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Guerra nell’Oriente Prossimo

La narrativa del conflitto non coincide con le ragioni e le poste del conflitto

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Il derby mediorientale con l’eliminazione di svariati protagonisti locali suscita reazioni raramente centrate.

La violazione del diritto internazionale da parte di USA e Israele?

Nessuna novità e, oltretutto, nessuna esclusiva. Da quando questo diritto esiste è rispettato solo da chi non combatte. Non prendiamoci in giro!

Le atrocità dei bombardamenti indiscriminati perfino sulle scuole?
Proprio noi sappiamo benissimo che li hanno inventati gli angloamericani, come i bombardamenti al napalm, al fosforo e quelli nucleari.

Gli altri li hanno però copiati benissimo. La Russia in Ucraìna, ma prima ancora in Cecenia. Non meglio l’Iran in Iraq. Senza parlare dei bombardamenti sui civili, con annesse distruzioni delle città siriane ribelli, a opera di russi e iraniani. E non considero qui le milizie private dei vari Califfati.

Quindi è doveroso prendere semplicemente atto della prepotenza del più forte senza scadere in moralismi discriminatori ed ipocriti che non ci dovrebbero caratterizzare e umiliare le nostre intelligenze.

Poi c’è la lettura politica, ancora da fare perché si dovrà attendere l’esito di quello che, a Teheran, ha tutta l’aria di essere un atto coordinato – da fuori e da dentro – come in Venezuela

Non si tratta della favoletta dell’Occidente contro il Sud Globale

Innanzitutto Israele non è in Occidente e non è neppure occidentale, ma un soggetto a cultura sincretica, tra comunità dell’ovest, fondamentalisti religiosi che sono esattamente come quelli islamici, e forte componente di ebrei dell’est, con mentalità asiatica come i russi.

Soprattutto non lo è perché in questo derby, insieme agli israeloamericani e contro gli iraniani, sono schierati paesi, governi e movimenti sunniti e wahhabiti che si trovano in conflitto con Teheran in diversi scenari, in primis lo Yemen.

Di fatto noi, a parte gli effetti economici, a questo conflitto siamo estranei.
Tranne che per quello che concerne il Mar Rosso dove gli Houthi manovrati da Teheran finora hanno danneggiato gli europei a vantaggio indiretto degli americani.

Comprendiamo le ragioni

che da un po’ di tempo in qua hanno contrapposto Teheran a coloro che armarono l’Iran contro l’Iraq, ovvero USA e Israele, che per decenni (come si sa pubblicamente fin dall’Irangate) lo sostennero e perfino lo armarono nelle sue azioni sistematiche volte contro i regimi socialnazionali, la causa panaraba, il nazionalismo palestinese e il lancio di un imperialismo internazionalista che ha causato guerre etnoreligiose tra musulmani spianando di fatto la strada allo scenario utopico della Grande Israele dal Giordano all’Eufrate.

Perché, all’improvviso, il miglior agente della causa israeliana nella regione si è trovato in tensione reale con Washington e Tel Aviv, e non più solo nella loro commedia tra il gatto e la volpe?

Sosteniamo da tempo che la scoperta del gas sottomarino e la trasformazione, almeno dal 2020, dello stato ebraico in un grande hub energetico israelo-arabo, ha modificato le relazioni regionali e, tramite una serie di cooperazioni, quali gli Accordi di Abramo o la contraerea MEAD, ha creato un nuovo sistema di alleanze. Ora, al contrario di ieri, a Israele fanno più comodo le borghesie e gli emirati sunniti di quanto lo facciano gli imam sciiti.

Peraltro la coppia israeloamericana gioca anche le proprie carte per l’acquisto delle quote egemoniche nella nuova coalizione. Washington deve dimostrare di restare indispensabile lì dentro per impedire che il terzomondismo arabo-israeliano si trasformi in futuro in una potenza con cui trattare pariteticamente.

Così, sfruttando gli scontri intestini alle mafie politico-religiose iraniane, gli americani, gli israeliani e gli wahhabiti cooperano tra loro ma lo fanno anche sfidandosi nel prestigio durante l’azione. Un po’ come accadde tra gli alleati nella seconda guerra mondiale

A proposito di guerra mondiale

Nel gennaio 1942 qualcuno disse che se l’avessimo persa il mondo sarebbe caduto nelle mani del Crimine Organizzato, ed è quanto è avvenuto anche tecnicamente, visto e considerato il ruolo svolto e assunto dalle mafie e dalle cosche in ogni lato dell’emisfero.

Un errore ricorrente consiste nell’attribuire questa condizione esclusivamente alla potenza egemone – o alle potenze egemoni – quando è condizione comune, condivisa e trasversale che necessita di essere rivoluzionata.

Le varie organizzazioni criminali di potere e di contropotere sono costantemente complici e rivali e non esiste alcuna contrapposizione essenziale tra di esse.

Sicché la mafia religiosa iraniana che ha servito oggettivamente e molto a lungo gli interessi di cosche più potenti, quali le americane e le israeliane, se oggi si ritrova a prendere schiaffoni e a restituirli, o a simulare di farlo, non ha alcun titolo per presentarsi come vittima o come alternativa.

