
In memoria dei Volontari crocefissi dai partigiani
DOMENICA 22 LUGLIO h.10.30
CERIMONIA presso il CIMITERO DI BERGAMO
in Onore dei tre Ufficiali Martiri crocefissi dai partigiani
Cap. G.N.R. MARIO CORTICELLI- crocifisso su un d’osteria a Stellaneto (Sv.)
S.Ten. G.N.R. WALTER TAVONI – crocifisso sulla porta di un cascinale
S.Ten. GINO LORENZI – crocifisso su una rudimentale croce a Mignagola (Tv.)
L’Italia “ufficiale” non ricorda i nostri Caduti, ma noi non li abbandoneremo mai: saremo sempre degni dei nostri morti.
Appuntamento alle h.10.30 davanti al Cimitero di Bergamo
La Messa sarà celebrata nel Campo riservato ai Caduti della R.S.I.
Insieme ci recheremo alla Tomba di GINO LORENZI a pochi metri di distanza
CHI NON HA TRADITO NON DIMENTICA
Visita il sito : http://ginolorenzi.blogspot.it/
IN RICORDO DEL SOTTOTENENTE LUIGI LORENZI (1925-1945)
Luigi Lorenzi detto Gino, nasce a Bergamo il 14 Gennaio del 1925 da Paola e Rino. Figlio del suo tempo, vive pienamente la temperie culturale del Ventennio, incardinata sui principi di Dio, Patria, Famiglia.
In pieno ossequio alle magnifiche e progressive sorti di allora, studia e fa sport nello spirito dell’incipiente filosofia fascista.
Il 10 Giugno 1940 l’Italia entra in guerra accanto all’alleato germanico.
Nel ‘44, non ancora ventenne, Gino accoglie entusiasticamente la chiamata della Patria. E’ ammesso al corso per ufficiali GNR (Guardia Nazionale Repubblicana), Arma delle FF.AA. della RSI (Repubblica Sociale Italiana), concepita per il controllo del territorio e formata da Carabinieri, Militi, Polizia A.I..
Frequenta la Scuola di Varese, comandata dal T. Col. Enrico Bassani, assegnato alla III compagnia, II plotone,III squadra. Di quel periodo di formazione, resta la vivida impronta nelle parole di Valerio Longa, un suo compagno d’armi:
“E’ un allievo esemplare, camerata e amico puntuale, riservato, misurato, coraggioso”.
In breve tempo, Lorenzi guadagna la nomina a sottotenente, per essere poi assegnato al Comando Provinciale di Treviso. Attorno a lui, incalza la geometrica spirale della guerra: la velocità degli eventi è tale che il tempo reale corrisponde a secoli. La relatività di Einstein t rova sul campo pieno collaudo.
I destini della battaglia arridono alla compagnie anglo-americane che invade la Nazione, i russi sfondano in Germania e per l’Asse volge al peggio.
Il 28 Aprile 1945, a Oderzo (Tv) alla presenza del parroco Abate Domenico Visentin”gli ultimi della generazione che non si è arresa” concordano di cessare il fuoco e la deposizione delle armi con il CLN che dà il relativo lasciapassare per il ritorno a casa.
E’ necessario evitare ulteriori spargimento di sangue fratricida, ma di ciò ne approfittano gli sciacalli.
Accade nel Maggio del ’45, quando la guerra è finita.
Il S. Ten. Lorenzi è in pacifico cammino per Bergamo in compagnia dei suoi uomini disarmati, ma nei pressi del Ponte di Piave (Tv), una pattuglia di partigiani della Garibaldi, comandata dal famigerato “Falco” (alias Gino Semionato), li cattura e li rinchiude nelle carceri di Breda di Piave, naturalmente in vigliacca violazione dell’accordo.
I partigiani, dopo aver ucciso i proprietari, si acquartierano a villa Dal Vesco (il cosiddetto avamposto dell’inferno). Qui, pseudo accusatori, giudici e carnefici, applicano l’arbitraria “legge della montagna” formata da 18 articoli, che prevedeva nella maggioranza dei casi la condanna a morte.
Facile intuire come i militari capeggiati da Gino subiscano un processo sommario e conseguentemente siano condannati a morte.
Emessa la sentenza, i prigionieri vengono condotti al campo di tortura e di sterminio di Mignagola, frazione del Comune di Carbonera (Tv) , nella cartiera Burgo acconciata alla bisogna, dove troveranno la morte tra inaudite sofferenze centinaia di vittime fra cui Gaetano Colotti, V. Commissario di Polizia , 28enne nativo di Castelbuono (Pa) e la sua fidanzata Pierina Martorelli in avanzato stato interessante. Finiscono tutti fucilati a eccezione di Gino, colpevole di aver combattuto fino all’ultimo per l’onore d’Italia.
“A nessuno viene concesso il conforto sacerdotale” –aggiunge Ruggero Bonussi- che del giovane Lorenzi ricorda che era “in divisa di S. Ten., aveva i baffetti neri e parlava in dialetto lombardo”.
Il giovane porta al collo un’immaginetta sacra che reca un’effige religiosa. E i carnefici, in vena di buon umore, gli propongono l’abiura in alternativa alla crocifissione.
