lunedì 13 Aprile 2026

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La Russia che affonda senza di noi

Gazprom rischia di veder crollare la sua produzione al minimo storico nel 2015: appena 414 miliardi di metri cubi, contro i 444 miliardi dell’anno scorso. La previsione non è di un qualsiasi analista, ma del ministero russo dell’Economia, che la giustifica con la bassa domanda in Europa, ma soprattutto con l’eccessiva riduzione degli investimenti da parte del colosso del gas: nei primi 5 mesi dell’anno sono calati di oltre il 60 per cento

Gazprom genera di solito intorno alll’8% del Pil russo e le sue difficoltà destano gravi preoccupazioni a Mosca. L’economia russa è già in recessione, principalmente a causa del crollo del petrolio e delle sanzioni occidentali, e il rublo ha quasi cancellato il prodigioso recupero che aveva messo a segno nei primi mesi di quest’anno.

Il ministero dell’Economia si attende anche una discesa delle esportazioni di Gazprom a 164,6 miliardi di metri cubi (-5,5%). E il problema non riguarda soltanto i volumi. Anche il prezzo di esportazione del gas è infatti crollato, per colpa dell’indicizzazione al petrolio che Gazprom ha finora difeso a spada tratta nei contratti di lungo termine, a costo di attirarsi le ire dell’Antitrust europea.

Mosca fa sapere che tra gennaio e maggio Gazprom ha esportato a un prezzo medio di 249,7 $ per 1.000 metri cubi, oltre un terzo in meno rispetto ai 335,7 $ che av eva ottenuto – sempre in media – nello stesso periodo del 2014.

 

Le variazioni di prezzo del petrolio si ripercuotono con qualche mese di ritardo sul prezzo contrattuale delle forniture di Gazprom. La rinnovata debolezza del greggio – con il Brent che ieri ha toccato il minimo da sei mesi – prolungherà quindi la sofferenza per la società russa.

 

Gli analisti di Société Générale osservano che da aprile i prezzi contrattuali di Gazprom in Germania sono scesi sotto la media mensile di quelli registrati sul mercato spot del gas. La convenienza ha fatto accelerare le importazioni dalla Russia da parte dei clienti europei: «I flussi verso l’Europa da allora hanno raggiunto livelli record – afferma un report appena pubblicato dalla banca – favorendo un rapido riempimento degli stoccaggi. Dovremmo quindi concludere la stagione estiva con un livello confortevole di scorte, sopra 73 miliardi di metri cubi».

La tranquillità – per Gazprom e per i suoi clienti europei – potrebbe tuttavia non durare troppo a lungo. La società russa pochi giorni fa ha comunicato che a causa di lavori interromperà completamente i flussi dal gasdotto Nord Stream tra l’11 e il 20 agosto (un primo stop c’era già stato, senza conseguenze, in giugno). In quel periodo dovrà quindi fare affidamento solo sui transiti via Ucraina e Bielorussia.

Le relazioni commerciali con Kiev sono tutt’altro che serene: il mancato rinnovo degli accordi di fornitura ha portato a una nuova interruzione delle vendite da parte di Gazprom. Afflitta di difficoltà di finanziamento, l’Ucraina non sta riempiendo gli stoccaggi di gas allo stesso ritmo che nel resto d’Europa, fa notare SocGen, non si sono riempiti : «A fine estate potrebbero non raggiungere i 16,8 miliardi di mc dell’estate scorsa e questo potrebbe complicare la sicurezza dei transiti nel quarto trimestre».

 

 

 

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