Assassinato quarant’anni fa
30 maggio 1974. A due giorni dalla strage partigiana comunista di Brescia viene mobilitata Gladio per proteggere il Pci che il Segretario di Stato americano Kissinger e la Cia vogliono al governo.
Tolta arbitrariamente l’inchiesta alla Questura e intimorito il magistrato che se ne occupa, il leader di Gladio, il partigiano bianco Taviani, ministro dell’interno dell’epoca, incarica suoi uomini di fiducia di una serie di depistaggi per far diventare fascista la strage.
Giancarlo Esposti, che fa parte di una piccola organizzazione paramilitare, è accampato a Pian del Rascino, in provincia di Rieti.
Un blitz dei Carabinieri gli costa la vita.
Immediatamente un “testimone” schizza l’identikit del terrorista che ha operato a Brescia. Ottimo per non far pensare che costui, in effetti, si è giustiziato da solo con una falsa manovra.
L’identikit è la foto di Giancarlo Esposti.
Il diavolo però fa le pentole ma non i coperchi. Giancarlo si stava facendo crescere la barba da oltre un mese e questo particolare inatteso farà cadere nel nulla la macchinazione. Cui seguiranno ancora tre, quattro, cinque, mentre si continuerà a fingere di non vedere le prove di una strage – commessa probabilmente per errore – di cui tutti i responsabili sono noti dal primo minuto. Una strage partigiana comunista.
Giancarlo Esposti in ogni caso è stato sacrificato.
Onore a lui.
Presente!