Ma è proprio in quel frangente che si manifesta la diversa tempra del nostro Eroe. Un ufficiale gel reparto d’assalto “Romagna” come lui, non teme la morte. Cristiano, con la luce della fede negli occhio chiari –affermano testimoni oculari- ieraticamente esclama “Muoio come Nostro Signore nella croce. La croce che Gesù Cristo ha portato non può far paura a un cristiano”.
Ciò detta allaga le sue braccia offrendosi al sacrificio.
E così, dopo essere stato orrendamente infisso con grossi chiodi alle mani e alle caviglie a una rozza croce formata con due rami, viene frustato e poi abbandonato tra atroci sofferenze fino a essere divorato dalle volpi.
Gino 20 anni, muore. E’ il 4 Maggio 1945.
Recita il Canone Romano (Preghiera Eucaristica): “Salve o croce beata, che ricongiungi la terra al cielo e riconcili l’uomo al suo Salvatore” e prosegue nel Memento per i morti: “Ricordati Signore dei tuoi fratelli che ci hanno preceduto con il segno della fede e dormono il sonno della pace”. Il potere redentore della croce, baluardo di salvezza, ha dunque beatificato il nostro Gino.
La sua crocifissione non fu però un singolo spettacolo, ma solo di una lunga serie di repliche. Le scene della via crucis rividero inchiodati a rozze assi molti altri “perdenti” fra cui il Cap. GNR Mario Corticelli e il S. Ten. Walter Tavoni.
Intanto ignara della sorte del figlio, Rina Lorenzi riceve dopo tante e vane insistenze la comunicazione del sindaco Giuseppe Foresto “Walter” , che però garantisce che “Gino era stato liberato”. (cfr. prot. 2041/6/5/45 del Comune di Breda di Piave).
Nulla di strano in cotanta menzogna, visto che detto signore era stato uno dei giudici del cosiddetto tribunale che aveva (sic!) condannato a morte Lorenzi e i suoi uomini. La nomina a sindaco, era per Foresto la degna ricompensa di tanta saviezza.
Ma nel dopoguerra i resti riportanti i segni delle violenze subite dal giovane Ufficiale vengono riesumati.
E oggi Gino Lorenzi riposa il sonno degli Eroi e dei Martiri nel cimitero di Bergamo, nel Campo della Memoria.
Laggiù è ricordato dagli uomini dabbene con un gesto d’amore e di gratitudine e vorremmo fosse indicato in avvenire dalla Nazione come caduto per la Patria e per a Fede in nome della quale ha sacrificato la propria esistenza.
Nel 1998, Valerio Longa, compagno d’armi di Gino, lancia l’appello per la beatificazione. Fino a qualche anno fa, la cerimonia del ricordo dei caduti della RSI della zona si svolgeva a Bienno (Bs) presso il santuario di Cristo Re dove, nel vituperato ventennio era stata eretta una grande statua di Cristo per ricordare la fine della I^ guerra mondiale e poi i Patti Lateranensi.
In tempi recenti, l’illustre storico Giuliano Fiorani lo ricorda, assieme alla sorella e al nipote, con il Comitato Onoranze Caduti RSI al cimitero di Bergamo.
E’ auspicabile che venga intestata al giovane S. Ten. una via a Bergamo affinchè la nobile vicenda di Gino Lorenzi sia ricordata con rispetto e amore (n.d.a.: detta richiesta è stata avanzata dallo scrivente, in occasione del 150esimo per l’agognata unità e pacificazione nazionale, al sindaco di Bergamo – città dei Mille – ma alla data odierna senza successo).
Dal paese questo eroico Soldato dell’Onore non ha, a oggi, nessun riconoscimento, anzi è stato dimenticato e il suo sacrificio non è posto a esempio ai giovani; addirittura qualcuno dice che il S. Ten. Lorenzi sia stato punito per aver preso parte a una esecuzione di ribelli catturati a seguito dell’avvenuto assassinio di un milite in una imboscata a Gairone (Tv) .
Eventualità che in termine militare si identifica nella “rappresaglia”, operazione consentita dalle convenzioni di guerra del tempo nel caso di assassini di regolari combattenti in divisa (cfr. sentenza 747/1954 T.S.M.).
In ogni caso, il militare Lorenzi si sarebbe trovato a eseguire ordini in guerra.
Non così per il suo martirio, avuto luogo a guerra finita.
Gino Lorenzi ha affrontato un ingiusto processo e una iniqua condanna, la tortura, l’umiliazione, la solitudine, la morte. Ma la croce l’ha condotto alla Vita. Il suo carnefice “Falco” e i suoi accoliti, impuniti nel dopoguerra per decine di omicidi volontari, sono stati assolti da un tribunale della repubblica nata dalla resistenza, con sentenza del 24/06/1954, perché i reati loro rubricati erano estinti per effetto dell’amnistia (Togliatti), anzi, gli epuratori sono stati anche decorati e pensionati.
Uniamoci idealmente e gridiamo S. Ten. Gino Lorenzi. Presente!
di Paolo Francesco Lo Dico
da RINASCITA

