilità da difendere con lucidità.<br>Italia e Giappone non sono Paesi perfetti. Nessun Paese lo è. Ma sono due civiltà politiche e culturali che sanno cosa significhi perdere, ricostruire, ricordare e ripartire. Questo li rende partner naturali in un mondo nel quale la brutalità torna a presentarsi come destino e la prepotenza si traveste da realismo.<br>Dopo 160 anni, l’amicizia tra Italia e Giappone non appare come un retaggio diplomatico da celebrare. Appare come una promessa da rendere ancora più concreta.<br>E, in tempi come questi, non è poco.</p>
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		<title>Italiano il primo titolo mondiale di calcio di club</title>
		<link>https://noreporter.org/italiano-il-primo-titolo-mondiale-di-calcio-di-club/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[noreporter]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 21 Jul 2026 22:36:00 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Featured]]></category>
		<category><![CDATA[Storia&sorte]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Brasiliano sulla carta</p>
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										<content:encoded><![CDATA[
<p class="wp-block-paragraph">Il 22 luglio 1951 il club di calcio SE Palmeiras vince la prima competizione mondiale per club, tenutasi in Brasile, il Torneo Internazionale dei Club Campioni 1951. Si tratta del club costituito daglla comunità italiana di San Paolo, inizialmente denominata Palestra Italia, nome che fu tolto d&#8217;ufficio quando il Brasile si accodò alla guerra contro l&#8217;Italia.</p>
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		<title>Il famoso Stato organettico</title>
		<link>https://noreporter.org/il-famoso-stato-organettico/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[tgcom24]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 20 Jul 2026 22:37:00 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Featured]]></category>
		<category><![CDATA[Note]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Berlin, o mein Berlin, Berlin!</p>
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										<content:encoded><![CDATA[
<p class="wp-block-paragraph">Profonda Germania</p>



<p class="wp-block-paragraph">Il Festival Internazionale degli Organetti di Barberia ha riunito a Berlino circa 150 suonatori provenienti da 15 Paesi diversi. Gli artisti sono giunti da luoghi come Cile, Messico e Cina, unendosi a musicisti da tutta Europa per concerti e una parata nel quartiere di Tegel della capitale tedesca.</p>
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		<title>Perché un sì gran pianto di stelle</title>
		<link>https://noreporter.org/perche-un-si-gran-pianto-di-stelle/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[media.inaf]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 20 Jul 2026 22:35:00 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Alterview]]></category>
		<category><![CDATA[Featured]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>per l'aria tranquilla arde e cade</p>
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										<content:encoded><![CDATA[
<p class="wp-block-paragraph">Perché sì gran pianto nel concavo cielo sfavilla</p>



<p class="wp-block-paragraph">Nella notte di San Lorenzo, in un prato di montagna a lume del firmamento, a caccia di stelle cadenti. “Eccola! Tu l’hai vista?”. Chiaramente no. Troppo veloci, troppo rare, troppo piccole le strisciate perché due occhi, casualmente, si posino sullo stesso millimetro di cielo. Troppo veloci, soprattutto. Un po’ come i gamma ray burst (Grb): lampi rapidissimi catturati e segnalati da uno strumento apposito a cui gli astronomi cercano di dare un volto guardandoli, il più velocemente possibile, con altri occhi diversi fra loro. Il 26 gennaio 2026, per la prima volta, sono riusciti a osservarne uno a lunghezze d’onda millimetriche e submillimetriche pochi minuti dopo la sua scoperta, grazie a una nuova modalità di risposta rapida implementata al Submillimeter Array (Sma), alle Hawaii. I risultati sono pubblicati su The Astrophysical Journal Letters.</p>



<p class="wp-block-paragraph">L’allerta dell’evento in questione, il Grb 260127A, è arrivata in maniera automatica dal satellite Neil Gehrels Swift Observatory. L’intera sequenza si è svolta quasi completamente senza intervento umano. Entro 90 secondi l’operatore di turno era stato avvisato, e in meno di quattro minuti il telescopio era già in movimento per avviare le osservazioni, iniziate 12,6 minuti dopo il segnale di Swift. Contemporaneamente, il fenomeno era stato osservato anche nell’ottico e ai raggi X, e Sma è riuscito a individuare una sorgente proprio in prossimità dei bagliori rilevati nelle altre lunghezze d’onda. Due giorni dopo, le osservazioni sono state ripetute, ma questa volta non si è visto nulla.</p>



