La minaccia cresce con i sottomarini
Il redditometro che ha infiammato l’ultima campagna elettorale finisce nel mirino della Corte dei conti: gli accertamenti effettuati nel 2012 hanno portato all’Erario solo 30 milioni contro i 708 previsti, con un crollo del 74% rispetto al 2011. La relazione dei giudici contabili sul rendiconto generale dello Stato elenca i numeri di quella che delinea come una progressiva débâcle: nel 2010 l’Agenzia aveva incassato 148 milioni, che sono diventati 116 nel 2011 per arrivare ai 30 dello scorso anno.
Intanto il “nuovo redditometro” partirà in autunno dalle «spese certe» mentre le contestate medie Istat entreranno in gioco soltanto in un secondo momento.
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Il debito aiuta i cinesi
La minaccia cresce con i sottomarini
Paul Krugman (ilsole24ore)
Non credo valga la pena di scrivere una confutazione dettagliata del tentativo degli economisti Glenn Hubbard e Tim Kane di convincerci che il deficit è un grande pericolo e quindi dobbiamo applicare un programma di destra.
Mi ha colpito però la frase di apertura del loro editoriale, pubblicato recentemente dal New York Times: «Due anni fa l’ammiraglio Mike Mullen, all’epoca capo di stato maggiore delle forze armate, ha detto che il debito era la ‘minaccia più grande per la nostra sicurezza nazionale’: non uno Stato canaglia o un gruppo terroristico, ma il debito».
Scusate, ma non sono d’accordo: la mia opinione è che la minaccia più grande per la nostra sicurezza nazionale sono i sottomarini cinesi.
Vi chiederete cosa ne capisca io di strategia navale, e la risposta è che non ne so un tubo (anzi, non ho la più pallida idea se i sottomarini cinesi rappresentino effettivamente una minaccia). Ma insomma, io sono una persona famosa con credenziali di tutto rispetto e questo fa di me un esperto su qualsiasi argomento, il cui giudizio non può essere messo in discussione. Non è così?
Anche nelle condizioni più favorevoli, argomentare ricorrendo al parere di qualcuno di autorevole in genere non è una buona idea. Soprattutto se la persona autorevole in questione non possiede alcuna competenza riconosciuta nell’area di cui si sta discutendo. E soprattutto soprattutto in tempi del genere, quando le persone autorevoli – le Persone Tanto Coscienziose – hanno preso cantonate clamorose in serie. L’ammiraglio Mullen, sappiamo, ama frequentare Erskine Bowles e Alan Simpson, gli uomini che hanno presieduto la Commissione nazionale per la gestione responsabile e la riforma dei conti pubblici [la commissione bipartisan creata nel 2010 da Obama per discutere i tagli da apportare al bilancio, ndt]: sono passati circa due anni e mezzo da quando questi signori hanno predetto una grave crisi di bilancio nel giro di due anni.
Dicevamo di quei sottomarini…
Pregiudizi inaccettabili
Recentemente John Holbo, professore di filosofia alla National University di Singapore, ha proposto su un blog un interessante interrogativo, ispirato un articolo edificante su Martin Luther King che aveva letto sulla rivista di una compagnia aerea: perché la pubblica espressione di idee razziste è diventata inaccettabile?
Badate che Holbo non sta chiedendo perché il razzismo è sbagliato, o se è un bene che la gente abbia remore a dichiarare apertamente il proprio razzismo. Non sta nemmeno negando che in realtà in giro ci sia ancora tantissimo razzismo di fatto, e che dietro le quinte ci sia anche una discreta quantità di razzismo esplicito. Ma è un fatto che nel dibattito pubblico il razzismo esplicito è diventato un tabù assoluto.
Non è successo letteralmente dall’oggi al domani, ma è successo in fretta. Un ricordo personale: sono cresciuto a Long Island negli anni 60 e all’epoca molte delle case più eleganti (ranch a due piani!) avevano nel vialetto d’ingresso quelle statuette pacchiane con un servitore in livrea (dalla pelle nera, naturalmente) che regge una lanterna. Ci fu un’estate – forse il 1965, non ricordo – in cui improvvisamente tutti fecero ridipingere di bianco la faccia delle loro statuette. Il messaggio era chiaro: fingere di essere in una città del profondo Sud ante-Lincoln non era più accettabile.
Holbo pone questa domanda senza avere una risposta chiara, e non ce l’ho nemmeno io. Noto che apparentemente sta succedendo qualcosa di simile per quanto riguarda l’omofobia: anche in questo caso, il perché non è del tutto chiaro.
Intendiamoci: anche se in questi cambiamenti c’è una grossa parte di conformismo e ipocrisia, sono comunque una buona cosa. Sì, se si ripensa al movimento per i diritti civili e al vero Martin Luther King, vederlo trasformato in un personaggio buonista e amato da tutti, celebrato sulle riviste delle compagnie aeree, dà un po’ fastidio. Ma l’ipocrisia è il tributo che il vizio paga alla virtù, eccetera eccetera: ogni volta che un ignobile pregiudizio diventa socialmente inaccettabile, la nostra società diventa un po’ migliore.
(Traduzione di Fabio Galimberti)
