è morto un camerata ne nascono altri cento
Milano, 1975. Dopo una lunga agonia spirava il diciottenne Sergio Ramelli, massacrato a colpi di spranghe e chiavi inglese usate con precisione scientifica da un commando di medicina appartenente ad Avanguardia Operaia. L’annuncio della sua morte, della morte di un ragazzo colpevole di aver espresso idee controcorrente e quindi straziato da un’agonia di 47 giorni, fu salutato da un applauso esaltato e democratico da parte del consiglio comunale che in quel momento si trovava in riunione.
Milano, 1976: L’avvocato Enrico Pedenovi, militante del Msi, veniva freddato a colpi di pistola in testa mentre sostava al semaforo rosso al volante della sua automobile.
Gli assassini, di Prima Linea, lo uccisero mentre si recava alla commemorazione di Ramelli.
Roma, 1976: quella stessa sera compariva sui muri una scritta gigante animata da speranza e da spirito di riscossa „Il 29 aprile gagliardetti al vento; è morto un camerata ne nascono altri cento!“
Quell’auspicio si sarebbe rivelato veritiero mentre il Ricordo di Rameli e Pedenovi da allora è stato celebrato ogni anno a Milano.