<p class="wp-block-paragraph">I Grb sono le esplosioni più luminose dell’universo: brevi ma straordinariamente intense emissioni prodotte dai getti di materia generati durante il collasso di stelle massicce o dalla fusione di oggetti compatti, come le stelle di neutroni. Alla prima esplosione segue un bagliore residuo (chiamato afterglow) che i telescopi nei raggi X e nell’ottico riescono da tempo a osservare nel giro di pochi secondi o minuti, a differenza degli strumenti operanti alle lunghezze d’onda millimetriche che finora arrivavano con un ritardo notevole.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Lo studio di fenomeni come i Grb fa parte di una branca dell’astronomia, chiamata time-domain astronomy, che studia gli oggetti e i fenomeni che cambiano nel tempo, osservandoli nel momento in cui avvengono e seguendone l’evoluzione. L’idea riflette un po’ la differenza tra una fotografia e un film: l’astronomia tradizionale scatta una fotografia del cielo, mentre la time-domain astronomy realizza un film, cercando di individuare fenomeni improvvisi o transienti e seguendone l’evoluzione minuto dopo minuto, giorno dopo giorno o anno dopo anno. Nel caso dei Grb, i tempi sono strettissimi e rispondere prontamente all’avviso generato in seguito alla loro individuazione è fondamentale. Per questo la nuova funzionalità di Sma è così preziosa.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Sebbene il tempo di risposta di 13 minuti rappresenti un traguardo senza precedenti – il nuovo sistema riduce i tempi di risposta di circa due ordini di grandezza rispetto a quelli tipici dei telescopi operanti alle lunghezze d’onda millimetriche e submillimetriche – i ricercatori si aspettano di riuscire a implementare ulteriori miglioramenti al sistema per ridurre i tempi di risposta fino ad appena 2-3 minuti, con la possibilità di raggruppare in serie le osservazioni di più oggetti per garantire un’elevata produttività. Non solo: questa nuova modalità consente di alternare, in modo semiautomatico, le osservazioni in risposta agli alert con osservazioni più “standard”, permettendo all’array di effettuare misurazioni con la precisione dei millijansky nel giro di pochi minuti, e con un impatto minimo sugli altri programmi scientifici.</p>



<p class="wp-block-paragraph">«È stato straordinario assistere a tutto questo in tempo reale», dice Garrett Keating, astrofisico del Center for Astrophysics | Harvard &amp; Smithsonian (CfA), nel Massachusetts, e vice direttore dello Sma, primo autore dell’articolo che descrive lo sviluppo del sistema di risposta rapida. «Essere in grado di reagire e processare i dati con questa velocità rappresenta un cambiamento radicale rispetto al normale funzionamento dello Sma, ma era fondamentale per osservare un fenomeno in cui ogni minuto conta. Era la prima volta che l’intero sistema operava nella sua configurazione completa. Abbiamo imparato molto da questa esperienza e pensiamo di poter ridurre ulteriormente il tempo di risposta fino a soli due o tre minuti.»</p>



<p class="wp-block-paragraph">Il fatto che le osservazioni di follow-up effettuate due giorni più tardi abbiano mostrato che la sorgente si era affievolita, inoltre, rafforza l’ipotesi che lo Sma abbia effettivamente osservato il bagliore residuo di un evento transiente e non una galassia di fondo a emissione costante. Superata con successo la prima prova, parte ufficialmente Sma Sprints (Sma Sub/millimeter Program to Rapidly Investigate Novel Time-domain Sources), un programma progettato per sfruttare lo Sma e il suo aggiornamento a larga banda, denominato wSma, al fine di effettuare osservazioni di follow-up rapide, sensibili e flessibili degli eventi transienti nel cielo variabile.</p>



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		<title>La trama tricolore</title>
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		<pubDate>Mon, 20 Jul 2026 22:28:00 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[<p>Cavour, Costantino Nigra e soprattutto la contessa di Castiglione</p>
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<p class="wp-block-paragraph">Il 21 luglio 1858 a Plombières, in Francia, si incontrano segretamente Cavour e Napoleone III: gli accordi che seguono portano alla seconda guerra d&#8217;indipendenza italiana.</p>
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