Se la prendono con la figlia di Tobagi e con il presidente dei familiari delle vittime per aver parlato con Adinolfi
E potevano fare giusto una pastasciuttata.
Se l’anno scorso il «Bigio» era stato il bersaglio principale del tradizionale corteo partito attorno alle 16.30 da via Fratelli Bandiera, anche quest’anno la controversa statua non è stata assente, seppur non così al centro dell’attenzione.
GLI ORGANIZZATORI, ovvero la rete Antifascista affiancata da altre realtà come Rifondazione Comunista, movimento No Tav, contro gli sfratti e Magazzino47, hanno puntato di più sull’attualizzazione dell’antifascismo, ricordando alcune persone morte in questi ultimi anni vittime di militanti estrema destra.
Lo hanno fatto attaccando un foglio sulla targa dei nomi di alcune strade del percorso: un gruppo di militanti, al passaggio del corteo, in contrada del Carmine angolo via Battaglie ha attaccato un foglio con il nome di Renato Biagetti (accoltellato a Roma da due fascisti il 27 agosto 2007 durante una festa) e, allo sbocco della via nella omonima piazzetta, Nicola Tommasoni (ammazzato di botte in centro a Verona il 30 Aprile 2008). In via Capriolo la strada è stata intestata a Clément Méric (diciannovenne ucciso a Parigi il 5 giungo dell’anno scorso) mentre in largo Formentone è stato ricordato Pavlos Fyssas (rapper greco accoltellato a morte il 18 settembre 2013).
IL BREVE CORTEO, al quale hanno preso parte pressoché tutte le circa quattrocento persone che erano alla pastasciuttata, ha infine messo dei fiori alla lapide dei partigiani in piazza Rovetta, per poi sciogliersi prima di entrare in piazza Loggia «perchè non vogliamo prendere parte alla commemorazione istituzionale», ha precisato Valter Longhi, della Rete. Un atteggiamento di ostilità certo, ma ben diverso da quello dell’anno scorso, quando ci furono fischi e contestazioni all’indirizzo degli oratori ufficiali.
Questa volta la durezza è stata riservata alle parole scritte sul volantino diffuso durante il corteo, un testnel quale non sono stati risparmiati attacchi a chi si è espresso a favore del ritorno del Bigio in piazza, ma neppure a Manlio Milani – presidente di Casa delle memoria – e a Benedetta Tobagi – figlia del giornalista Walter che fu assassinato dalla «Brigata XXVIII marzo» il 28 maggio 1980 – entrambi rei, secondo la Rete, di «aver sdoganato l’ideologo fascista e terrorista nero Gabriele Adinolfi partecipando a un pubblico contraddittorio nel marzo di tre anni fa». IR. PA.
