Home Alterview Il Duce e gli euroscettici

Il Duce e gli euroscettici

0


Troppo semplicismo e troppa confusione

 Da un po’ di tempo, sedicenti “esperti” euroscettici dell’Area della Destra estrema, radicale, sociale, pseudo-nazionalpopolare, corroborano le loro parole d’ordine “via dal sistema Euro”, “via dall’Unione Europea”, “torniamo alla lira per poter svalutare e rilanciare l’economia”, “il debito non è nostro e non lo paghiamo”, “sovranità monetaria e libertà di stampare moneta a volontà” ecc., con quanto, secondo loro, avrebbe fatto il Fascismo per salvare la lira e rilanciare l’economia nel Ventennio.

Dalla Storia maestra di vita vediamo allora come e con quali misure Mussolini riuscì a salvare la lira e a rilanciare l’economia e l’Italia.
Il nostro Paese era uscito stremato dalla sanguinosissima Prima Guerra Mondiale, con enormi danni umani, sociali ed economici e nei primi anni del dopoguerra la Lira subì diversi scivoloni .
Nel 1925, in seguito all’introduzione della parità fissa della Sterlina con l’oro, questi scivoloni e svalutazioni si aggravarono e portarono ad un forte incremento dell’inflazione col conseguente aumento dei prezzi, la diminuzione del potere d’acquisto ed il pesante aumento del costo della vita.
Si rese perciò necessario stabilizzare la lira e fu deciso di rivalutarla alla famosa “Quota 90” (cioè 90 lire per una sterlina, mentre prima il cambio era di 153 lire per una sterlina).
Il Ministro delle Finanze Giuseppe Volpi, su incarico di Mussolini, raggiunse nel 1926 l’obiettivo “Quota 90”, riducendo la domanda interna, limitando le importazioni, restringendo il credito che le banche facevano alle imprese e abbassando i salari (pubblici e privati).
Inoltre, col Decreto Legge n.1831 del 6 novembre 1926, fu disposto il cosiddetto “Prestito del Littorio”, cioè la conversione obbligatoria di circa 27,5 miliardi tra Bot (a breve), Btp (a 5 e 7 anni) e di denaro fresco, in un prestito forzoso con durata trentennale, al tasso del 3,5%, per il quale i risparmiatori per 30 anni non potevano incassare il loro capitale ma solo gli interessi. 
La temuta “inflazione” fu perciò combattuta con la “deflazione”, togliendo cioè dal mercato liquidità, denaro e valori mobiliari, con una politica quindi di forte austerità e rigore finanziario.
L’opinione pubblica di allora subì senza particolari proteste i duri sacrifici, in parte perché costretta ma anche perché lo riteneva indispensabile per salvare la lira e le pubbliche finanze e per garantire all’Italia la solvibilità necessaria per ottenere prestiti dalle altre Nazioni (in particolare dagli Stati Uniti) e per poter entrare nel Gold Exchange Standard (sistema monetario delle Nazioni con monete convertibili con l’oro o parzialmente convertibili), in pratica il sistema o club delle Nazioni solvibili.
Con quelle drastiche misure il Fascismo salvò l’Italia dal baratro e negli anni successivi la ripresa fu consolidata con la creazione nel 1931 dell’IMI, storica Banca per i finanziamenti a lungo termine e, nel 1933, dell’IRI- Istituto per la Ricostruzione Industriale. 
Non occorre una particolare intelligenza o preparazione per capire la differenza tra le scelte di chi storicamente ha salvato e rilanciato l’Italia, pur in anni difficili che videro anche la crisi del 1929 e le proposte di oggi degli euroscettici, anti Unione Europea e No-Euro che, nel loro infantilismo ideologico e protestatario da pseudo-rivoluzionari, non si accorgono di essere solo dei fans del baratro, presunti “esperti” economico-finanziari che pretendono di fare i conti senza avere prima imparato le tabelline dei numeri!
Adriano Rebecchi
Federazione dei Nazionalpopolari
del Verbano-Cusio-Ossola e Novara 

Nessun commento

Exit mobile version