Siamo alla ripetizione degli scontri tra palermitani e corleonesi o allo sfilacciamento locale di Jalta, come avvenne dal 1979 quando i servi russi degli americani persero il loro sostegno per avere pisciato fuori dal boccale con le ingerenze tentate d’imporre in Afghanistan.

L’Iran sul piano della politica internazionale ha servito le cause mafiose

e ha sabotato o distrutto quelle che avevano una valenza ideale e una potenzialità interessante. Lo ha fatto ai danni dell’OLP, lo ha fatto contro governi che sostenevano i patrioti palestinesi, come Iraq e Libia.

Ha operato contro ogni valenza nazionale, iniziando dal tentativo di creare in Iraq una guerra civie tra le comunità religiose.

Ora viene ridimensionato e non c’è da lamentarsi più di quanto lo si farebbe se dei delinquenti in toga arrestassero un gaglioffo con cui avevano sempre diviso le merende

Per gusto personale azzarderei perfino una considerazione che mi piace tanto.

Uno ad uno, iniziando dal giudice che lo fece impiccare, passando per i siriani che cooperarono con la coalizione nemica, finendo con gli iraniani, Saddam se li è andati a prendere tutti

Se poi vogliamo fare per forza il tifo in un derby del vomito

bisogna evitare di dare i numeri.

Posso capire che, ragionando per esclusione (che è quello che sono costretti a fare coloro che non hanno idee chiare e precise e nessun programma di azione), si possa tifare soprattutto contro uno dei due contendenti, chiunque esso sia.

Anche ammesso, è fondamentale capire che non è in corso un conflitto tra un generico Occidente e un fantomatico Sud Globale, visto che è un derby del sud e dell’est che vede coinvolta direttamente la potenza egemone mondiale e solo indirettamente la Cina e la sola altra potenza mondiale, l’Europa.

Che sia per o contro l’Occidente che si decida di fare il tifo, si è quantomeno sbagliata partita.

Per chi crede che sia una guerra all’Islam

o alle minacce islamiste, ricordo che molti dei players a sostegno dell’azione antiraniana sono musulmani e perfino jihadisti. Se alcuni pensano che Arabia Saudita, Qatar, Emirati Arabi stiano combattendo la Sharia, sbagliano di grosso.

Per chi invece preferisce il porcile delle tirannie oscurantiste alla decadenza occidentale avrei solo da consigliare l’indirizzo di qualche buono psichiatra.

Lo psichiatra serve eccome! Ultimamente, presi da infantilismo o da rimbambimento, certuni hanno preso a osannare perfino la Corea del Nord o a esaltare un regime, quello iraniano che getta in galera le donne che non portano il velo o che indossano pantaloni attillati e che impicca i dissidenti. Sembra un regime comunista con l’aggravante dell’oscurantismo teocratico che – siamo al colmo dei colmi – qualcuno ha confuso con la Tradizione, quando è precisamente la sua negazione assoluta, almeno nelle forme assunte dagli indoeuropei.

Siamo alla riedizione del trinariciutismo guareschiano. Chi non riesce a fare soldi vuole impoverire chi produce, chi non sa conquistarsi le libertà gode della libertà negata agli altri popoli.

Che il regime iraniano, oltre ad avere svolto sempre un ruolo politicamente sovversivo, sia aberrante lo si può negare solo con tonnellate di malafede o agitandosi in una camicia di forza.

Se poi, presi da quest’altro derby del secolo, qualcuno tifa per gli imam perché reprimono e impiccano i gay, al di là dell’assurdità in sé, precisiamo che quelle leggi repressive furono le prime varate da Khomeini nel 1979, con pene variabili a seconda del grado di parentela e dei centimetri di penetrazione.

Il che significa che – se l’indicatore della decadenza dovesse essere questo – lì si tratta di un fenomeno dilagante e di massa, quindi è una società che non può essere presa ad esempio neppure in questa ossessione.

Qualcuno preferisce questi a quelli? De gustibus, anzi de disgustibus.

Il che vale anche in senso inverso

Non si tratta di stabilire chi tra i contendenti sia meno peggio

né di decidere come debbano vivere nelle loro lande, ma di capire cosa importa a noi come popoli europei. Che, nello scenario mediorientale e del Mar Rosso, altro non può essere che mantenere accordi multilaterali con tutti senza essere minimamente coinvolti nel loro merdaio.

Sembra proprio che nessun governo europeo stia sostenendo l’una o l’altra parte, ma che si cerchi di mediare. Perfino l’Inghilterra ha, giustamente, negato le basi agli americani, lo fece anche la Spagna; la posizione moderatrice dell’Italia – che ha tutte le carte in regola per operare in tal senso nella regione – al momento è esplicita.

Se poi ci si ostina a non ragionare di politica e di civiltà ma, finito Sanremo, non si può fare a meno di tifare, ognuno tifi pure per chi gli pare.

Personalmente consiglio i pop corn

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